Il bavaglio bipartisan e la bancarotta morale del PD: quando la presunta “sinistra” legalizza la censura per coprire i crimini di guerra a Gaza
C’è un momento, nella parabola di una forza politica che continua a chiamarsi “progressista” e si definisce di sinistra, in cui la retorica dei diritti smette di essere la solita ipocrisia di facciata e diventa qualcosa di peggio: un dispositivo repressivo dello Stato, dichiarato apertamente. Il percorso parlamentare dei disegni di legge sul cosiddetto “contrasto all’antisemitismo” – l’AS 1627 firmato da Maurizio Gasparri e l’AS 1722 del senatore PD Graziano Delrio – non è una svista tecnica su cui poi si torna indietro. È piuttosto il manifesto, plastico e visibile, di una bancarotta etica e culturale: l’abbraccio complice tra la destra reazionaria e l’establishment “democratico” per proteggere uno Stato estero (Israele) da qualsiasi critica politica, calpestando nel frattempo la Costituzione repubblicana.
Che Gasparri persegua un’agenda securitaria e censoria non stupisce nessuno, fa parte della fisiologia del suo percorso politico. Quello che invece indigna davvero, e che merita di essere denunciato senza sconti, è il ruolo attivo del Partito Democratico – promotore, non semplice comprimario, di questa operazione. Un partito che ha scelto di fare da sponda all’ennesima deriva liberticida, ignorando bellamente il grido d’allarme lanciato da oltre mille docenti universitari, costituzionalisti, giuristi e organizzazioni per i diritti civili.
L’artificio dell’IHRA: la trappola ideologica contro gli articoli 21 e 33
Al centro di questo asse bipartisan c’è il recepimento della definizione operativa dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). Un testo che, dietro premesse rassicuranti, include deliberatamente tra le fattispecie di antisemitismo anche la contestazione radicale e politica dell’ideologia sionista e le denunce rivolte allo Stato di Israele in quanto collettività ebraica.
La manovra è rozza quanto devastante sul piano del diritto. L’antisemitismo – come insegnano storia e sociologia, che tra l’altro riguarda etimologicamente anche popolazioni arabe, fin dalla coniazione ottocentesca, forzata, del termine da parte del nazionalista Wilhelm Marr – è una forma specifica e odiosa di razzismo biologico ed etnico-religioso contro le persone ebree in quanto tali. E come tale è già perseguito puntualmente dal nostro ordinamento penale, tramite la Legge Mancino e gli articoli del Codice penale che puniscono l’istigazione all’odio razziale.
L’antisionismo è un’altra cosa: è una posizione politica, la critica a un progetto coloniale e nazionalista nato sul finire del XIX secolo, oltre alla ferma opposizione alle politiche di occupazione, apartheid e pulizia etnica condotte dai governi israeliani da decenni.
Equiparare surrettiziamente la contestazione politica di uno Stato all’odio verso una minoranza etnico-religiosa non protegge in alcun modo gli ebrei; serve solo a garantire a Israele un’immunità ideologica e diplomatica permanente. Farlo per legge significa violare apertamente l’articolo 21 della Costituzione, quello sulla libera manifestazione del pensiero, e stracciare il principio di determinatezza e tassatività della norma penale e amministrativa sancito dall’articolo 25.
E non basta: i testi convergenti di Gasparri e Delrio arrivano a violare anche l’articolo 33, introducendo canali di delazione ministeriali, monitoraggi preventivi e codici di condotta nei campus universitari e nelle scuole, più deleghe per costringere le piattaforme digitali a rimuovere immediatamente ciò che il potere del momento deciderà arbitrariamente di bollare come “odio”. In pratica si trasformano le università da luoghi di libera ricerca a caserme sotto controllo ministeriale.
Il distacco dal Paese reale e la complicità sul genocidio a Gaza
Mentre le piazze italiane e mondiali si sono riempite di cittadini, giovani, lavoratori e intellettuali sconvolti dal massacro sistematico della popolazione civile a Gaza, poi traditi dalla farsa del cessate il fuoco che consente ad Israele di continuare il genocidio ma a fari spenti, mentre arrivano sentenze e inchieste della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale sui crimini commessi dal governo di Tel Aviv – cosa fa il Nazareno?
Produce il ddl Delrio. Produce la convergenza con la destra più retriva. Produce un testo cucito su misura per silenziare le proteste di chi non vuole voltarsi dall’altra parte davanti al genocidio in corso in Palestina.
Il Partito Democratico si conferma, ancora una volta, come qualcosa di antropologicamente estraneo al sentimento popolare e ai principi di giustizia internazionale. In aula il copione è già scritto, con la solita, nauseante doppiezza: testi che si sovrappongono, una parte del gruppo che vota a favore, un’altra che si nasconde dietro la pilatesca astensione per salvare un minimo di facciata – con l’intesa sotterranea, però, di far passare comunque il pacchetto repressivo alla Camera con maggioranze bulgare. Questa non è mediazione parlamentare. È viltà politica, è complicità repressiva, punto.
L’antifascismo ridotto a maquillage elettorale
C’è una conclusione amara, ed è difficile evitarla: per i vertici del PD l’antifascismo non è più una bussola costituzionale, né un principio inderogabile a difesa delle libertà civili e dell’emancipazione dei popoli oppressi. È diventato un semplice brand, da tirare fuori nelle campagne elettorali per raccogliere voti contro “il pericolo della destra”, per poi ritrovarsi puntualmente a braccetto con quella stessa destra nelle commissioni parlamentari, quando c’è da votare l’invio di armi o leggi repressive come quella del duo Gasparri – Delrio.
Se il metro di giudizio politico non sono le dichiarazioni programmatiche ma gli atti concreti in Parlamento, allora il verdetto è inappellabile: reprimere il dissenso, introdurre la delazione nei luoghi della cultura, sacrificare la libertà costituzionale per blindare crimini di guerra e coprire la distruzione di un intero popolo – tutto questo sono pratiche autoritarie e fasciste. E chi promuove, firma o anche solo lascia passare queste pratiche compie un atto osceno e anticostituzionale, a prescindere dall’etichetta di partito che porta sul colletto. Conferma la mia assoluta convinzione: con questi non prendo neanche un caffè.
11/9/2026 https://infoalternative.it/










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