Conflitti sociali, bastano i social?

La mobilitazione di popolo contro il genocidio a Gaza è un evento epocale che può permettere di far tornare la partecipazione nella politica nazionale? Forse, c’è da dare un senso realistico al termine “Evento”, perchè lo sterminio israeliano a Gaza non è forse collegabile, emotivamente, dal popolo di queste settimane, con lo sterminio sociale operato in Italia da almeno tre decenni, Sterminio politico che ha prodotto migliaia di morti, per malattie e sul lavoro; sofferenze da povertà e mancanza di servizi sociali; depressione con tanti suicidi nei giovani e adulti causa assenza di prospettive, precarietà e disoccupazione.

Intanto non si ferma la deriva della partecipazione politica in Italia e i grossi Partiti si dividono tra chi, la destra, è felice perchè la legge come conferma del suo autoritarismo e chi, il centro sinistra, se ne ricorda sempre solo dopo il voto però evitando accuratamente di mettere in discussione le sue similitudini con la destra.

I dati più drammatici per quel poco che resta di democrazia formale (quella sostanziale è in coma da oltre vent’anni) riguarda la sempre più ridotta partecipazione dei giovani che esprimono le loro opinioni su temi sociali o politici attraverso siti web o social media, a conferma che le relazioni sociali hanno subito una trasformazione profonda di delega ai social network, sostituendo gli organismi partecipativi fisici che hanno rappresentato il motore della democrazia sostanziale.

E’ quanto aveva descritto anni fa Zygmunt Bauman con “La società liquida” con cui ha fatto la preventiva fotografia della fragilità dell’oggi con la “sua” democrazia che esclude il popola dalle decisioni
e fa affidamento sui cortigiani del mondo politico bipartisan per mettere ins cela la farsa della democrazia dei salotti finanziari, e imprenditoriali su scelte imposte Europa delle banche, mentre il liberismo (elementare sinonimo di autoritarismo) detta legge sulle condizioni di vita dei popoli e prepara la guerra in Europa provocando la Russia da un decennio con atti terroristici, finanziari e militari.

La rampa di lancio è rappresentata dall’uso della comunicazione televisivi e stampata per persuadere l’opinione pubblica ad aderire, con mistificazioni tambureggianti, al progetto politico/militare nel mentre condizioni di vita e diritti sociali vengono gradualmente soppressi. Quanti si chiedono perchè questa magia comunicativa che induce al silenzio/assenso sulla riduzione delle spese sociali e i miliardi delle spese militari attecchisce? Pochi di fronte al disegno guerrafondaio, anche se la marea di persone contro il genocidio a Gaza, in grande maggioranza persone comuni, fa intravedere (o sperare?) una nuova consapevolezza sull’utilizzo dei propri corpi da pare dei poteri dominanti.

Ecco, sui crimini israeliani, con l’appoggio dell’Unione europea e degli USA, i social network hanno avuto un ruolo fondamentale per la mobilitazione in Italia e nel mondo sostituendosi all’ignavia criminale delle mistificazioni della gran parte delle televisioni e della stampa. Ma, una domanda è d’obbligo se restiamo con i piedi per terra, da questi magnifici eventi di massa come si passa alla costruzione di risposte organizzate, nei Paesi europei in particolare?

La domanda sicuramente non convince molti di quelle/i che danno ai soli social un ruolo fondamentale di protesta politica incisiva, vedi il mare di petizioni su change.org, però dovrebbero anche essere consapevoli che la pratica di piazza e l’organizzazione permanente degli spazi fisici di relazioni sociali, di confronto di idee nelle forme scelte, Associazioni, comitati e Partiti in convergenza tra loro, danno alla speranza di cambiamento dello stato di cose presenti, per dare una forma non vaga alla lotta contro le disuguaglianze sociali, di salario, di reddito, di genere, di precarietà generazionale, di consapevolezza sui mortali cambiamenti climatici ma prodotti dalle scelte economiche e politiche, radicalizzate con effetti drammatici per decenni, dai percorsi guerrafondai che i governi europei e USA stanno compiendo fidando nel silenzio e nella depressione politica dell’opinione pubblica.

In conclusione di queste brevi considerazioni possiamo dedurre che le manifestazioni mondiali contro il nazismo israeliano hanno abbattuto anche le barriere etniche e razziali ma non dobbiamo dimenticare che il Italia il razzismo opera in profondità anche negli strati più poveri dove regna ancora e crepa le coscienze, nonostante la realtà che confuta la guerra tra gli ultimi del mantra leghista. e nonostante che la scienza ha azzerato l’opinione dell’esistenza di diverse razze umane, ma in particolare in Italia ci si dimentica dei drammi di un Paese in declino permanente e sottoposto sempre più alla sudditanza economica con l’adesione totalizzante agli USA.

Franco Cilenti

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