Autonomia Differenziata, la bomba del governo sui poveri

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La Corte Costituzionale aveva messo solo dei paletti, ma – come Lavoro e Salute aveva da subito affermato – come è confermato dalle recenti pre-intese, consigli al goveno, che l’Autonomia Differenziata era arrivata sulla scialuppa che le Regioni governate dal PD aavevano offerto al Governo.
Solo il Referendum per l’abrogazione totale avrebbe potuto fermare, con il sostegno delle piazze, la porcata leghista, per una democrazia senza lucchetti prevista dalla Costituzione originaria, senza lo stupro del Titolo V del 2001 che ha sovvertito i rapporti tra governo nazionale e Regioni. E regalata la sanità pubblica all’ingordigia del privato.
Il Governo dichiarò che dopo la sentenza della Consulta Avrebbe apportato le modiche richieste sapendo bene che il conseguente annullamento del referendum aveva mano libera per dare alle Regioni secessioniste la facoltà di ampliare ancora di più la drammatica differenziazione dei diritti sociali, nella sanità, nella scuola e sul lavoro prima di tutto, dal sud e tra i ricchi e i poveri al nord, già praticata con i governi precedenti.
Questo golpe politico contro l’unità dell’Italia è ancora possibile fermarlo nelle piazze, anche con il NO al Referendum sulla Giustizia che il Governo ha indetto per “arrestare” i magistrati invece che i criminali, mafiosi e non, i corruttori imprenditoriali e finanziari.

Per puntualizzare meglio a che punto siamo ecco uno stralcio del comunicato del Comunicato nazionale del Comitato Contro Ogni Autonomia Differenziata del 19 febbraio scorso:

Il 18 febbraio 2026 alle ore 16 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate, le intese che riguardano 3 materie “non Lep”: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” sulle quali 4 regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute -coordinamento della finanza pubblica”). In attesa dei passaggi che dovranno essere compiuti – Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), poi un passaggio alle due Camere che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti) – il presidente del Consiglio o il ministro per gli Affari Regionali redigono un testo definitivo, che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026.

Purtroppo la a consapevolezza, nonostante la lotta permanente di 7 anni del Comitato Contro Ogni Autonomia Differenziata, è ancora di pochi nel popolo escluso dal benessere sociale, è stato determinante l’immenso divario tra i pochi mezzi mediatici del Comitato e la comunicazione del Governo tramite le TV e giornali, entrare nel merito della quasi inesistente presenza dell’opposizione parlamentare, sia nazionale che locale.

Questo è lo stato delle cose presenti da 7 anni (dal 28 febbraio 2018, quando il governo Gentiloni, prima di dimettersi, ha sottoscritto con tre Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto).
E’ stato un attacco alla Costituzione con il quale il popolo, fuori dalla ricchezza nazionale che produce, perde la stessa dignità di cittadinanza, con il risultato della guerra tra poveri, del conflitto generazionale tra giovani e vecchi, tra lavoratori precari e lavoratori “garantiti”.

Non ci nascondiamo che siamo ancora in pochi, politici, intellettuali, costituzionalisti, giuristi, sindacalisti e giornalisti, ad affermarlo, a chiedere la barbarie sostenuta dalle cupole governative che vorrebbero disintegrare l’Italia tramite 20 sistemi regionali completamente diversi su tutte le materie: sanità, contratti di lavoro, sicurezza sul lavoro, previdenza integrativa, ambiente, lavoro servizi pubblici, scuola, università, ricerca, professioni, infrastrutture, trasporti, energia, beni culturali, che governano – bene o male – regole, diritti e doveri della collettività e dell’identità nazionale. Anche nei sindacati si produrrebbe una concorrenza perchè ogni ambito regionale penserebbe a se stesso producendo la fine della contrattazione nazionale e la stessa autorevolezza.

