L’attacco infame a Vasapollo e FarodiRoma: terrorismo comunicazionale in nome dell’Atlantismo
Negli ultimi giorni è circolata sui media una narrazione tendenziosa e aggressiva nei confronti del prof. Luciano Vasapollo e della testata Faro di Roma, della quale è editorialista sui temi della geopolitica e dell’economia internazionale. Un articolo pubblicato da Il Giornale non si limita a raccontare fatti, ma li strumentalizza con un tono denigratorio, insinuando legami di un’intera carriera accademica con fantomatiche “manovalanze” e mettendo in discussione la legittimità di posizioni critiche verso l’imperialismo e le politiche estere aggressive delle grandi potenze.
Questo tipo di attacco non è un semplice articolo critico: è un esempio di terrorismo comunicazionale, che usa la stampa non per informare, ma per intimidire, confondere, polarizzare. È un modo di fare giornalismo che si maschera da obiettivo, ma che in realtà cavalca le paure e le fratture sociali pur di colpire chi osa avere una visione alternativa della realtà internazionale.
Cos’è in gioco? Criminalizzare il pensiero critico
Mettere in discussione le narrative dominanti sui governi e le relazioni internazionali non è un crimine. In una democrazia, l’università e il giornalismo sono spazi di confronto, non bulli mediatici che etichettano chi dissente come “amico di …” o “consulente di …” con un tono che sfiora la diffamazione. È curioso notare come, nello stesso articolo, il lavoro di Vasapollo – docente, analista, autore di riflessioni critiche sul Venezuela, Cuba e le politiche globali – venga trasformato in un elemento sospetto, come se l’espressione di idee alternative fosse equiparabile a un atto di tradimento.
Le critiche alle politiche estere di alcune potenze, o il riconoscimento delle contraddizioni interne ai governi occidentali, non rendono nessuno propagandista: rendono invece vivo il dibattito pubblico, un dibattito che dovrebbe essere consentito e non criminalizzato.
Il ruolo di FarodiRoma e del giornalismo indipendente
FarodiRoma è una testata giornalistica che si propone di dare spazio a voci fuori dal coro, a prospettive che spesso non trovano spazio nei grandi gruppi editoriali. Attaccare questa testata significa attaccare la libertà di stampa stessa, in nome di un’idea di “purezza” informativa che in realtà non esiste. Tutti i media, grandi o piccoli, hanno orientamenti culturali e politici: ciò che conta è che l’informazione sia trasparente, verificabile e capace di confronto critico
Indicare Vasapollo come “ideologo” o suggerire che la sua attività intellettuale sia una sorta di operazione occulta è una forma di terrorismo mediatico, non fatto di bombe, ma di parole usate con l’intento di intimidire, screditare e spaventare chiunque osi pensare diversamente.
La deriva del linguaggio e la responsabilità dei giornalisti
Quando la stampa sceglie aggettivi carichi di sospetto, insinuazioni e una retorica da tribunale, si abbandona la professione di informare e si entra in quella di giudicare e condannare senza processo. Questa deriva non è dannosa tanto per Vasapollo o FarodiRoma: è un danno per l’intero sistema mediatico e per la società civile.
Il giornalismo deve poter criticare il potere – politico, economico, culturale – ma deve farlo in modo onesto, con argomentazioni, dati, riferimenti. Deridere posizioni intellettuali, insinuare complotti o ridurre analisi complesse a slogan di parte non è informare: è propaganda.
Per una stampa che non faccia terrorismo
L’attacco subito da Vasapollo e Faro di Roma è un campanello d’allarme. Non riguarda solo loro: riguarda tutti noi. Riguarda il modo in cui consumiamo informazione, il modo in cui interpretiamo opinioni scomode, il modo in cui etichettiamo chi ha una visione diversa.
Servirebbe una stampa che dialoghi, non che demonizzi. Una stampa che spieghi, non che diffami. Una stampa che rispetti il ruolo centrale della libertà di pensiero e di espressione, anche — e soprattutto — quando questo mette in discussione i paradigmi più accreditati.
Il dibattito critico non è un crimine. È il cuore pulsante di una democrazia sana. Sta a noi difenderlo.
Salvatore Izzo, direttore di FarodiRoma
8/1/2026 https://www.farodiroma.it/
Nella foto: Vasapollo e Izzo con Papa Francesco










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