Autonomia Differenziata. Trappole, tranelli, raggiri vecchi e nuovi

IL CLEP È NUDO (e la CTFS perde i veli)

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di Maria Teresa Capozza Esecutivo Comitato NO AD

Per aggirare la sentenza n. 192/2024 (link1) con cui a novembre la Consulta ha sbrindellato la “sua” autonomia differenziata, Calderoli ha appena messo a punto una nuova alchemica ricetta.

Ponza che ti riponza, rimestando nel pentolone della ormai decotta legge 86/2024 (link2) (nota1) il ministro ne ha tirato fuori i succulenti ingredienti di base: evanescenza del Parlamento, parere non vincolante delle Commissioni parlamentari, uso abnorme di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, utilizzo a piene mani dei risultati del Comitato tecnico scientifico con funzioni istruttorie per l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni (CLEP) e della Commissione tecnica fabbisogni standard (CTFS).
E dopo l’ultima bella rimescolata ha messo a cuocere l’indigesta brodaglia. A che temperatura? Differenziata, naturalmente: vivacissima per i territori ricchi, minima per quelli in difficoltà.

Il 17 febbraio 2025 è arrivata così in tavola la “ribollita”, ovvero la bozza del “Disegno di legge recante delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni” (link3), che costituirà il piatto centrale per le intese tra il Governo e quelle Regioni che richiedono l’autonomia differenziata, al momento Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria (nota2)

E siccome il proverbio insegna che a voler mangiare con il diavolo occorre avere un cucchiaio lungo, proviamo a fornirci del cucchiaio giusto interrogando chi ha lavorato nel CLEP e nella CTFS, ossia nei due organismi da cui si vogliono far passare i diritti sociali e civili di noi tutti, nonché la tenuta della nostra società.

IL CLEP: ORGOGLIO e PRECIPIZIO

Quando il CLEP fu istituito (23 marzo 2023), il petto del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie si gonfiò di commosso orgoglio. “Ho creato una piccola Costituente” proclamò Calderoli, riferendosi ai 61 esperti chiamati a elaborare contributi istruttori sui LEP da fornire poi alla CTFS e alla Cabina di Regia governativa.

Si trattava di nomi di grande e grandissimo rilievo nel campo giuridico ed economico (link4) , ma nonostante questo (o meglio, proprio per questo) qualcuno levò il sopracciglio: fatte salve le competenze professionali di ciascuno, avrebbero saputo i 61 affrontare le 23 materie specialistiche delle quali definire i LEP? (nota3)
Tuttavia, non essendoci dubbi su lustro e background professionale di quel folto consesso, il 9 maggio il CLEP si insediò nel giubilo generale, sotto la guida del prof. Sabino Cassese.
Ma non era trascorso neanche un mese che nel gruppo si verificò una prima scivolata e senza sollevare particolari clamori Luciano Violante, Anna Finocchiaro e Franco Scoca imboccarono l’uscita e abbandonarono il CLEP.

La scena ebbe a ripetersi qualche settimana dopo, sicché a due mesi esatti dal fervore iniziale le defezioni erano salite a 7. Il 26 giugno infatti, si defilarono anche Giuliano Amato, Franco Bassanini, Francesco Gallo ed Alessandro Pajno, i quali però, una traccia del loro dissenso intesero lasciarla, a futura memoria. In una lettera al ministro e al presidente del CLEP dunque, i 4 misero nero su bianco i motivi per cui non era più possibile “una nostra partecipazione ai lavori del CLEP” (nota4).

Il ministro Calderoli e il presidente Cassese – spiegavano – continuavano a fare orecchio da mercante di fronte ad un problema più volte invano sollevato: il primo atto necessario era far sì che il Parlamento – il Parlamento, non altri – determinasse complessivamente e per tutto il territorio nazionale tutti i LEP attinenti all’esercizio dei diritti civili e sociali, e ne definisse i conseguenti relativi finanziamenti pubblici in base all’art. 119 della Costituzione; solo successivamente – ribadivano i mittenti – si sarebbero potute devolvere specifiche funzioni e relative risorse alle Regioni che avessero richiesto la devoluzione di funzioni. Né si trattennero quelli dal contestare – tra le altre cose – il criterio della spesa storica, che “rischia di cristallizzare le disuguaglianze”, e l’esclusione del Parlamento dalle intese finanche su materie fondamentali quali le norme generali sull’istruzione, le grandi infrastrutture di trasporto, le reti di telecomunicazione, energia e gas.

