La malintenzionata sanità artificiale
Versione interattiva Lavoro e Salute Ottobre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
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Intelligenza artificiale. Rassegnazione o conflitto.
“Non è mai esistita un’arma potente quanto la combinazione fra individui malintenzionati e gli strumenti recenti dell’I.A.” e ancora: “ L’Intelligenza artificiale è abbastanza potente da poter provocare eventi che causano un miliardo di morti“. Sono parole di Bill Gates, non di un accanito negatore della tecnologia e della modernità (avviatasi a divenire post-umana) ma di un protagonista di quella che mi è capitato di definire “la più grande rivoluzione passiva della storia“: quella digitale (Teoria della fragilità. Diarkos). Se la rivoluzione digitale è stata uno spartiacque nella storia contemporanea, modificando il modo di pensare e di operare di moltitudini sterminate di uomini e di donne, a sua volta l’esplosione del fenomeno dell’intelligenza artificiale ha assestato e sta assestando colpi ancora più tremendi a ciò che resta delle casematte del pensiero critico e a quella che un tempo lontano veniva definita “coscienza di classe”..
Si tratta di fattispecie diverse, diversamente potenti nel produrre modifiche nello stile di vita e nella capacità di esprimere ciò che “c’è ancora di umano” nel comportamento di chi ne subisce gli effetti. Una cosa, però, hanno in comune. Sono, entrambi, in grado di aumentare la fragilità passiva individuale e sociale. Lo sono fino al punto da suscitare allarme – non si sa se più o meno disinteressato e sincero – persino nelle élites di oligarchi tecnocrati che le hanno prodotte e le fomentano. Ma che cosa si intende per fragilità passiva o rassegnata? Si intende una condizione che – al contrario della fragilità attiva e ribelle – in determinate condizioni, permea di sé singoli e collettività che si arrendono al dominio dei poteri emergenti, fino a diventarne complici.
È proprio questa la realtà che si viene configurando. Una società planetaria, già modellata dalla rivoluzione digitale, si appresta a genuflettersi (forse lo ha già fatto) dinanzi a un potere smisurato, che si identifica non solo con l’IA ma con il combinato disposto della sua smisurata raffinatezza tecnologica con il potere finanziario superconcentrato che ha contribuito a produrla. A proposito della centralizzazione di questo potere appare utile citare l’illuminante saggio di Emiliano Brancaccio: Libercomunismo.
Naturalmente sarebbe ozioso e fuorviante non citare gli innumerevoli vantaggi che l’uso dell’IA rende possibili, in analogia a quelli indubbiamente promossi dal sistema di relazioni che ruota attorno ad Internet. Il problema della sua pericolosità è oggetto della recente Enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas. In essa non per caso si pone l’obiettivo di “custodire la persona umana”, disarmando l’IA, a partire dal riconoscimento dell’ineluttabilità del suo utilizzo in ragione della mole enorme di utilità che essa può assicurare. Per inciso, si consiglia la lettura dell’Enciclica che di questo argomento fa il nucleo della sua riflessione insieme al ripudio della guerra; senza trascurare i legami espliciti che esistono tra il sistema guerra e la progettazione-uso della IA. .
Secondo la Standard ISO (International Organisation for Standardization) del 2023, il tratto principale dell’IA è “la capacità di un sistema informatico di mostrare funzionalità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività” attraverso l’elaborazione di miliardi di dati accumulati e l’utilizzo di algoritmi che contengono i criteri di scelta delle informazioni. L’uso di essi e la loro selezione condiziona fortemente gli esiti delle risposte dell’IA che potranno essere orientate a seconda delle finalità della ristrettissima cerchia di funzionari iperspecializzati che la governano. Quanto concentrazioni di potere, legali e illegali, annidate nei gangli invisibili del governo planetario siano interessati al controllo di questi sistemi è facile intuire. Fino al punto da rendere lecite comparazioni con le vicende tratte dai film ispirati ai romanzi di Ian Fleming, al centro delle quali l’eterna lotta fra 007 e una Spectre ipertecnologica sembrava anticipare l’attuale congiuntura.
Ma in che cosa consiste l’enorme forza dell’intelligenza artificiale? Da un lato nell’accumulo di una quantità gigantesca di dati ottenuti attraverso la violazione di sistemi di controllo. Dati massificati a costruire l’impalcatura di un sistema che viola la riservatezza di singoli e di soggetti collettivi, persino di Stati. Dall’altro in una spaventosa capacità di calcolo che richiede quantità enormi di energia e di acqua di raffreddamento per rendere funzionanti gli snodi che garantiscono l’efficienza di tutto il sistema.
