L’infettivologia italiana al bivio

L’intesa  tra la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e il Viminale pone una serie di interrogativi. Escludendo i medici dal giudizio di idoneità per l’ingresso nei CPR, verrà meno la pressione sulla loro abolizione, come luoghi intrinsecamente patogeni? E ancora: può la SIMIT, d’accordo col Ministero, svolgere un ruolo di verifica delle condizioni igienico-sanitarie dei CPR, di fatto accettando la loro esistenza?

Il 14.10.2026 la Presidenza della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) ha indirizzato una lettera a tutti i soci per dar conto delle novità sulle indagini giudiziarie riguardanti le certificazioni sanitarie nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e dell’esito di un incontro svoltosi il 12 ottobre 2026 presso il Ministero dell’Interno. L’incontro è stato presentato come una vittoria istituzionale e una felice tutela della categoria professionale. A uno sguardo clinico, etico e deontologico più approfondito, tuttavia, quella lettera delinea una traiettoria preoccupante, che rischia di confondere la difesa corporativa con l’abdicazione ai doveri fondamentali della professione medica.

Guardare il dito per non vedere l’incendio

Il punto centrale dell’intesa sbandierata tra SIMIT e Viminale risiede nell’impegno del Ministero a “modificare l’attuale percorso di valutazione dell’idoneità all’ingresso nei CPR, escludendo i medici dal giudizio di idoneità”. La motivazione ufficiale fa leva sul “conflitto etico e deontologico” che tale certificazione pone in capo ai professionisti. L’operazione concettuale è chiara: si risolve il “dilemma etico” del medico liberandolo dalla responsabilità formale della firma, lasciando intatto il dispositivo detentivo, cancellando ogni possibilità di tutela della salute delle persone migranti da parte di figure professionali indipendenti rispetto al dispositivo stesso. È la versione burocratica di una posizione pilatesca e ipocrita. Come già evidenziato in un recente orientamento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), si ribadisce che “il medico valuta la salute, non autorizza il trattenimento”. Ma se il medico ha il dovere primario di tutelare la salute, come può scindere la valutazione clinica della persona dalla realtà oggettiva del luogo in cui quella persona sta per essere reclusa?

Spostare il dibattito dal “contenuto” (la patogenicità della detenzione amministrativa e dei CPR) al “modulo” (chi firma l’idoneità) significa guardare il dito mentre si nasconde un vero e proprio incendio dei diritti nella nostra società. Un medico non è un passacarte burocratico. L’Articolo 32 del Codice di Deontologia Medica impegna il professionista a proteggere il paziente — in particolare se vulnerabile o vulnerabilizzato — da qualsiasi condizione o ambiente che ne leda la dignità, l’integrità psicofisica e la vita.

I CPR non sono ambienti neutrali. La letteratura scientifica internazionale (tra cui il recentissimo Policy Brief dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato a gennaio 2026 nonché le numerose revisioni epidemiologiche su effetti e outcome di salute della detenzione amministrativa delle persone migranti) ha dimostrato in modo inconfutabile che la reclusione amministrativa è un dispositivo intrinsecamente patogeno. I CPR non “ospitano” esseri umani considerati e trattati come tali: generano essi stessi sofferenza psichica, ansia acuta, autolesionismo, abuso/misuso coattivo di psicofarmaci e rischio di decesso proprio come risutato finale di processi di razzismo e deumanizzazione. Pretendere di scindere l’atto medico dalla denuncia di questa violenza strutturale significa accettare un’idea mutilata di medicina e salute pubblica.

I sopralluoghi congiunti e la trappola della Dual Loyalty

Ancora più scivoloso appare il secondo impegno annunciato dal Direttivo SIMIT: la “partecipazione ufficiale, insieme al Ministero, ai sopralluoghi nei CPR per verificare le condizioni igienico-sanitarie”, presentata come uno “strumento formidabile a tutela dei diritti”. Nell’ambito della medicina detentiva, questa dinamica ha un nome preciso: doppia lealtà (dual loyalty). Quando una società scientifica accetta di condurre visite “di concerto” con l’autorità di Pubblica Sicurezza — ossia con il soggetto istituzionale che dispone il trattenimento e gestisce la catena di comando di quei centri —, il rischio di cooptazione, mancanza di trasparenza e di inficiata capacità di analisi indipendente è evidente. Tra l’altro stiamo parlando di una società scientifica che mai in questi anni ha mostrato non tanto competenza nell’ambito delle problematiche di salute delle persone migranti sottoposte a detenzione, ma neanche il minimo interesse anche “specialistico” (si pensi all’assenza di qualsiasi screening infettivologico all’interno di questi contesti), nonostante le numerose prese di posizione sulla patogenicità dei CPR assunte, non da ultimo, anche dalla stessa FNOMCeO.

