Carceri: ancora la “favola” del detenuto/lupo cattivo ???
Da almeno 22 anni ripetiamo (vox clamans in deserto?) che il carcere di Bologna va demolito
Lunedì richiamero’ il carcere (in Emilia) di un mio paziente per vedere se me lo passano al telefono ;
anche perché al momento non dispongo di un drone per mandargli un telefonino …
Non esiste a Bologna luogo più morbigeno e più criminogeno del carcere cosiddetto della Dozza ; un carcere che ha
prodotto disagio e morte fin dal primo anno della sua apertura; abbiamo ripetuto , sistematicamente ogni sei mesi
commentando il rapporto della Ausl , che quel carcere va chiuso perché non risponde minimamente ai requisiti ed agli
standards in base ai quali gli organi ispettivi riconoscono la agibilità igienico sanitaria di una struttura di accoglienza ;
qualche giorno fa a Gallipoli sono st le nostre reiterate istanze sono state sempre ignorate dalle istituzioni e dal ceto
politico confermando che le persone recluse sono cittadini di serie b per i quali non valgono i diritti garantiti dalla
Costituzione repubblicana; INFATTI QUALUNQUE ALTRA STRUTTURA RICETTIVA IN QUELLE CONDIZIONI SAREBBE STATA CHIUSA ANCHE SOLO PER LA ASSENZA DEI REQUISITI IGIENISTICO SANITARI MINIMI; LE CONDIZIONI , ANCHE MICROCLIMATICHE, IN CUI LE PERSONE SONO RECLUSE RAPPRESENTANO UN ABUSO DI MEZZI DI CORREZIONE CHE SCONFINA NELLA TORTURA PRETERINTENZIONALE MA CON PREVISIONE (vale a dire è difficile che “il carcere” non potesse prevedere una estate torrida)
il 19 luglio abbiamo chiesto alla Ausl copia del rapporto relativo al primo semestre del 2026 e, in particolare, abbiamo
suggerito che le visite non siano effettuate, come è accaduto l’anno scorso, nei mesi di novembre e dicembre che sono
i mesi del secondo semestre nei quali il caldo si sente meno; intendiamoci le visite della Ausl devono essere almeno
semestrali (molte Ausl italiane peraltro NON RISPONDONO alla richiesta di copia del rapporto, in primis la AUSL
ROMAGNA …) ; tuttavia le visite possono essere anche molto più frequenti; ora : invece di dare impulso ad una chiara
e lineare dinamica ispettiva finalizzata al rispetto delle norme igieniche e gestita con i criteri “normali” di verifica-
disposizione-prescrizione, purtroppo le Ausl (quelle che si “ricordano” dei loro compiti e doveri; tra queste oltre alla
già citata Ausl Romagna ci sono anche Bari e Cagliari…) si limitano a dare consigli e sollecitazioni senza emanare
provvedimenti vincolanti ;
le Ausl non “indagano” mai sulle condizioni di lavoro del personale civile e di custodia ma questo alla fine è “merito”
anche di certi sindacati corporativi e masochisti che non hanno capito che i lavoratori penitenziari devono svincolarsi
dalla attività dell’organo di vigilanza cosiddetto VISAG che dipende dal ministero di Grazia e giustizia e che quindi non
ha la autonomia decisionale per intervenire sulla sicurezza dei lavoratori , sui carichi di lavoro e sul distress causato da
una organizzazione costrittiva ai massimi livelli umanamente immaginabili.
Cosa induce a livello comportamentale una situazione morbigena e criminogena come quella del carcere della Dozza (e
di tutte le altre 98 carceri italiane)?