Di fronte a quella nuova porta sbattuta e a simili gravi contestazioni si aprì forse una discussione interna? Nient’affatto. Nel tentativo di scongiurare ulteriori fronde, quelle dimissioni furono taciute anche ai membri del Comitato (nota5) e quando la stampa le rese note, il ministro Calderoli fece spallucce (“ce ne faremo una ragione”) e tirò dritto impavido per la sua strada, incurante del precipizio.

Nell’autunno 2023 sul CLEP piombò un altro colpo di maglio. Il 10 ottobre per bocca del suo Governatore nonché membro del CLEP, Ignazio Visco, arrivò infatti, la pesantissima strigliata della Banca d’Italia (link5): i LEP formulati dal CLEP erano tanto generici e astratti che non era possibile determinarne la portata concreta, e di conseguenza né l’impiego di risorse pubbliche né l’impatto sugli equilibri finanziari del Paese. E per di più tanta globale genericità favoriva l’implicita attribuzione del contenuto e del livello dei LEP alla Commissione Tecnica Fabbisogni Standard, che così vedeva ampliato il proprio perimetro di gran lunga oltre i confini ad essa assegnati. Parimenti problematica – insisteva il Governatore – era la distinzione tra materie LEP e materie non LEP, visto che veniva formulata sulla base di criteri sconosciuti, in base ai quali si rischiava di innescare una devoluzione senza freni delle funzioni non LEP e delle risorse ad esse destinate.
Insomma, se non si fosse messo rimedio a quell’ammasso confuso di scriteriati criteri, il bilancio statale rischiava di andare a rotoli. Parola della Banca centrale della Repubblica.

Non si era ancora spenta l’eco di quelle dichiarazioni che a pochissime settimane dalla chiusura del Rapporto finale 2023 (link6) (nota6) ben 13 componenti del CLEP (link7) (nota7) ancora ribadivano per iscritto al presidente Cassese – che “giunti quasi alla conclusione dei nostri lavori, non risultano sciolti alcuni nodi di natura concettuale e metodologica […] a partire dalla stessa nozione di LEP”.

IL CLEP: CARAMELLE e RAPE

Dalle parole dei 13 dissidenti emergeva così un gigantesco paradosso: ad ottobre 2023 il Comitato chiudeva i suoi lavori sulla determinazione dei LEP senza aver mai definito in maniera univoca e inequivocabile cosa si dovesse intendere con quel termine!
Si trattava – e si tratta – di una faglia vertiginosa, una beffa ai danni del principio di identità, quello che anche un bambino intuitivamente conosce, sulla base del quale se frigna perché vuole una caramella e tu gli dai una rapa, lui non smette di frignare perché sa esattamente connettere il nome della “cosa” alla “cosa” stessa. E invece il CLEP parlava – e parla – di LEP per 146 pagine e 34 allegati (tanti ne conta il Rapporto finale 2023) senza sapere esattamente di cosa stesse – e stia – parlando!

“Viene una gran voglia di credere, che al solo rimbombo…” (nota8) di quella valanga di contestazioni il prof. Cassese abbia cestinato il corposo lavoro e si sia dato alla macchia, ma così non fu: con il Natale alle porte il Rapporto finale 2023 venne trasmesso alla Cabina di Regia, che a sua volta con gli auguri di un proficuo 2024 lo consegnò alla CTFS e alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Quello che avvenne poi è storia purtroppo nota: a gennaio 2024 il Senato approvava la nuova “porcata” di Calderoli (nota9) e lo stesso faceva la Camera il 19 giugno: il 26 giugno 2024 con il numero 86 l’autonomia differenziata diventava legge della Repubblica.

IL CLEP: METODI, CONFLITTI, CONTRADDIZIONI

Per una curiosa coincidenza in quello stesso giorno venne pubblicato un articolo destinato a gettare ulteriori macigni nello stagno del CLEP.

Il suo autore, Vincenzo Tondi della Mura (nota10), tra i 13 firmatari dissidenti di cui si è detto, nel suo studio (nota11) confermava, motivandole, le critiche già mosse anche da altri, e metteva a nudo metodi, conflitti e contraddizioni del CLEP.

