«In morte della diplomazia»: l’orazione civile di Elena Basile

di Elena Basile

Il tramonto della legalità internazionale e l’avanzata di «una nuova forma di fascismo

Dalla normalizzazione degli attacchi terroristici contro leadership straniere all’agonia della Carta dell’Onu, l’Occidente pare aver ridotto il diritto internazionale a una sorta di «religione non praticata». L’ambasciatrice Elena Basile denuncia la deriva di un sistema oligarchico che, tra sanzioni illegali e strategie di regime change, punta alla «sirianizzazione» dell’Iran. In un mondo dove la deterrenza nucleare cede il passo alla dottrina Nuts, l’opinione pubblica resta prigioniera di una narrazione liberal deformata. Intanto, l’intelligencija si autocensura di fronte all’idolatria della forza.

n segnale particolarmente angosciante dei tempi attuali è rappresentato dall’allegra disinvoltura con la quale i cantori dell’Occidente armato e neo-coloniale ignorano i principi del diritto internazionale.

L’attacco terroristico a leadership straniere è normalizzato. Ottanta vittime per il rapimento di un presidente  eletto in Venezuela, Nicolás Maduro, non hanno fatto notizia mentre molti sono rimasti sinceramente abbagliati dall’efficacia dell’operazione militare. Il rispetto dell’integrità territoriale di uno  Stato sovrano, il divieto di ingerenza negli affari interni di un altro Stato, principi della Carta delle Nazioni Unite, sono dimenticati.

Mi domando se si potrà ancora insegnare il diritto internazionale nelle università dato che sembrerà ai giovani una sorta di strana religione non praticata e lontana dalla realtà. Il volto più selvaggio dell’impero, con Donald Trump, di tanto in tanto abbandona la retorica del liberal order e stabilisce come le guerre e gli atti di forza per l’accaparramento di risorse e materie prime necessarie al capitalismo finanziario statunitense rimangano l’unico parametro che muove la politica internazionale. 

Molti giornalisti occidentali, anche coloro che sembrerebbero essere filo dem Usa, non riescono a non esprimere un giudizio generalmente positivo del bullismo americano in grado di mettere a posto le cosiddette autocrazie. Di fronte al rapimento di Maduro, alleato di Pechino e Mosca, e alle continue minacce di attacco rivolte all’Iran, la Cina e la Russia avrebbero subito la tracotanza occidentale.

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Di tanto si rallegrano i cantori dell’Occidente, per riferendosi alle possibili rappresaglie in corso di preparazione da parte delle due potenze. Il primo tempo tuttavia è a vantaggio dell’Occidente e tanto basta.

Purtroppo a questi livelli infimi è scesa l’analisi della politica internazionale. Non solo non si tiene conto del Diritto internazionale che secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani vale fino a un certo punto, ma si ignora il pericolo di un’escalation bellica tra potenze nucleari.

Washington e Pechino restano passive di fronte alle prepotenze e alle provocazioni occidentali per timore di un confronto che potrebbe non essere controllabile. Difendono in modo assertivo Maduro, stigmatizzano l’azione illegittima di Trump, ma non reagiscono militarmente.

Riguardo all’Iran, la perdita di ogni punto di riferimento razionale nella strategia occidentale appare ancora più evidente. Il criminale di guerra Benjamin Netanyahu – indicato come criminale di guerra dalla Corte penale internazionale e responsabile del genocidio dei palestinesi secondo quanto implicitamente statuito dalla Corte internazionale di giustizia -si rivolge agli iraniani per incitarli a manifestare e a riprendersi la libertà. Al fine di spingerli all’insurrezione, si riferisce sui social media alla presenza di agenti del Mossad sul territorio del Paese.

Gli fa eco l’ex direttore della Cia Mike Pompeo che, forse ingelosito dal protagonismo del Mossad, si affretta ad affermare che i servizi segreti statunitensi non sono da meno, essendo presenti in gran numero per pilotare quella che vorrebbero fosse l’ennesima rivoluzione arancione, sull’esempio del colpo di Stato in Ucraina.

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La situazione è paradossale in quanto generalmente i servizi segreti operano attraverso operazioni coperte che raramente ammettono sui media. Nonostante la sincerità del nuovo regime oligarchico negli Stati Uniti, la narrativa liberal trionfa. L’opinione pubblica di destra e di sinistra europea scende in difesa del popolo iraniano che lotta per la libertà contro il regime teocratico.

I principali media al servizio dello Stato profondo Usa e delle lobby finanziarie creano la realtà a loro piacimento, l’unica che persino i socialisti europei e left riconoscono. La creano anche per la borghesia iraniana pro-Scià e gli studenti che, senza alcuna visione politica, pensano veramente che Netanyahu e Trump vogliano regalare loro democrazia e libertà, un Iran forte e ricco.

