MORTE A RAVENNA: LAVORARE DI NOTTE COMPORTA UN RILEVANTE RISCHIO PER LA SALUTE

La valutazione del rischio deve estendersi al percorso lavoro/casa
Ennesimo lutto a Ravenna; le cronache riferiscono della morte di Nina Cristian,58 anni, operatrice
sociosanitaria, a causa di un incidente stradale; assieme al sentimento di lutto per questo tragico
evento emerge una domanda :

se e quanto questa morte è correlata alla organizzazione del lavoro?

Lavorare di notte comporta un grave rischio per la salute; il lavoro notturno è classificato 2 A dalla
IARC (probabile rischio cancerogeno) ; nel comparto sanitario non mettiamo in discussione il
lavoro di notte: è inevitabile; tuttavia la estensione del lavoro notturno in altri comparti produttivi
ha assunto un significato patologico ed è legata ad una “logica” di produttività a tutti i costi che
non tiene conto della salute di lavoratori e lavoratrici; dove il lavoro di notte è inevitabile e
socialmente giustificato occorre comunque adottare degli antidoti; non basta che un evento come
quello che ha colpito la signora Nina Cristian sia a posteriori riconosciuto come “infortunio in
itinere” ; questo riconoscimento (anche se con Inail forse non si può neanche darlo per scontato) è
solo un intervento del “giorno dopo”; dobbiamo chiederci cosa si può fare il “giorno prima”:

  • Le performance lavorative dopo i 50 anni si riducono quindi pur essendo il lavoro
    notturno dopo una certa età “consentito e legale” (per così dire) questo tipo di carico
    lavorativo non va trascurato e se non c’’è un divieto normativo occorre porsi il problema
    ed affrontarlo sia con i contratti di categoria che con una adeguata valutazione all’interno
    del DVR (documento di valutazione del rischio) aziendale
  • Certo il problema non è eliminare il lavoro notturno dopo una certa età e sovraccaricare
    di lavoro notturno i lavoratori più giovani ; torniamo qui alla vexata quaestio della
    carenza di personale e , in questo quadro generale, della carenza di personale di tutte le
    professioni sanitarie ; QUINDI OCCORRONO MAGGIORI ASSUNZIONI PER LA TUTELA DI
    CHI LAVORA MA ANCHE PER LA TUTELA DELLE PERSONE ASSISTITE : è stata evidenziata
    da fonti autorevoli una perdita di speranza di vita dei pazienti ricoverati in ospedale in
    rapporto alle carenze di personale oltre che ovviamente un livelli di distress
    occupazionale insopportabile
  • Occorre rendere più ergonomiche e meno costrittive le condizioni di lavoro anche con
    l’aumento delle pause, dei riposi e delle ferie per consentire-poiché come già detto il
    lavoro notturno nel comparto sanitario è inevitabile-il recupero della stanchezza
    psicofisica
  • Particolare attenzione va riservata ai carichi di lavoro familiari e sociali che si sommano
    (soprattutto per le donne) a quelli, diciamo, lavorativi/salariati, come da indicazioni ,
    inascoltate, della UE a proposito della prevenzione del distress occupazionale
  • L’ultimo rapporto Censis (il 59°) da indicazioni molto chiare su un sistema sanitario ormai
    vicino al collasso: “operatori sanitari sottopressione, cittadini in ansia”; “la fatica del
    sistema ricade direttamente su chi indossa il camice”; questa la realistica sintesi del
    rapporto Censis; anche la crescita delle aggressioni è sintomo non di pazienti o familiari
    più cattivi di prima ma è indice di carenze assistenziali che non sono responsabilità degli
    operatori
  • Non è retOrica, è un dato di fatto : O COMPRI CARRI ARMATI O GARANTISCI UN SSN
    DEGNO DI QUESTO NOME
  • Alcuni decenni fa uno studio di una università australiana evidenziò che : “ la carenza di
    sonno equivale, come effetti comportamentali a rischio, ad uno stato di ubriachezza di
    media gravità” ; ora non entriamo nel merito della dinamica che ha portato purtroppo al
    decesso della signora Nina Cristian (può succedere di essere investiti pur guidando
    correttamente ) ma ci pare congruo che la valutazione dei rischi includa la opportunità
    per chi ha fatto il turno di notte di essere accompagnato a casa da un servizio messo a
    disposizione della Ausl.

L’evento è grave anche perché mortale evitiamo di reagire rimuovendo la valutazione dei rischi.
Vive condoglianze ai familiari e ai colleghi di lavoro

Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
Ravenna/Bologna, 6.12.2025

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