Al suo interno, affermava, “il tanto conclamato confronto di opinioni, studi, orientamenti diversificati si è dimostrato fittizio, non avendo consentito ai componenti del Comitato né di incidere sugli esiti dei lavori, né tantomeno di fare risultare i rilievi critici manifestati” (p. 222). Il clima si era infuocato proprio intorno alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, intesi da una parte dei componenti come minimi ossia più bassi possibili e così riportati in molti passi del Rapporto finale 2023, nonostante la ferma opposizione di molti sottogruppi, viceversa favorevoli ai concetti più ampi di essenzialità e adeguatezza.

Nel Comitato – ancora Tondi della Mura – sotto la sventolata neutralità era andato maturando un insanabile conflitto politico tra due opposte concezioni di LEP e alla fine era prevalsa la linea che da un lato restringeva il numero dei LEP, dall’altro ampliava gli ambiti da non vincolare con LEP
Doppio il risultato di quella strategia: da un lato sarebbero risultati più ridotti sia i diritti da garantire a tutti i cittadini che le relative risorse finanziarie pubbliche; dall’altro grazie all’aumento delle funzioni non vincolate da LEP, le Regioni richiedenti avrebbero incassato – e immediatamente – dallo Stato le enormi risorse economiche patteggiate. Con evidente danno delle Regioni non richiedenti – le meridionali in testa – che per via di quei travasi avrebbero trovate semivuote le casse statali.

Le considerazioni di Tondi della Mura convergevano con l’allarme lanciato da Franco Gallo, presidente emerito della Corte costituzionale, secondo cui “può essere […] interesse delle comunità più ricche e più autosufficienti del Paese minimizzare la soglia costituzionalmente necessaria dei LEP, in modo da non impegnare risorse pubbliche nei territori dove essi non possono essere raggiunti o, in alternativa, differire più lungamente nei tempi gli interventi di perequazione e di coesione nazionale destinati a drenare risorse a favore delle altre Regioni. Essendo l’interesse delle comunità meno ricche l’opposto, è perciò evidente che le condizioni per un confronto politico e per una mediazione su queste scelte si possono trovare solo in Parlamento” (nota12)

Una domanda è a questo punto legittima: se le condizioni di lavoro interne al CLEP furono attraversate da posizioni così profondamente divergenti e contraddittorie, come ci si può orientare nella lettura del Rapporto finale 2023? Per farlo è necessario sapere – ci informa Tondi della Mura – che nella Introduzione e nei Documenti preparatori domina la visione restrittiva dei LEP (che costituisce la posizione “centrale”); le visioni dei sottogruppi, più estensive nella direzione dei principi costituzionali, non godono di pari spazio e sono relegate nelle Relazioni (sottogruppi 2-8) e nei relativi file Excel.

IL CLEP e LA BILANCIA TRUCCATA

Riprendendo la strada maestra della cronologia – eravamo fermi al 26 giugno 2024 – in capo a qualche mese il CLEP consegnò il Rapporto finale 2024 (link8) e il 31 dicembre chiuse definitivamente i battenti.

Il documento raccoglie le relazioni dei sottogruppi 11 (impegnato nell’individuazione dei LEP nelle materie diverse e ulteriori rispetto a quelle ex art. 116 c.3, in massima parte già analizzate nel Rapporto 2023) e 12 (a cui erano stati affidati l’istruttoria per l’individuazione dei criteri per la determinazione dei fabbisogni standard, e il raccordo con la CTFS), ma inspiegabilmente ad oggi non risulta ancora pubblicato sul sito ministeriale.

Quando tuttavia ne sono venuti a conoscenza gli organi di stampa, quelli più liberi hanno lanciato l’allarme: i fabbisogni standard – ossia i denari pubblici che spettano per tradurre i diritti civili e sociali in prestazioni e servizi – non saranno uguali per tutti i cittadini, ma verranno definiti “in base alle caratteristiche dei diversi territori, clima, costo dei fattori produttivi e agli aspetti socio demografici della popolazione residente”. (nota13) Spunta così una bilancia dai piatti taroccati, che pretende di fissare diritti e risorse a seconda della geografia, delle temperature, delle condizioni di vita, dei territori, insomma della residenza dei cittadini. Il risultato? Che nei territori dove c’è più sole, dove ci sono meno bambini, dove la popolazione si assottiglia, dove la vita costa meno (ohibò! sarà mica per il prezzemolo che mi regala il fruttivendolo quando compro la frutta al mio paese?) non vanno impegnate risorse pubbliche superiori al minimo indispensabile, sicché le prestazioni e i servizi già esistenti bastano e avanzano.

