Italia: il paese delle fortune trasmesse dai nonni. Ma chi nasce in famiglie più modeste non ha molte possibilità di salire in vetta alla scala sociale

In uno scenario globale di aggravamento delle disuguaglianze e progressiva erosione democratica, l’Italia non fa purtroppo eccezione, confermandosi nel Rapporto Oxfam come il Paese delle fortune invertite, in cui l’azione di governo è sempre più tesa a riconoscere meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio, disinteressata a ricucire i divari economico-sociali, disattenta al benessere dei cittadini in condizioni di maggiore vulnerabilità e pericolosamente incline a torsioni illiberali che minano i principi democratici.

Divari di ricchezza insostenibili

Nel 2025 i miliardari italiani hanno aumentato il loro patrimonio di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni al giorno), raggiungendo 307,5 miliardi detenuti da 79 individui (erano 71 nel 2024). Il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera, contro poco più di 6 volte nel 2010. Dal 2010 al 2025 la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2.000 miliardi, ma il 91% di questo incremento è andato al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha ottenuto appena il 2,7%. Oggi il top 5% detiene il 49,4% della ricchezza nazionale, quasi il 17% in più di quanto possiede il 90% più povero.

Un’italia sempre più ereditocratica

Il nostro Paese si va contraddistinguendo inoltre per un profondo cambiamento nei meccanismi di accumulazione dei patrimoni, che riducono fortemente il dinamismo economico e sociale e hanno ripercussioni negative sull’uguaglianza di opportunità e sulle prospettive di mobilità intergenerazionale: è in forte crescita, infatti, il peso delle eredità sul totale della ricchezza nazionale e i lasciti diventano sempre più concentrati. La dinamica rischia di consolidare il carattere ereditocratico della nostra società, alla luce del valore dei patrimoni che si stima passeranno di mano nel prossimo decennio (almeno 2.500 miliardi di euro), in un contesto caratterizzato per di più da un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita.

Lotta alla povertà, non pervenuta

I primi due anni del Governo Meloni restituiscono inoltre un quadro sconfortante della stasi della povertà assoluta in Italia: oltre 2,2 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di individui nel 2024, non disponevano di risorse mensili sufficienti ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. L’allarmante immutabilità del fenomeno nell’ultimo biennio, in coda a una crescita portentosa della povertà dal 2014, appare destinata a mantenersi anche nei prossimi anni secondo le stesse previsioni governative.

Proposte di Oxfam per una maggiore giustizia fiscale

Per contrastare l’accentramento della ricchezza, Oxfam suggerisce una profonda revisione del sistema fiscale che sposti il carico dalle persone ai grandi patrimoni. Una delle proposte centrali è l’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni netti (una “tassa sui miliardari”), che potrebbe generare risorse fondamentali per i servizi pubblici. Inoltre, si preme per una riforma delle imposte di successione e donazione, rendendole più eque per limitare il consolidamento dell’ereditocrazia. Sul fronte del lavoro, l’organizzazione sostiene l’introduzione di un salario minimo legale e il rafforzamento della contrattazione collettiva per ridurre la quota di “lavoro povero” e garantire che la crescita economica sia distribuita in modo più equo tra capitale e lavoro.

L’italia nel contesto europeo: un confronto amaro

Nel panorama europeo, l’Italia presenta tratti di fragilità peculiare. Sebbene molti Paesi dell’UE stiano affrontando un aumento delle disparità, l’Italia si distingue per una combinazione di bassa crescita dei salari reali e un’elevata incidenza di povertà lavorativa. Rispetto a partner come Francia o Germania, il sistema italiano di protezione sociale ha subito tagli o riforme che ne hanno ridotto l’efficacia nel correggere le disuguaglianze di mercato. Inoltre, il divario territoriale tra Nord e Sud rimane una ferita aperta che non trova eguali per ampiezza e persistenza nelle altre grandi economie del continente, rendendo l’Italia un caso di studio su come la mancanza di mobilità sociale possa frenare l’intero sistema Paese.

Investire nei servizi pubblici per ridurre i divari

Un altro pilastro fondamentale per invertire la rotta è il reinvestimento massiccio nei servizi pubblici universali, a partire dalla sanità e dall’istruzione. Oxfam evidenzia come la qualità del welfare sia il principale strumento di redistribuzione indiretta: quando la sanità pubblica arretra, sono i ceti più poveri a pagarne il prezzo, rinunciando alle cure o indebitandosi. Allo stesso modo, un sistema scolastico che non riesce a compensare gli svantaggi di partenza delle famiglie meno abbienti finisce per certificare le disuguaglianze invece di abbatterle. La sfida per il prossimo decennio sarà dunque quella di decidere se continuare a favorire l’accumulazione privata o se ricostruire un patto sociale che metta al centro la dignità di ogni cittadino.

Christian Meier

20/1/2026 https://www.farodiroma.it/

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