Così come in pochi ormai hanno memoria dell’art. 3 della Costituzione che stabilisce “…. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

La divisione in atto, per soddisfare gli animi secessionisti delle Giunte del nord (non delle cittadine e dei cittadini tenuti all’oscuro) è stata programmata dagli ultimi quattro governi e coperta dalla maggior parte dell’esercito suddito dell’informazione stampata e televisiva, obeso di conflitti d’interesse e corruzione, e dalla quasi totalità degli zombi in un Parlamento a distanza siderale anche dalla cultura e dai principi costituzionali.

Quello che fa rabbia è il silenzio di tanti intellettuali di peso politico, di storici, di giornalisti che si vantano di essere indipendenti, di artisti influencer in questa società dell’immagine, che potrebbero cambiare i rapporti di forza comunicativa nell’informare l’opinione pubblica, programmaticamente esclusa di fautori di quella che è una vera e propria secessione delle zone ricche, o meglio dire dei settori ricchi delle Regioni del nord in quanto le disuguaglianze e le disparità di condizioni sociali aumenterebbero ancora per le già ampie fasce di povertà nelle periferie di quelle Regioni.

Ne sono testimoni i milioni di cittadini ormai costretti a ricorrere all’onerosa sanità privata. Povertà dalle quali usciranno solo per poter, chi potrà farlo, elemosinare lavoro e salute fuori dai confini regionali, e come cittadini poveri del nord relegati nelle riserve di periferia, senza adeguati servizi sociali e destinati a vivere di meno, e male, nei confronti delle zone ricche nelle grandi città, come nei paesi delle città metropolitane, o di montagna.
Tenendo conto che già grosse crepe sono state aperte con l’introduzione del “welfare aziendale” e della sanità
integrativa nei contratti, come quello del comparto sanità, imperniato sulla deregolamentazione del lavoro favorendo, con un vero e proprio disconoscimento delle lotte che hanno portato alla legge 833 dopo la fine delle mutue, la facoltà dei lavoratori di farsi una
mutua privata per loro e i loro famigliari.

Ne sono drammaticamente consapevoli i milioni di cittadini ormai costretti a ricorrere all’onerosa sanità
privata? Pare di no se constatiamo che la loro rabbia resta repressa e trasformata in rancore verso tutti i politici, senza distinzioni. Questa generalizzazione può essere letta come inconsapevole forma di masochismo

Paradossalmente lo stesso popolo sofferente regala al
potere che lo opprime un disinteresse funzionale a lasciare le cose come sono, senza avere il minimo sentore che vivranno sempre peggio come cittadini del sud scartati dentro delle riserve di povertà dalle quali usciranno solo per poter, chi potrà farlo, elemosinare lavoro e salute fuori dai confini regionali, e come cittadini poveri del nord relegati nelle riserve di periferia, senza adeguati Servizi sociali e destinati a
vivere di meno, e male, nei confronti delle zone ricche
nelle grandi città, come nei paesi delle città metropolitane, come nei paesi di montagna.

Quindi l’Autonomia Differenziata porterebbe alla scomparsa dei principi di uguaglianza e solidarietà, politica, economica e sociale previsti dall’art.2 della Costituzione, determinante per l’unità del Paese – la Repubblica è “una e indivisibile, art. 5- anche se mai
applicato compiutamente a causa dello sviluppo diseguale tra le Regioni del centro-nord e quelle del sud lasciate dalle politiche di tutti i governi a marcire intenzionalmente nell’inedia della disoccupazione e nel ricatto delle compiacenti mafie.

Quindi, la secessione andrà avanti e sempre in forma silenziosa dato che non compare nel dibattito pubblico in TV e sui giornali. Questo silenzio è la corsia preferenziale scelta per lasciare gli italiani ignari della catastrofe che stanno preparando e che peggiorerà ancor di più le loro condizioni di vita.

La conferma è arrivata in questi giorni: il governo, con l’appoggio del PD, la presenta un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’.
Una revisione dell’art. 114 della Costituzione che, dopo le pre-intese con le Regioni, dà il via all’autonomia differenziata su scala nazionale. Come preteso da Zaia e Sala, le città metropolitane inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali.

Redazione Lavoro e Salute

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