Il rapimento del presidente Maduro: un’operazione non proprio eroica

Secondo Trump, erano circa 200 i Delta che si sono trovati ad affrontare 32 cubani. E va chiarito: nessun gruppo che costituisce il primo anello di sicurezza di un personaggio di spicco a livello mondiale possiede armi di grosso calibro…

Pensavo di essermi riaddormentato e di avere degli incubi. Non riuscivo a credere che quelle immagini che apparivano sul mio schermo fossero vere. In particolare, continuavo a vedere quella in cui nove elicotteri volavano in fila, come se stessero fuggendo da una città che, secondo quanto affermavano, era Caracas. Lì erano circa le due del mattino del 3 gennaio. La città era illuminata, ma in alcuni punti si vedevano grandi riflessi che non potevano essere altro che quelli prodotti dalle esplosioni dei missili.

Sicuramente avevano falsificato le immagini, perché ne avevo già viste molte simili nei film.

Non volendo svegliarmi con delle telefonate, nel caso tutto ciò non fosse vero, ho iniziato a scrivere a molti amici nella bella Caracas. Sì, gli yankee avevano osato! Non so cosa provassi. Sì: angoscia mista a rabbia. Com’era possibile bombardare una città con gente così allegra, così cordiale, così umana? E dal mio cuore, dal mio ventre e da ogni centimetro della mia pelle uscirono grida molto latine: Yankee tripli figli di puttana! Merda che i gatti non hanno coperto! Maledetti, un milione di volte!

Bombardavano la città dove era nato Simón Bolívar, colui che con un esercito di poveri liberò cinque nazioni dalle grinfie dell’impero spagnolo, senza invaderne nessuna.

Pochi minuti dopo, non si parlava più del sorvolo degli elicotteri né dei bombardamenti. Sembrava che la calma fosse tornata. Laggiù tutto era tensione e paura. Anche qui, perché eravamo già in molti a cercare, pieni di impotenza, di seguire quell’attacco a tradimento e codardo.

Come è diventato normale sui social, ha cominciato a diffondersi un numero inimmaginabile di versioni. Quella più ripetuta parlava della morte, per missili, del presidente Nicolás Maduro e dei ministri della Difesa e dell’Interno, Vladimir Padrino e Diosdado Cabello. Alcune ore dopo, ancora all’alba a Caracas, i due ministri sono apparsi dimostrando di essere vivi. Silenzio ufficiale sul presidente. Era angosciante, anche se comprensibile, perché qualsiasi informazione poteva essere utilizzata dal nemico.

Finché non è apparsa la vicepresidente, Delcy Rodríguez, per darci una doccia fredda: chiedeva al governo statunitense di fornire prove della sopravvivenza del presidente e di sua moglie, Cilia Flores. Il peggio del peggio è stato quando, quasi contemporaneamente, il dittatore Donald Trump ha annunciato su Twitter che la coppia era nelle sue mani, dopo “una straordinaria operazione” condotta dai suoi “coraggiosi ragazzi”. Sapendo quanto sia mitomane, era preferibile aspettare che presentasse le prove richieste da Delcy.

E sono arrivate. È stato terribile vedere ammanettati il presidente bolivariano e sua moglie, che ha il titolo di “Prima Combattente”.

Sebbene quasi nessuno ci credesse, in una conferenza stampa tenutasi il 3 gennaio Trump e la sua banda hanno preteso che il bombardamento e il sequestro fossero stati effettuati per “proteggere gli Stati Uniti dal traffico di droga e dal narcoterrorismo” che, presumibilmente, era guidato dal governo bolivariano con un certo “cartello dei soli”. Era qualcosa che andavano dicendo da mesi e che la stragrande maggioranza della stampa mondiale ripeteva come pappagalli. Accusa che, sorprendentemente, la stessa giustizia di New York ha respinto perché inesistente, lo stesso giorno in cui la coppia è stata presentata in tribunale.

Dopo molti respiri profondi, è emersa la domanda inevitabile: come hanno fatto a rapirlo?

