Il coraggio ha il volto di una donna: vivere di fronte all’assedio degli Stati Uniti contro Cuba
Una donna passa davanti a un graffiti a L’Avana. Foto: EFE.
“Indosso gli stivali. Non ci lasceremo intimidire; La resa non si adatta al cubano. Il nostro destino è deciso da noi, da nessun altro,” dice Enma, madre e insegnante.
Cuba è sottoposta a un severo blocco economico, commerciale e finanziario da parte degli Stati Uniti per oltre sei decenni, una realtà che ha trasformato la vita quotidiana in un percorso a ostacoli. L’assedio colpisce non solo l’economia, ma anche i cuori delle famiglie.
Nelle ultime settimane, questa pressione è stata aggravata da nuove misure restrittive da parte di Washington volte a impedire l’arrivo di carburanti sull’isola, causando una crisi energetica che mette ancora una volta alla prova la capacità della nazione caraibica di reinventarsi. Ma in mezzo a questa mancanza emerge l’organizzazione popolare e, soprattutto, la forza delle donne cubane.
Emma Doris: Tra guarigione e speranza

Emma Doris Ricardo Santana, madre e insegnante di istruzione superiore, conosce in prima persona il peso di queste restrizioni. La sua vita è stata sconvolta quando un cancro al seno aggressivo l’ha costrinse a lasciare l’aula.
L’ostruzione ostacolò la sua guarigione: la carenza di siero citostatico gli impedì di ricevere il trattamento completo nei tempi previsti.
Oltre alla mancanza di medicine, la prova del trasporto la costrinse a compiere un pellegrinaggio in tre ospedali diversi. Nonostante tutto, Emma riemerse grazie al mistero della salute pubblica cubana e a una rete indissolubile di affetti.
“Le medicine guariscono, ma la solidarietà guarisce anche. È questo che ti fa alzare,” dice con un sorriso ritrovato, anche se i suoi occhi rivelano una preoccupazione latente.
Sua figlia di 10 anni, Claudia, soffre di un disturbo della crescita. I reagenti e gli ormoni necessari non raggiungono l’isola a causa delle sanzioni.
“La priorità della famiglia è lei. La bambina necessita di cure che ancora non possiamo fare a Cuba,” spiega. Ma lungi dal mollare, Emma rimane ferma: “Sono con gli stivali addosso. Non ci lasceremo intimidire; La resa non si adatta al cubano. Il nostro destino è deciso da noi, da nessun altro.”
Il sogno di essere madre di fronte alle avversità

A 29 anni, Rocío Rincón ha un solo obiettivo nella vita: essere madre. Lavoratrice pubblica presso l’ospedale Carlos J. Finley, vive con un tumore nella ghiandola pituitaria che le ha impedito di realizzare il suo sogno. Nella sua casa, un altare yoruba e il dipinto di cinque ragazze angelo custodisconono il suo desiderio.
“Nessuno di quei bambini è mio, ma avere un bambino è il mio obiettivo,” confessa con una tristezza profonda ma serena. Rocío è grata che il suo trattamento sia gratuito grazie al sistema sanitario cubano, anche se l’instabilità nell’approvvigionamento di farmaci — che spesso dipendono da donazioni da paesi amici — è un’ombra costante.
“Ci sono troppe persone che soffrono di questo blocco. Con Trump, la situazione è molto più aggressiva; sono misure per soffocarci, ma non avranno successo,” dice Rocío, riflettendo i sentimenti di migliaia di donne che, tra mancanza e fede, si rifiutano di lasciare andare le redini del loro futuro.
Comunità di Manuel Isla: seminare la sovranità nell’angolo più remoto

Lontano dal trambusto della capitale, la comunità di Manuel Isla – intitolata in onore di un giovane martire della Rivoluzione – si erge come modello di autogestione. Lì, professionisti, educatori e lavoratori hanno costruito un’oasi di resistenza.
In questo ambiente vive María Eva Puentes Torres, pasticcera di Santiago con più di 60 anni di vita che lavora indossando un grembiule adornato da coniglietti e lotta contro i blackout per consegnare le sue torte. Ogni torta è un’opera d’arte e di resistenza.
“I blackout ci tolgono la possibilità di lavorare e influenzano lo studio di mia figlia universitaria, che non riesce nemmeno a caricare il telefono per vedere i suoi soggetti,” confessa indignata.
Tuttavia, la sua posizione è incrollabile: “Questo paese è nostro. Resisteremo con creatività. Qui nessuno si arrende.”
Ainara: La voce del futuro che non ha paura
Il coraggio cubano non conosce l’età. Ainara Neira Reyes, appena 11 anni, parla con la maturità di chi capisce che la sua scuola è una trincea di valori. Anche se il blocco limita le matite, i quaderni o anche la possibilità di allenarsi a pallavolo perché non ci sono palline, si sente protetta dai suoi insegnanti.
“Noi pionieri andiamo sempre avanti,” dice Ainara, che si informa quotidianamente e capisce che l’odio esterno cerca di spezzare il suo spirito.
Il suo messaggio ai bambini del mondo è di pura solidarietà: “Stiamo attraversando un momento difficile, ma se dovrete affrontare qualcosa del genere, da qui vi sosterremo. Non lasciatevi sconfiggere!”
Il linguaggio della “guerrigliera indomabile”
Come ricorda Tatiana Coll, collaboratrice storica dell’isola e testimone del raccolto del 1970, il cubano ha una natura particolare: forse nella routine sembra rilassato, ma “appena suona la tromba della difesa, nessuno lo batte.”
Sono attivati in modalità guerriglia, una caratteristica che Fidel ha insegnato loro e che oggi le donne – dalla pasticceria alla pioniera – incarnano con una dignità che non comprende la resa.
A Cuba, la resistenza non è solo un concetto politico, è la mano di una madre che cucea una torta al buio, è una ragazza che difende il proprio diritto allo studio ed è una comunità che, di fronte alla mancanza di combustibile, decide di coltivare il proprio cibo. Solidarietà e sovranità hanno sicuramente un volto da donna.
21/2/2026 https://www.telesurtv.net/










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