Con la bilancia truccata del sottogruppo 12 si realizzano dunque, i timori appena ricordati di Franco Gallo per le Regioni meno ricche, e su questa china i territori del Sud vengono scientemente condannati – insieme alle aree interne di tutto il Paese – ad avere al massimo gli stessi (insufficienti) servizi e prestazioni che hanno oggi.

Contro l’ennesimo imbroglio, che crea cittadini di serie diverse, si sono levate molteplici voci autorevoli che hanno denunciato queste “variabili di contesto”, spacciate per tecniche ma in realtà elaborate con il solo obiettivo di lasciare mano libera al “decisore politico”, ossia alla compagine governativa. Emblematico a tale proposito è il caso dei LEP relativi alla “Valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali”, misurati sulla base di stravaganti variabili quali la lettura di libri e quotidiani, la fruizione delle biblioteche, gli elementi di degrado sociale o ambientale, la partecipazione culturale fuori casa. (nota14)

Lo stupore di fronte a variabili tanto machiavelliche quanto fantasmagoriche svanisce quando veniamo a sapere che nel sottogruppo 12 hanno lavorato i più decisi sostenitori dell’autonomia differenziata (nota15). Tra loro spicca per esperienza nel campo dell’autonomia regionale la prof.ssa Elena D’Orlando. Impegnata nei lavori della Delegazione della Regione
Veneto nelle trattative con lo Stato da settembre 2021 (link9) a (almeno) marzo 2023 (link10), la D’Orlando a marzo 2023 è stata nominata componente del CLEP (sottogruppi 9 e 12) e ad aprile ha assunto la presidenza della CTFS. Non ci vuole una grande esperienza giuridico-amministrativa per capire che questi incarichi sono tra di loro decisamente e per più versi incompatibili, sicché da più parti ne vengono richieste le dimissioni dalla CTFS, ma senza risultato (nota16)

Altrettanto scabrosa risulta la posizione del prof. Giovanardi, anch’egli impegnato su tre inconciliabili tavoli: quello del CLEP (sottogruppi 9 e 12), del CTFS e della Delegazione trattante della Regione Veneto. Di numero inferiore, ma non meno incompatibili sono i ruoli dei proff. Bertolissi e Mazzarolli, entrambi membri del CLEP (rispettivamente nei sottogruppi 8 e 3) e della Delegazione trattante veneta. (nota17)

Si fa male a pensare – come fanno in tanti – ad una lobby veneta infilata nei lavori di CLEP e CTFS per “portare a casa” il massimo delle risorse finanziarie possibili, quelle per le quali le più ricche regioni del Paese – Veneto in testa – non si fanno scrupolo di spaccare l’Italia? Per saperne di più conviene andare a conoscere ora la CTFS.

LA C.T.F.S: QUANDO LA TECNICA FA RIMA CON POLITICA

Al calcolo delle risorse finanziarie necessarie a garantire i LEP è addetta la Commissione tecnica per i fabbisogni standard (nota18), che dunque determina quanto costa ogni nostro diritto; i suoi risultati – a seguito di un lavoro che si richiede necessariamente neutrale nel metodo e nel merito – sono destinati a passare alla Cabina di Regia e al Governo, a cui spetta determinare finalmente i LEP sulla base dei principi e criteri già definiti dal Parlamento.

Percorso chiaro, lineare e indipendente quello seguito? Scuote la testa Tondi della Mura, che sia in forma scritta (nota19) che in audizione presso la Commissione parlamentare per le questioni regionali (link) accende i riflettori sui lavori della Commissione guidata dalla prof.ssa D’Orlando.
LA CTFS – afferma – di tecnico ha solo il nome, dal momento che non sono richieste competenze ed esperienze tecniche specifiche. Quali allora, i criteri di selezione dei suoi 14 membri? Esclusivamente politici, visto che i componenti ricevono l’incarico in base ad indicazioni governative.
Il risultato – tanto più grave se comparato ai contributi istruttori forniti dall’impeccabile Ufficio Parlamentare di Bilancio – è che all’insaputa del Parlamento “la progettazione dello Stato sociale del Paese è affidata a una Commissione […]che si presta ad essere eterodiretta dai partiti della coalizione di governo senza alcun limite ordinatorio. Per i singoli componenti e il relativo presidente, infatti valgono nell’ordine: l’assenza di apposite competenze tecniche e qualifiche di merito; la cooptazione meramente politica e la conseguente dipendenza assoluta del cooptato dal cooptante; il premio fedeltà politica consistente nell’eventuale rinnovo senza limite di mandato; l’opacità dei vantaggi derivante dalla combinazione tra gratuità della carica e assenza di qualsiasi incompatibilità personale e professionale.” (nota20)