In uno dei nove elicotteri che erano entrati a Caracas, la Fuerza Delta aveva portato via la coppia, in un’operazione chiamata da Washington Operazione Absolute Resolve (Risoluzione Assoluta). Come mostrato nelle foto, lui aveva assistito all’operazione in diretta dalla sua casa di Palm Beach, in Florida, insieme agli altri criminali di guerra: il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, e John Ratcliffe, direttore della CIA.

Ufficialmente conosciuta come 1° Distaccamento Operativo delle Forze Speciali Delta (1st Special Forces Operational Detachment–Delta), è un’unità d’élite delle operazioni speciali di primo livello dell’esercito statunitense, specializzata in antiterrorismo, salvataggio di ostaggi, rapimento o assassinio di “nemici” degli Stati Uniti.

Una delle sue specialità è infiltrarsi e preparare il terreno dove si muove l’“obiettivo”, raccogliendo informazioni. I suoi membri possono farlo per mesi, camuffati da venditori ambulanti, proprietari di negozi o tassisti. In modo rigorosamente compartimentato, riceve informazioni e supporto dalla CIA e da altre agenzie di intelligence, nazionali o straniere. Questa prima parte delle sue operazioni è fondamentale per le azioni militari successive, che sono molto rapide, precise, chirurgiche, come le definiscono loro. Il loro armamento e la loro tecnologia sono tra i più avanzati delle forze armate di quel paese. Tutte le loro operazioni sono sotto la direzione e il controllo del presidente stesso.

I Delta che sono entrati nei nove elicotteri hanno avuto il supporto di oltre cento aerei e droni, oltre a tutte le navi specializzate che si trovavano al largo della costa venezuelana. La maggior parte dei bombardamenti sono stati selettivi, anche se hanno colpito edifici civili causando diversi morti, tra cui, ironia della sorte, oppositori che avevano chiesto l’invasione. Circa un centinaio di venezuelani, tra civili e militari, sono morti a causa dei bombardamenti.

Tutto era stato calcolato al centimetro per essere un’operazione perfetta e rapida, ma ci sono volute quasi due ore perché gli invasori si sono trovati di fronte a un muro umano che ha resistito, difendendo la coppia presidenziale. Il fattore sorpresa non era servito e quindi hanno dovuto ricorrere persino a colpi di missile dalle navi per massacrare fino all’ultimo dei suoi componenti. Per poter rapire la coppia avevano dovuto passare sopra i cadaveri dei membri della prima cerchia di sicurezza, composta da 32 ufficiali cubani.

Trump è stato il primo a parlare di “molti cubani morti” nell’operazione, precisando che avevano opposto una grande resistenza. Lo diceva quasi ammirandoli. E se guardiamo le foto in cui lui e la sua banda assistevano in diretta all’operazione, si nota la preoccupazione sui loro volti. Le cose non stavano andando così bene per i suoi “ragazzi”. Quella scorta ferì diversi Delta e danneggiò un elicottero, secondo Trump. È molto probabile che ci siano dei Delta morti, ma dirlo pubblicamente non fa bene all’immagine.

Grazie alle loro comprovate capacità, membri delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno di Cuba erano impegnati in questo compito in base a un accordo tra i governi, fin dai tempi del presidente Hugo Chávez.

Secondo Trump, erano circa 200 i membri della Delta Force che si sono trovati ad affrontare 32 cubani. E va chiarito: nessun gruppo che costituisce il primo anello di sicurezza di un personaggio di spicco a livello mondiale possiede armi di grosso calibro. Queste sono nelle mani delle altre cordoni di sicurezza, che non sono vicini alla persona protetta. In altre parole, quei 32 cubani sono caduti in una lotta piuttosto impari.

Domenica 4, il governo rivoluzionario di Cuba ha dato la notizia della loro morte, definendoli “Martiri”, “Eroi della Patria” e “Eroi antimperialisti”, decretando due giorni di lutto.

Sono caduti come Fidel aveva insegnato: “nemmeno un passo indietro”. E sicuramente hanno affrontato i Delta gridando: qui nessuno si arrende, cazzo!

Quella mattina presto Trump e i suoi falchi guerrafondai hanno capito chi dovranno affrontare se tenteranno di invadere l’isola ribelle.

Hernando Calvo Ospina

Fonte: mediapart.fr

Traduzione: italiacuba.it

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