In Emilia Romagna sono tornati i licenziamenti politici

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In Emilia Romagna i sindacalisti possono essere licenziati durante le trattative sindacali e per un‘opinione: è il mondo del lavoro al tempo della narrazione renziana delle relazioni sindacali, in cui il Governo è impegnato più a parlare di licenziamenti facili che di assunzioni e più a mostrare improbabili slide che a sostenere credibili piani industriali.

Oggi però vogliamo raccontare una storia a lieto fine, che ci conferma quanto abbiamo ragione nel contrastare la politica del lavoro del Governo e la deriva autoritaria che si vuole instaurare dentro le fabbriche.

Il giudice del lavoro di Ferrara il 1 febbraio ha reintegrato al suo posto di lavoro alla multinazionale LyondellBasell il delegato sindacale dei chimici della Cgil Luca Fiorini, figura storica del sindacalismo ferrarese e primo per preferenze alle ultime elezioni per il rinnovo delle rsu. La sentenza stabilisce che «il licenziamento rivela l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, con chiara finalità ritorsiva al fine di far cessare l’attività sindacale svolta dal lavoratore».

Ma vediamo cos’è successo: il delegato sindacale Luca Fiorini a inizio anno viene licenziato nel bel mezzo di una trattativa sindacale per il rinnovo del contratto integrativo aziendale come sanzione a seguito di un provvedimento disciplinare per un alterco scoppiato durante il confronto con i vertici aziendali. Confronto che vedeva al centro anche l’individuazione di nuove regole e tutele per evitare i licenziamenti “liberi”, come nel caso di due lavoratrici della Basell colpite a inizio dicembre da provvedimenti di licenziamento poi ritirati grazie all’impegno delle rsu e in particolare di Luca Fiorini.

Fin qui la cronaca, ma il dato politico è che nelle aziende dell’Emilia Romagna sono tornati i licenziamenti per rappresaglia al fine di intimorire i lavoratori e rendere chiaro che se non sei d’accordo con il padrone sei licenziato. Quello di Luca Fiorini non è infatti un caso isolato, e nelle prime settimane del 2016 sono ben tre i licenziamenti discriminatori impugnati in Emilia Romagna dai sindacati. Di questi, uno addirittura non per un fatto accaduto sul posto di lavoro, ma per l’opinione espressa durante una manifestazione di solidarietà ai lavoratori della Saeco in presidio contro i licenziamenti per la delocalizzazione della storica fabbrica di macchine per il caffè espresso.

Se tutto questo è potuto accadere è perché il clima nelle fabbriche è cambiato, e le aziende intendono prendersi tutta la discrezionalità nei rapporti di lavoro che la attuale legislazione gli consente. È così che l’Emilia Romagna sta velocemente abbandonando la lunga tradizione di confronto che ha sempre caratterizzato le relazioni sindacali in questa Regione. C’è infatti un filo comune che lega queste tre vertenze sindacali: il governo ha dato ai padroni la possibilità di togliersi di torno i sindacalisti scomodi, e i padroni questa possibilità se la prendono traducendo in atti concreti la politica antisindacale del governo.

Quando difendevamo lo Statuto dei Lavoratori e l’articolo 18 pensavamo proprio a queste situazioni, in cui il lavoratore si trova solo e senza tutele davanti al potere dell’azienda e a padroni che pensano che i diritti civili di un lavoratore si fermino davanti ai cancelli delle fabbriche. Come è evidente, contrariamente a quanto Renzi e Marchionne affermavano, le tutele dell’art.18 non erano certo un ostacolo alle assunzioni, e la sua eliminazione è servita non a creare nuovi posti di lavoro, ma a rendere più ricattabile e indifeso il lavoratore.

Luca Fiorini ha potuto far valere i suoi diritti, ma tutti coloro che lavorano in contesti in un cui il sindacato è debole o che sono assunti con il Jobs Act hanno meno tutele di quelle di cui oggi ha potuto usufruire il delegato della Cgil.

Rifondazione Comunista ha portato la sua solidarietà a Luca Fiorini in tanti modi, e oggi saluta con grande soddisfazione il suo reintegro, perché la sua lotta per essere riassunto è una lotta per ristabilire alla LyondellBasell e in tutti i luoghi di lavoro relazioni sindacali in cui il lavoratore non debba andare dal padrone con il cappello in mano.

Stefano Lugli

segretario regionale Rifondazione Comunista Emilia Romagna

3/2/2016 www.rifondazione.it

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