Come insegna la riflessione sociologica e antropologica di Didier Fassin sulla “ragione umanitaria”, l’ingresso della medicina nelle istituzioni totali senza una critica radicale alla loro esistenza rischia di produrre un solo effetto: la loro normalizzazione. Rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che dentro i CPR vi siano “controlli infettivologici concordati” non migliorerà le condizioni strutturali di privazione della libertà, ma fornirà una patina di legittimità igienico-sanitaria e un “nulla osta etico” a luoghi che la giurisprudenza e la clinica descrivono da anni come buchi neri dei diritti umani. Non si cura una struttura torturante con un’ispezione concordata.

Tutti gli infettivologi sono d’accordo?

La domanda che pongo alla comunità medica e in particolare ai colleghi infettivologi è la seguente, profonda e non rinviabile: siamo davvero tutti d’accordo con questa deriva?

L’infettivologia italiana vanta una storia nobile e rigorosa. È la disciplina che più di ogni altra si è strutturata attorno ai determinanti sociali di salute e malattia, allo studio delle disuguaglianze, al contrasto dello stigma e alla tutela degli ultimi. È la disciplina di figure come Carlo Urbani, che hanno insegnato a generazioni di medici che la difesa della dignità umana non si ferma di fronte ai confini geografici, agli status giuridici o ai desiderata dei governi di turno. Ridurre il ruolo dell’infettivologo a quello di un perito burocratico o di un consulente “addomesticato” dal potere ministeriale significa snaturare l’essenza stessa della nostra professione e specializzazione. Personalmente da medico infettivologo non mi riconosco in questa declinazione tecnicistica, corporativa e prona alle esigenze della Pubblica Sicurezza. Rifiuto l’idea che la clinica debba farsi anestetico per nascondere la violenza di Stato.

L’unica posizione coerente con il Giuramento di Ippocrate, con la Costituzione e con la letteratura scientifica non è negoziare le modalità con cui i medici guardano altrove mentre le persone vengono recluse per il fatto di essere considerate ontologicamente “irregolari” per la mancanza di un permesso di soggiorno. L’unica posizione possibile è continuare a denunciare la natura patogena e inumana della detenzione amministrativa, rimettere al centro la dignità inviolabile delle persone migranti e ribadire che la medicina o è uno strumento di emancipazione e tutela della vita e della salute di tutti o diventa, inevitabilmente, un ingranaggio di controllo sociale da parte delle strutture di potere.

Nicola Cocco, infettivologo, Rete Mai più lager No ai CPR

Bibliografia 

  1. Briskman, L., & Zion, D. (2014). Dual loyalties and impossible dilemmas: Health care in immigration detention. Public Health Ethics, 7(3), 277-286.
  2. dell’Acqua, A., Milani, C., & Romano, R. (2026, 15 aprile). La salute nei CPR e il ruolo dei medici. Salute Internazionale. https://www.saluteinternazionale.info/2026/04/la-salute-nei-cpr-e-il-ruolo-dei-medici/
  3. Fassin, D. (2018). La ragione umanitaria. Una storia morale del presente. DeriveApprodi (ed. originale: La raison humanitaire. Une histoire morale du temps présent, 2010).
  4. Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO). (2026, 25 settembre). CPR, i 106 ordini unanimi: “Il medico valuta la salute, non autorizza il trattenimento”. Portale FNOMCeO. https://portale.fnomceo.it/cpr-i-106-ordini-unanimi-il-medico-valuta-la-salute-non-autorizza-il-trattenimento/
  5. Sandal M. Idonei al CPR? Che cosa dice la medicina sui centri di permanenza per il rimpatrio – Univadis – 16 ottobre 2026. https://www.univadis.it/viewarticle/idonei-al-cpr-che-cosa-dice-medicina-sui-centri-permanenza-2026a10012um
  6. Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT). (2026). Comunicazione della Presidenza ai soci in merito alle certificazioni nei CPR e all’incontro con il Ministero dell’Interno del 12 ottobre 2026. Lettera interna, 14 ottobre 2026.
  7. World Health Organization. (2026). Health in immigration detention: evidence brief for policy and practice. Geneva: WHO.

26/10/2026 https://www.saluteinternazionale.info/

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