La mancata neutralità della CTFS, che di fatto sbilancia gli interessi territoriali e che realizza una decisa torsione rispetto ai dettami costituzionali, rende dunque inaffidabili le conclusioni sui fabbisogni standard. La CTFS – proviamo ad illustrarne il metodo, parafrasando – non fa altro che recepire i “desiderata” governativi e “ruminarli” per poi – ammantati di una supposta tecnica – (ri)metterli al ministro.
In questa direzione – conclude Tondi della Mura – il risultato è che qualsiasi dibattito – in primis in Parlamento – qualsiasi scelta che da quelle conclusioni prenderà le mosse, non potrà che fondarsi su dati intenzionalmente parziali, alterati e quindi fuorvianti. In una parola, diciamo noi, tossici.

CI VOGLIONO DIVISI E DISUGUALI?
CI AVRANNO UNITI E SOLIDALI!

Dal momento che per regolare i diritti civili e sociali di tutti noi la “ribollita” di Calderoni si fonderà dunque, sui “contributi istruttori” del CLEP e della CTFS di cui si è appena detto, è quanto mai d’obbligo continuare a vigilare ed agire contro qualunque autonomia regionale differenziata.
Come sappiamo, la Consulta con la sentenza n. 10/2025 (link11) non ha ammesso il referendum abrogativo della legge 86/2024 per il quale nella scorsa estate si erano raccolte quasi 1.300.000 firme, tuttavia i Comitati per il ritiro di qualunque autonomia differenziata (link12) e il Tavolo No Autonomia differenziata rimangono fermi nel marcare stretto ogni tentativo di spaccare l’Italia.
E per questo sono nuovamente in piazza, con la campagna “4+1=6”, per dire SI’ ai 5 referendum dell’8 /9 giugno (4 sul lavoro e 1 sulla cittadinanza), e contemporaneamente attestare che il referendum n. 6 di cui si è stati privati, è sullo sfondo di tutto e fa da collante, perché in difesa dei principi della nostra Costituzione.
A questa prima campagna, che rovescia la matematica e moltiplica la partecipazione, a partire dal 25 aprile i Comitati ne hanno affiancato una seconda, che sulla base dell’esperienza della petizione popolare dell’Emilia-Romagna (nota2) intende bloccare la sovversione delle istituzioni repubblicane. La campagna Firma la petizione nella tua Regione consente infatti, a cittadine e cittadini di richiedere – anche con la sottoscrizione telematica – ai propri Consigli regionali di non muovere alcun passo nella direzione dell’autonomia differenziata. Ci vogliono divisi e disuguali? Ci avranno uniti e solidali!

Link

Link 1 – https://drive.google.com/file/d/1YcCNJHQ7e7Au2EB1_67ftx5xc2vxFxrV/view

Link 2 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/06/28/24G00104/SG

Link 3 https://drive.google.com/file/d/1YcCNJHQ7e7Au2EB1_67ftx5xc2vxFxrV/view

Link 4 https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/istituzione/delegazioni/roma/clep-calderoli-autonomia/clep-calderoli-autonomia

Link 5 https://static.gedidigital.it/repubblica/pdf/2023/politica/20231011_Lettera_Visco_CLEP.pdf

Link 6 https://www.affariregionali.it/it/comunicazione/notizie/rapporto-finale-clep/

Link 7 https://drive.google.com/file/d/1bqDttp6ymWBJ6Fx_ECznhtjUjJqt-PQp/view

Link 8 https://drive.google.com/file/d/1DZfggj_zgA_ABApP7zdJhHB7MqXzfsL5/view

Link 9 https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDecretoPGR.aspx?id=458477

Lin k 10 https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDecretoPGR.aspx?id=498230

Link 11 https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2025:10

Link 12 https://perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog/

NOTE

1) Per un “ripasso” della legge 86/2024 sulla AD, si consulti il Vademecum del Comitato No AD https://perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog/materiali-scaricabili/, fornito anche del seguente i Qcode

2) Nel 2018 anche l’Emilia-Romagna, presidente Stefano Bonaccini, aveva avviato accordi preliminari con il governo Gentiloni per arrivare alla devoluzione di 16 materie . Il 19 febbraio 2025 l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la risoluzione con cui impegna la Giunta e il presidente De Pascale a ritirare quegli accordi. Sono state così finalmente accolte le richieste di chi nel 2021 aveva sottoscritto con 3.000 firme una petizione popolare e nel 2023 analoga LIP con 6.000 firme.