Tutto questo complicatissimo apparato richiede il finanziamento assicurato da un numero estremamente ridotto di investitori destinati a diventare gli “apprendisti stregoni” di procedure che rischiano di condizionare i destini dell’umanità. Solo nel 2026 la spesa in infrastrutture per l’IA di Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet è raddoppiata rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 725 miliardi di dollari. Una enorme e crescente quantità di danaro concentrata nelle mani di pochissimi speculatori che non si limitano a fare affari miliardari ma fanno soprattutto politica. Peggio ancora, decidono le sorti del mondo con tassi di spregiudicatezza e di irrazionalismo che rischiano di condurci sull’orlo di una deflagrazione nucleare. Della guerra, del resto, l’IA è l’attore principale e il suo potere crescente sfiora pericolosamente gli ambiti dell’autonomia decisionale
Come si vede quello di cui parliamo non è un’espressione della tecnologia paragonabile alle altre. Dal thauma di Aristotele in poi, dall’angoscia cioè legata alla consapevolezza di una fragilità fondativa e primigenia, nacque la techne che ci ha consentito, come specie, di competere con la natura e di svilupparci fra mille sanguinose contraddizioni che, tuttavia, non hanno impedito un significativo miglioramento delle condizioni generali di vita, ferme restando quelle diseguaglianze che il capitalismo ha casomai incrementato, invece che ridurre. La techne a cui siamo abituati ha per la verità mostrato, soprattutto dalla metà del secolo scorso in poi, una naturale attitudine all’autopotenziamento, alla tendenza cioè a trasformarsi in fine piuttosto che in mezzo. Carattere preconizzato con largo anticipo da Heidegger. Con l’IA artificiale tuttavia si assiste ad un salto qualitativo senza precedenti.
La techne più evoluta, sotto forma di IA, rischia di diventare la padrona assoluta del nostro futuro, attraverso il consolidarsi di un’alleanza organica con un capitalismo sempre più selvaggio e predatore. Un capitalismo che ha assunto le caratteristiche di un sistema tecnofeudale antidemocratico, indifferente persino alle garanzie formali tipiche del liberalismo tradizionale. In realtà quella che si vorrebbe scolpire su marmo, in questa circostanza, è una verità quasi del tutto ignorata. Vale a dire che l’IA, pur essendo uno strumento straordinariamente potente e “delicato”, da maneggiare sempre e comunque con cautela, non è pericoloso tanto in sé quanto per gli usi che ne può fare la ristrettissima cerchia di coloro i quali ne governano i destini. Che molti di essi siano arruolati all’interno di una cosiddetta “Internazionale nera”, pericolosissima e compromessa con scandali emersi negli ultimi anni, è argomento che aumenta l’inquietudine e chiama in causa la vigilanza delle forze progressive e democratiche presenti in tutto il pianeta.
Si tratta di valutazioni che illuminano anche i rischi che questo sofisticatissimo strumento comporta in ordine al mantenimento dei livelli occupazionali esistenti al momento. Rischi da molti denunciati e reali relativamente a mansioni non esclusivamente meccaniche e ripetitive ma anche qualificate e dirigenziali. Ancora una volta si fa presente che l’IA può cancellare mestieri e professioni ma, se usata con prudenza e senso del bene collettivo, può creare anche nuove e qualificate occasioni lavorative. Come sempre si tratta di capire come e in che direzione si orientano i vettori dell’azione di un Gigante che può, indifferentemente, aiutare o distruggere i suoi creatori. Se l’intelligenza operativa che ispira i decisori che la governano sarà, come prevedibile, orientata a soddisfare gli appetiti di speculatori insaziabili, fascistoidi e superomisti, le previsioni non sono delle migliori. Se la forza della confederazione di fragili attivi e ribelli, per alludere al Leopardi della Ginestra, ritroverà cittadinanza, dignità e riconoscimento, allora forse abbiamo una possibilità.
C’è ancora un tema a cui mi preme accennare prima di concludere queste mie provvisorie argomentazioni, quello che riguarda l’utilizzo dell’IA in Sanità e, in particolare, nell’esercizio della Medicina Clinica. Si tratta di un argomento che da medico mi sta molto a cuore. Anche perché da decenni mi sforzo di denunciare la deriva tecnocratica di una professione – quella medica – che non può essere robottizzata e infarcita da un’attitudine iper-specialistica del tutto disinteressata all’ “intero”. Si tratta di lineamenti epistemici che modellano l’idea vincente di medico contemporaneo, anche a causa dell’imporsi di scansioni di pensiero” iper-cartesiane” ma, soprattutto, a causa di ragioni legate alla connotazione ultra-affaristica della medicina privata che sta letteralmente divorando quella pubblica. Ebbene, è facile capire come l’IA possa incrementare intensità ed effetti di tale connotazione.
Come sempre la questione è soprattutto politica e molto ha a che vedere con il momento di crisi attraversato dalla Sinistra in generale. In assenza di una Sinistra di classe che imponga le ragioni di una Medicina pubblica e universalistica, l’uso dell’IA in Sanità, sicuramente utile per la selezione di informazioni e di fonti, oltre che per l’esecuzione di attività di archiviazione e gestione dei dati, appare particolarmente problematico e pericoloso. Il pericolo è quello di privilegiare algoritmi orientati a rafforzare piuttosto che criticare e scongiurare il tentativo di assassinare la Medicina pubblica e trasformare il medico in un mero funzionario di una tecnhe asservita al Capitale. Se è vero – come insegnava Galeno – che “nullus medicus nisi philosophus” (non esiste un medico che non sia anche filosofo), abbiamo un motivo in più per aprire gli occhi. Quella sull’uso dell’IA potrà diventare una discussione più serena e costruttiva se la strapperemo dalle mani rapaci delle cricche che tutto hanno a cuore meno i destini di un’umanità più giusta.
Roberto Gramiccia
Collaboratore redazione di Lavoro e Salute
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