La mappa del mare

Davide Ficarra – Arkadia, Cagliari, 2025

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Diceva di non sopportare i francesi, anche se ne aveva incontrato uno solo in vita sua, molti anni fa, quando era ancora un bambino e viveva altrove. A quel tempo la memoria del villaggio era già scivolata in un sonno lento e opaco, e in pochi ricordavano il giorno in cui era arrivato. Si raccontavano molte storie, ma temo che facessero parte più della leggenda che della verità. Nessuno sapeva da dove venisse e non c’è da stupirsi, pertanto, che tutto ciò che riguarda Lerma sia stato sempre avvolto nel mistero. Nonostante il fatto che abbia vissuto quasi sempre nel villaggio, tutti lo consideravano uno estraneo, come lui stesso considerava i francesi, che tanto detestava senza che ne conoscessimo il motivo.

Ignacio Rabal come un’acrobata della parola si rivela un maestro della prosa poetica con questo breve romanzo, il primo dell’autore tradotto in Italia da Alessandro Gianetti, un romanzo dove la parola è esuberanza perchè ha il coraggio di venire fuori dalla realtà, fare un passo oltre, in quell’immaginario che amiamo tanto.

Era questo il nostro desiderio: trovare il nostro cammino che ci ha permesso di vedere il mare. Immaginavamo lo scintillìo della luce sulla superficie nuda e fredda, rotta dalle schegge schiumose delle onde e da ritmo delle maree.
Parlavamo così a lungo del mare, e lo desideravamo così tanto, che ci invadeva la nostalgia per un elemento che non conoscevamo
.

In un villaggio isolato dove da anni non nascono più bambini, il tempo si è fermato.
Gli abitanti non sognano più di andarsene, ormai l’apparato li ha annichiliti e sono diventati livorosi.
Soltanto Lerma si ricorda ancora del mondo e delle sue infinite possibilità. Ma due ragazzi hanno sentito dire che esiste il mare.
La ricerca del mare diventa la ricerca della libertà. Il sogno e l’immaginazione diventano più importanti della vita reale, una vita che viene mostrata soltanto attraverso l’innocenza.

È un romanzo che rappresenta una crudeltà assoluta, una presa di coscienza davanti all’assurdità dell’esistenza e del potere che la gestisce.
Ignacio Arrabal consegna ai lettori un romanzo dove la noia apparente abita ogni piega della narrazione, ma è al contempo pervaso da scatti di entusiasmo, di gioia, quando si aprono gli occhi davanti al mondo, quando si riesce a guardare più in là.

Ogni pagina è pervasa da una tensione sottile, una tensione che trasmette anche al lettore. È un romanzo breve, ottantacinque pagine, eppure il ritmo è incalzante, una scrittura piena di echi capaci di emarginare la monotonia in cui sono caduti i personaggi, una scrittura che sembra azzannare e fa sentire i denti sulla carne.

È un libro particolare, una storia, se possiamo definirla, ambientalista, ecologista, che guarda il mondo esterno come una scoperta e invita il lettore a guardare questa scoperta con occhi vergini e innocenti.
Ma è soprattutto una condizione del genere umano che vive nell’inerzia e all’improvviso basta una semplice scossa per destarlo da un torpore terribile, come se il cervello sia stato anestetizzato e si sveglia come se non fosse successo nulla.

Agustin non potè rivelarmi che aspetto avesse un cadavere, né parlarmi della mappa del mare, ed era proprio nei momenti in cui pensavo al mare che notavo di più la sua assenza. Da quando Agustin era morto non riuscivo a smettere di pensare che un giorno sarebbe toccato anche a me, come se prima la morte non esistesse o consistesse in qualcosa di diverso, una pausa della vita, ininterrotta ma non definitiva, come se in qualche modo il corpo fosse in sintonia con un meccanismo che potesse riportarlo nel mondo dei vivi.

C’è in questo autore una grande capacità di captare piccoli temi nel presente trasformandoli in storie da divorare tutte d’un fiato, con parole capaci di occupare il silenzio, urlare rabbia come gli uomini del romanzo che hanno negli occhi febbre e delirio.

Quando il primo bagliore del fuoco entra nella casa di Lerma, ha già chiuso gli occhi senza sapere cosa succederà.

Giorgio Bona

Scrittore. Collaboratore redazionale del mensile Lavoro e Salute

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