Gas tossici a Corticella (Bologna)
Alle vessazioni che i cittadini di Corticella hanno subìto e stanno subendo per la vicenda dei capannoni con
cemento amianto in via Arcoveggio 190 si è aggiunta una nuova preoccupazione: la comparsa di un cartello
col teschio su un cancello dell’ex pastificio; in disuso da diversi anni si scopre che è stato avviato un energico
intervento di disinfestazione con potenti gas tossici : idrogeno fosforato (fosfina) e fluoruro di solforile;
prima di questo evento era già comunque forte il sentimento di frustrazione vissuto dai cittadini , causato
dal “silenzio” delle istituzioni circa il destino dell’area e soprattutto il silenzio sulle proposte di
riqualificazione del territorio che i cittadini hanno avanzato; silenzio totale come per la vicenda dei
capannoni di via Arcoveggio; il sito , che peraltro ha avuto anche nella sua storia una ampia copertura in
cemento-amianto (una industria alimentare !!!) poi bonificata su “sollecitazione” della sanità pubblica, è
stato oggetto già in passato di interventi di disinfestazione con gas tossici ma l’intervento si inseriva nella
strategia di “protezione” delle derrate alimentari;
oggi i dubbi e le domande sono:
- Quale è la ratio di un intervento di disinfestazione in assenza (presumiamo) di derrate alimentari?
Presumiamo in quanto i cittadini sono tenuti all’oscuro di tutto - Perché la disinfestazione è stata fatta con l’uso di ben due gas tossici invece che con metodi
alternativi di “bioprotezione” e a minore impatto sanitario e ambientale? Si usa il metodo più
sbrigativo e meno costoso a prescindere dai rischi e dal possibile impatto ambientale e sanitario? E’
un interrogativo - Il cartello col teschio che avvisa circa il rischio di morte è stato affisso il 5 agosto 2026 ; chi lo ha
collocato (il committente non è indicato mentre è indicata la ditta esecutrice) fino a quando ritiene
che sussista il rischio di morte? Per una settimana , un mese, un anno ? - Se il rischio di morte sarebbe conseguente ad inalazione massiva o consistente esiste anche un
rilascio di minori quantità “goccia a goccia” per modo di dire, considerato che l’edificio oggetto del
trattamento, anche per ragioni di vetustà e degrado, non pare proprio essere a chiusura ermetica ? - Peraltro tra i gas tossici usati il fluoruro di solforile risulta 4000 volte più climalterante della CO2;
committente e azienda esecutrice hanno presentato un piano di lavoro suscettibile di essere
emendato dalla sanità pubblica o hanno agito senza confrontarsi? Il cartello (ma pare un
prestampato) assicura che l’intervento è stato concordato con la ditta esecutrice e con le autorità
sanitarie locali; dobbiamo dedurre che non era possibile gestire l’intervento in maniera differente ? - In verità il cartello , non firmato dal committente, pare piuttosto un prestampato a cura della
azienda esecutrice; infine un dettaglio, forse non trascurabile: per quale motivo il cartello indica
diversi centri antiveleno (ben otto) e non cita quello di Bologna che, ci risulta, esistere presso
l’ospedale Maggiore
Sono osservazioni che ci sentiamo di fare , come si diceva una volta, con “spirito costruttivo” finalizzate a
sostenere trasparenza e diritto alla informazione dei cittadini oltre che ovviamente, il diritto alla salute.
Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

via Polese 30 40122 Bologna
Bologna , 12.8.2026









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