Gli studi e le osservazioni sulla aggressività sono molti, attendibili, sostanzialmente univoci nelle loro conclusioni:
• Il caldo estremo può indurre condotte aggressive: il carcere di Bologna sarebbe da chiudere anche solo per
questo fattore di rischio che non è stato bonificato per responsabilità della amministrazione penitenziaria ; se
, come emerso dalla ultima visita di osservatori esterni , il termometro ha raggiunto i 40 °C gli stessi ventilatori
sono un palliativo inutile se non controproducente ; studi recenti confermano che gli esseri umani superati il
26°C possono cominciare ad avere una riduzione delle loro capacità cognitive; la situazione microclimatica
della Dozza dunque non può essere trascurata come oggi avviene con la speranza messianica che fra 50 anni
tutte le celle dispongano delle prese elettriche a cui attaccare i ventilatori che attualmente (per chi ha i soldi
per comprarli) sono alimentati a pile ! Superati i 32-35 gradi di temperatura i ventilatori non servono a
niente e anzi peggiorano la situazione; BISOGNA DEMOLIRE IL CARCERE CHE OGGI è UNA MONTAGNA DI
CEMENTO E , CASO MAI , REALIZZARE UNA STRUTTURA CHE RISPONDA A CRITERI DI BIOEDILIZIA GESTITA CON ENERGIE RINNOVABILI ; significativamente poi le prese elettriche necessarie per “mitigare” l’effetto del caldo non ci sono nella sezione cosiddetta ATSM nella quale sono ristrette le persone ritenute portatrici di
problematiche psichiatriche; in definitiva il caldo implementando la produzione di cortisolo induce
nell’uomo tendenze aggressive e ipersensibilità nei confronti di stimoli fastidiosi
• Anche la carenza di sonno (pure questa correlata al caldo e ad altri fattori) aumenta il nervosismo, il disagio
e la aggressività; la caranza di sonno come fattore di distress e come elemento facilitante della aggressività è
stata acclarata da inequivocabili studi epidemiologici ed è un fattore di distress denunciato a suo tempo già da
detenuti come Pertini e Gramsci in quanto correlata a pratiche custodialistiche ossessive nel carcere di Turi in
cui erano reclusi molti antifascisti
• Il sovraffollamento : ampi studi di prossemica, di psicologia e sociologia indicano in maniera univoca che il
sovraffollamento implementa la aggressività; l’ultimo rapporto Ausl parla di sovraffollamento del 170% invece
gli ultimi visitatori parlano del 200%; anche questo è motivo sufficiente, pure da solo, per “chiudere “ il
carcere di Bologna ma né il Sindaco (inconsapevole del proprio ruolo di autorità sanitaria locale) né la
Procura di Bologna (a differenza di quella toscana che è intervenuta sul carcere di Sollicciano) battono ciglio
La questione della lametta usata per la aggressione denunciata: se il clima relazionale è corretto le lamette
“concesse” per la barba dopo essere state usate vengono restituite anche per il corretto smaltimento dei
rifiuti; tutto deve essere inserito in un contesto di valutazione del rischio e miglioramento delle condizioni
relazionali di rispetto e fiducia reciproca
• I pazienti psichiatrici; prendiamo atto del regime differenziato a loro danno : niente prese per la corrente
elettrica , niente bombolette di gas ; la nostra proposta è semplice: chi ha problematiche psichiatriche deve
uscire dal carcere ed essere accolto in una struttura capace di programmare e gestire un piano
terapeutico/riabilitativo finalizzato al reinserimento sociale; oggi anche l’ex-detenuto, uscito dal carcere con
“marchio” psichiatrico non riesce a concretizzare il suo diritto al collocamento lavorativo (legge 68/1999)
anche perché questa legge discrimina in ogni caso ex detenuto o non ex detenuto, la persona con diagnosi
psichiatrica che non può far affidamento sul collocamento cosiddetto numerico ma sul collocamento
nominativo; si tratta, a nostro avviso, di una discriminazione anticostituzionale ma i tanti illustri giuristi che
siedono in parlamento non se ne sono accorti come non se ne accorto nessun parlamentare anche non
giurista più o meno giurista illustre ;
• proposta pratica : venga garantita la disponibilità della ex-REMS di via Terracini per accogliere, quantomeno, i
pazienti attualmente ospiti nelle ATSM della regione ; assieme a questi pazienti devono essere scarcerati e
accolti in strutture analoghe tutti qui detenuti che , pur non collocati oggi in ATSM, hanno tra le loro
problematiche di salute anche quella psichiatrica in maniera rilevante; la recente iniziativa del ministro Nordio
si colloca a nostro avviso a metà tra la bolla di sapone e la propaganda ; infatti impostata come è impostata
non farà “uscire dal carcere” quasi nessuno, comunque non tiene conto che se il carcere non è luogo idoneo
per le persone con problematiche di tossicodipendenza non lo è neppure per le persone con problematiche
psichiatriche di rilievo (qui non parliamo delle “depressioni reattive lievi” che sono , nelle condizioni carcerarie
attuali, la “norma”) ; ovviamente in quanto a luogo fisico in cui realizzare questo progetto non essendo
possibile interferire rozzamente sulla attuale destinazione d’uso della ex REMS si può ipotizzare la
occupazione dell’ex ospedale militare di via della Abbadia salvo diverso progetto di struttura ex novo in
ambiente extraurbano più favorevole dal punto di vista paesaggistico ed ambientale; avevamo peraltro
ipotizzato, qualche anno fa, che la sede di via della Abbadia potrebbe ospitate un ICAM per cancellare la
vergona delle mamme con bambini piccoli in carcere…ma il “palazzo” non ha risposto
• La questione “spettacolare” dei droni; “droga” e telefonini; c’è un problema di offerta ma anche un problema
di domanda; alla base della domanda vi sono condizioni molto gravi di disagio e di costrittività; sulla