Quel che sta succedendo in Iran dovrebbe essere chiaro a tutti coloro che ragionano e sono consapevoli delle passate rivoluzioni arancioni nel vicinato russo. Il politologo conservatore e realista John Mearsheimer descrive puntualmente le classiche fasi del cambio di regime che si vorrebbero attuare anche in Iran.

Innanzitutto si schiaccia l’economia di un Paese con sanzioni illegali a cui anche il governo più democratico e competente avrebbe difficoltà a rispondere. Si martirizza un popolo, lo si affama affinché scenda in piazza a protestare. L’inflazione al 50%, il crollo della moneta, le pressioni statunitensi nei confronti dei vicini Afghanistan e Pakistan per interrompere anche quel minimo sollievo che la cooperazione apportava, mettono in ginocchio il Paese.

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La fase due è caratterizzata dalle infiltrazioni di agenti del Mossad e della Cia, il rifornimento di armi a una élite addestrata militarmente e in contatto con gli agenti occidentali, che pilota le insurrezioni armate, incurante dei morti civili iraniani. Milizie curde penetrano il confine occidentale. La repressione del governo di Teheran non tarda a farsi sentire, muoiono 300 poliziotti e forse migliaia di civili.

Una campagna massiccia di disinformazione ha inizio e i media occidentali fanno a gara nel preparare l’intervento armato israelo-americano, amplificano il numero di morti, stigmatizzano la repressione, sorvolando sulle cause oggettive di essa e sulle responsabilità dei servizi segreti occidentali. L’obiettivo è la sirianizzazione dell’Iran, il suo smembramento, perseguito da tempo dalla lobby di Israele che condiziona interamente la politica statunitense.

Il supporto della diaspora iraniana al figlio dell’ex dittatore Reza Palhavi non solleva indignazione nei liberal occidentali. Hanno dimenticato la ferocia delle torture, la repressione della polizia segreta,  Savak, gli sprechi dell’entourage del dittatore, uno sfregio alla povertà del popolo e dell’intero Paese. Mi ero illusa che dopo il genocidio di Gaza la retorica del liberal order avesse ormai perso il controllo della società civile.

Purtroppo persino l’intelligencija del centro-sinistra è ricascata nella trappola e vede il mondo attraverso le lenti deformate delle quattro agenzie di stampa mondiali, di un aggregato di potere oligarchico impressionante costituito dalla società dell’1%, finanza e lobby, media la cui proprietà è concentrata in pochi gruppi, complesso militare industriale, intelligence, e spazio politico-burocratico del Dipartimento di Stato e della burocrazia europea.

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Nessuno ragiona. Nessuno si chiede come mai il popolo e le donne dell’Arabia Saudita, delle monarchie del Golfo, dell’Egitto non protestino per avere maggiore libertà. La risposta è semplice: sono società non democratiche ma alleate di Washington, non isolate politicamente, non sottoposte a sanzioni, non sotto perenne attacco militare israelo-americano.

Sono inquieta e dovremmo esserlo tutti in Occidente. Una nuova forma di fascismo sta prendendo piede. Avanza un autoritarismo strisciante basato sull’esautorazione dei Parlamenti, sul dominio delle oligarchie, sullo strapotere dei media, su una propaganda che permea l’intera opinione pubblica, sullo smantellamento delle organizzazioni internazionali, sull’affossamento dei principi elementari del Diritto internazionale, sull’idolatria della forza, sulla normalizzazione del nuovo colonialismo e del massacro delle vittime subito dimenticate, sull’asservimento dell’intero spazio politico statunitense alla lobby di Israele, a cui con poche sfumature si allinea anche la maggioranza Ursula in Europa.

L’opinione pubblica è ormai controllata. Un’intelligencija minoritaria, tra mille difficoltà, testimonia contro le mistificazioni ma la lotta è impari. La classe di servizio, diplomazia, amministrazione accademia, anche la minoranza che sa, è allineata al potere e si autocensura.

Intanto la terza guerra mondiale a pezzi prosegue. La supremazia militare ha ormai eliminato ogni forma di mediazione e di prevenzione dei conflitti. La deterrenza nucleare non sembra più funzionare. Il confronto bellico tra potenze nucleari è considerato possibile in una fiducia mal riposta sulla capacità di mantenerlo strisciante e di non permettere l’escalation. Scenari bellici includono tuttavia il nucleare tattico, la dottrina soprannominata Nuts: Nuclear target selected utilization.

19/1/2026 https://krisis.info/it

Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

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