3) Queste le materie devolvibili ex art. 116 c.3 Cost.: 1) norme generali sull’istruzione; 2) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; 3) tutela e sicurezza del lavoro; 4) istruzione; 5) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; 6) tutela della salute; 7) alimentazione; 8) ordinamento sportivo;9) governo del territorio; 10) porti e aeroporti civili; 11) grandi reti di trasporto e di navigazione; 12) ordinamento della comunicazione; 13) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;14) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività clturali; 15) beni culturali e valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; 16) protezione civile; 17) giustizia di pace; 18) commercio con l’estero; 19) rapporti internazionali e con la UE; 20) professioni; 21) previdenza complementare integrativa 22) casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale e enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

4) La lettera è stata pubblicata, tra gli altri, dal quotidiano Il MATTINO del 4 luglio 2023, link

5) Vincenzo Tondi delle Mura, ” <…de’ remi facemmo ali al folle volo>: i rischi dell’imprudenza nei lavori del Comitato per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni”, in Federalismi. it, 9 agosto 2023, p. 4, link

6) Il Rapporto finale 2023 è costituito dalla Introduzione, le Relazioni dei sottogruppi 2-8 con i file Excel sui LEP, i Documenti preparatori

7) I 13 firmatari hanno lavorato alla individuazione dei LEP nei seguenti diversi sottogruppi: n.5 (sanità, alimentazione,ordinamento sportivo); n. 6 (protezione civile, governo del territorio), n. 7 (porti, aeroporti, reti di trasporto), n. 8 (energia, ambiente, ecosistema, beni ambientali)

8) Con queste parole nel capitolo iniziale de I promessi sposi Manzoni rappresentava la tracotanza dei bravi di fronte alle numerose grida che per le loro malefatte li bandivano dalla Lombardia.

9) Così definì Calderoli, allora ministro per le riforme istituzionali, la “sua” legge elettorale n. 270/2005, in base alla quale si celebrarono le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013; nel 2014 la legge fu dichiarata incostituzionale.

10) Vincenzo Tondi della Mura è professore ordinario di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento.

11) Vincenzo Tondi della Mura, Non è Voltaire: le pagine bianche (e quelle grigie) del “Rapporto finale ” del Comitato per l’individuazione dei Lep, in Federalismi.it, n. 15/2024, pp. 201-235, p. 214″ I LEP “sono stati […] svuotati della funzione di garantire su tutto il territorio nazionale la tutela uniforme dei diritti civili e sociali”; p. 216 la definizione dei loro criteri di selezione e applicazione “è stata svolta in assenza di un previo e basilare chiarimento sul metodo e sul merito da intraprendere; è stata compiuta eludendo la questione preliminare della concezione di LEP da privilegiare per garantire l’effettiva uguaglianza dei cittadini”; p. 223 “ognuno dei sottogruppi ha proceduto per proprio conto e secondo una propria cognizione, con una conseguente eterogeneità di approdi che ha inficiato l’unitarietà del lavoro”.
https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=50781&dpath=document&dfile

12) Franco Gallo, intervento del 9 luglio 2024 presso il CNEL (link)

13) Rapporto finale 2024, p. 43

14) Rapporto finale 2024, pp. 55-56

15) Gianfranco Viesti, Cassese sta preparando l’imbroglio dei nuovi LEP, in Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2024 (link)

16) Nell’ottobre 2024 l’associazione 34 Testa al Sud ha lanciato la campagna #dorlandodimettiti (link) (link)

17) Come per la prof.ssa D’Orlando, anche per i proff. Giovanardi, Bertolissi e Mazzolari non esistono in rete eventuali atti che attestino, datandole, loro dimissioni dalla Delegazione trattante veneta.

18) La CTFS è stata istituita con la legge 208/2015 c. 29 (legge di stabilità 2016)

19) Vincenzo Tondi della Mura, La necessaria terzietà degli organismi tecnico-economici: Commissione fabbisogni e Ufficio di Bilancio nel prisma della sentenza costituzionale n. 192/2024, in Rivista Associazione Italiana dei Costituzionalisti, n. 2/2025;
chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.rivistaaic.it/images/rivista/pdf/2_2025_01_Tondi_della_Mura.pdf

20) idem, p. 8

Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-maggio-2025/

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