cosiddetta “droga” facciamo una provocazione: cosa succederebbe se un drone recapitasse psicofarmaci
neurolettici, “antidepressivi” e sonniferi ? fuori di metafora : il “carcere” vuole insistere sulla diversità tra
droghe legali e droghe illegali ? se qualcuno inviasse un drone con “droga” nel mio giardino : non saprei cosa
farmene; allora occorre che il “carcere” si interroghi sul significato della “domanda” una domanda che affonda
le sue radici nel sentimento di abbandono (helplessness) , depressione , disperazione peculiari della
condizione di gran parte dei detenuti; sentimento a cui bisogna dare risposta “gareggiando” con la domanda
di “paradisi artificiali” in una condizione in cui , a partire dalle temperature, siamo molto vicini all’infermo
dantesco che non al paradiso; la èquipe sociosanitaria è in grado di “gareggiare” e peraltro : ha la disposizione
d’animo per farlo
• Sui telefonini: se un drone recapitasse telefonini nel mio giardino, anche in questo caso, non saprei cosa
farmene: la domanda di telefonini è accresciuta in maniera parossistica dal proibizionismo carcerario che crea
ostacoli irragionevoli alla comunicazione tra interno ed esterno; in alcuni paesi europei è garantito il telefono
fisso in cella, in Italia no; ho cercato di contattare venerdì scorso un mio paziente “carcerato”: non è stato
possibile; neanche “l’ufficio” ha saputo darmi conferma della consegna della “domandina” per la visita medica
(nel senso che in ufficio non c’era nessuno) ; un cappellano del carcere di Sollicciano qualche anno fa ipotizzò
(ed aveva ragione) che rendere possibili i contatti telefonici abbasserebbe gli eventi suicidari ed
autolesionisti: niente da fare , “troppo difficile”; in un carcere della ER ho “ottenuto” contatti da remoto con
un mio paziente (scomodi come orario, con scarso preavviso, limitati come numero) , comunque , come si
dice, “grasso che cola” ; un altro carcere, questa volta della Lombardia, dice che questi contatti non sono
possibili; in tempi in cui ha attecchito diffusamente la “telemedicina” la cosa è inaccettabile; per non parlare
della Ausl penitenziaria di Parma che al medico volontario che entra in carcere chiede di pagare 35 euro
all’ora o frazione di ora più IVA più altre spese burocratiche…; le carceri italiane non hanno neanche regole
comuni ma caso per caso; va precisato senza intenti polemici che la Regione ER non ha obiettato nulla sulla
tassa sul buon samaritano inventata dalla Ausl di Parma (forse retaggio del ducato dei tempi di Maria Luigia ?)
; in sostanza : è l’impedimento sistematico dei contatti che crea o quantomeno accresce il mercato dei
telefonini veicolati da droni come accade sempre in tutti i contesti di tipo proibizionistico compreso il mito dei
“trafficanti di esseri umani” mito che si dissolverebbe come neve al sole (con questo sole!) se il migrante
potesse prendere un traghetto al costo di poche decine di euro ma è un ragionamento troppo difficile per il
governo in carica (e certo anche per altri del passato non in carica oggi ) ; tutto questo , per essere realisti,
non significa che lo “stato” non abbia il diritto e anzi il dovere di impedire che certi strumenti possano essere
usati dalla criminalità organizzata per gestire attività illecite ma oggi la politica proibizionistica rende il
telefonino appetibile per tutti e questo implementa in maniera parossistica la domanda e quindi la offerta
• La lamette e le “aggressioni” : non si pensi ad una nostra “indifferenza” sul tema ; vanno fatte alcune
precisazioni; abitualmente sui media passa solo la chiave d lettura di certi eventi diffusa dai sindacati degli
agenti; gli eventi vanno considerati e gestiti come incidenti sul lavoro e saranno se non superati del tutto
fortemente ridotti quando si sarà in grado di fare una seria disamina dei fattori favorenti; questi eventi devono
essere registrati anche quando non hanno causato traumi e malattie e vanno analizzati con la ricerca delle
misure di prevenzione; solo chi è ingenuo o in malafede crede alla favola del “detenuto cattivo”; alcuni anni
Le monde diplomatique dette notizia di una indagine commissionata negli USA (uno dei sistemi penitenziari
più deteriori del mondo) con l’obiettivo di analizzare le cause della violenza nelle carceri al fine di realizzare un
programma di prevenzione; l’approccio era da considerare congruo e utile ma la ricerca …non andò avanti
perché troppo costosa ; il modo adeguato per fare prevenzione è eliminare i fattori favorenti di distress e
superare i trattamenti disumani e degradanti che sono in atto, sostanzialmente con poche differenze, in tutte
la 98 carceri italiane ; per quello che riguarda il carico di lavoro e gli organici (carichi eccessivi e carenze di ;
organico sono un fattore determinante dello scadimento delle condizioni relazionali) è inutile che gli agenti
chiedano periodicamente l’elemosina al loro datore di lavoro ; questa è una prassi che conferma il loro status
di lavoratori si serie B; lo ripetiamo costantemente dal 2004 ad ogni occasione utile: la organizzazione
penitenziaria deve passare sotto la vigilanza degli Spisal/Uopsal delle Ausl che a fronte di carenze di organico
hanno facoltà e potere di prescrivere gli adeguamenti necessari come fece, par fare un esempio l’Uopsal della
Ausl di Bologna per i lavoratori delle ferrovie.
Continueremo a “lavorare” sulla “questione carceri “per contribuire ad affermare i principi costituzionali; il
lavoro è difficile e tocca nuotare controcorrente ma siamo in grado di farlo.
Vito Totire, portavoce Centro F.Lorusso via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 16.8.2026









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