L’ipocrisia dell’Occidente e il bilancio delle vittime a Gaza
L’ipocrisia dell’Occidente: funge contemporaneamente da giudice e carnefice, da ricercatore onesto e produttore di armi, da violatore e difensore autoproclamato dei diritti umani.
Per prima cosa, analizziamo questo enigma.
Il 29 febbraio 2024, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha mandato sotto shock i legislatori della Commissione per le forze armate della Camera dei rappresentanti quando ha informato che fino a quella data oltre 25.000 donne e bambini palestinesi erano stati uccisi da Israele a Gaza. Austin, capo militare dell’amministrazione Biden, ha reso nota una realtà che ha immediatamente sovvertito la retorica del suo stesso governo.
CONSIGLIATO…
Una nuova ricerca mostra che il vero bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza potrebbe essere di 126.000 o anche più alto
A quasi due mesi dall’inizio del “cessate il fuoco”, l’IDF uccide altri due bambini palestinesi mentre il bilancio delle vittime a Gaza supera le 70.000 unità
L’annuncio è stato scioccante per due motivi principali. In primo luogo, lo stesso Austin aveva orchestrato il flusso incessante di armi statunitensi verso Israele, consentendo direttamente la campagna che ha liquidato quelle persone innocenti. In secondo luogo, la cifra fornita era notevolmente superiore al conteggio delle vittime riportato dal Ministero della Salute palestinese a Gaza per lo stesso periodo: 22.000 donne e bambini nei primi 146 giorni di guerra.
Il punto cruciale della contraddizione, tuttavia, è che il resoconto dettagliato di Austin sulle atrocità israeliane finanziate dagli Stati Uniti a Gaza ha direttamente sovvertito la narrativa ufficiale regolarmente diffusa dalla Casa Bianca.
Il resto di noi nel Sud del mondo non deve semplicemente arrendersi al ruolo di vittime, le cui vite vengono tolte ma contate con precisione.
Infatti, già il 25 ottobre 2023, a sole due settimane dall’inizio della guerra, lo stesso presidente Joe Biden ha iniziato a dubitare delle stime del bilancio delle vittime fornite dal Ministero della Salute palestinese. “Non ho alcuna fiducia nei numeri utilizzati dai palestinesi”, ha dichiarato senza mezzi termini.
Naturalmente, la dichiarazione di Austin non ha intaccato il suo incrollabile sostegno a Israele né ha ammorbidito l’atteggiamento paternalistico di Biden nei confronti dei palestinesi. Al contrario, il sostegno militare e politico degli Stati Uniti a Israele è aumentato in modo esponenziale dopo quell’audizione al Congresso. Il sostegno militare e finanziario degli Stati Uniti al genocidio israeliano durante l’amministrazione Biden nel primo anno di guerra è stimato in almeno 17,9 miliardi di dollari.
Queste apparenti contraddizioni, tuttavia, non sono affatto incongruenze, ma una politica perfettamente calibrata e deliberata. Storicamente, questo approccio garantisce agli Stati Uniti la licenza di violare costantemente i propri principi dichiarati. L’Iraq è stato invaso, con un costo terribile in termini di vite umane e distruzione sociale, sotto la bandiera delle “buone intenzioni”: democrazia, diritti umani e simili. L’agonia prolungata della guerra e dell’instabilità in Afghanistan è durata due decenni in nome della lotta al terrorismo, dell’esportazione della democrazia e dei diritti delle donne.
La parte operativa dell’equazione soddisfa gli strateghi militari e politici. Nel frattempo, la retorica vuota della democrazia e dei diritti umani mantiene gli intellettuali, sia di destra che di sinistra, impantanati in un dibattito prolungato e perennemente improduttivo che serve a nascondere piuttosto che a influenzare la politica.
Sebbene il governo degli Stati Uniti possa aver perfezionato l’arte delle contraddizioni deliberate, non ne è l’artefice originale. Nella storia moderna, questo fenomeno è stato quasi interamente appannaggio dell’Occidente: il colonialismo è stato proposto come soluzione alla schiavitù e le conversioni forzate sono state sfacciatamente giustificate come missioni civilizzatrici.
La posizione dell’Occidente sul genocidio israeliano a Gaza, tuttavia, offre l’esempio più lampante e attuale di questa contraddizione deliberata. Un breve esame della condotta della Germania negli ultimi due anni è sufficiente per illustrare il punto.
La Germania è il secondo maggiore fornitore mondiale di armi a Israele, dopo gli Stati Uniti. Non solo ha rifiutato di accettare la definizione di genocidio riconosciuta da molti paesi e, alla fine, dalla Corte internazionale di giustizia (ICJ), ma ha anche combattuto ferocemente per proteggere Israele dalla semplice accusa.
A livello interno, ha brutalmente represso le proteste a favore dei palestinesi, arrestato innumerevoli attivisti e vietato l’uso della bandiera palestinese, oltre a numerose altre misure draconiane. Tuttavia, allo stesso tempo, la Germania ha continuato a difendere la libertà di parola e la democrazia e a criticare i paesi del Sud del mondo che avrebbero limitato questi stessi valori.
Com’era prevedibile, la Germania ha continuato ad armare Israele, inventando ogni giustificazione immaginabile per il suo sostegno a Tel Aviv, anche dopo che la Corte penale internazionale (ICC) ha emesso mandati di arresto per i massimi leader israeliani per il crimine di sterminio a Gaza. Solo sotto enorme pressione Berlino ha finalmente ceduto e ha accettato di smettere di approvare le esportazioni di armi verso Israele.
Passiamo ai giorni nostri. La BBC, tra gli altri media, ha riportato il 17 novembre che la Germania avrebbe ripristinato le esportazioni di armi verso Israele, giustificando la decisione con l’annuncio del 10 ottobre di un cessate il fuoco a Gaza, che Israele ha palesemente violato centinaia di volte.
“La decisione della Germania di revocare la sospensione parziale delle spedizioni di armi a Israele è avventata, illegale e invia un messaggio completamente sbagliato a Israele”, ha dichiarato Amnesty International in un comunicato stampa, una condanna che, naturalmente, è stata completamente ignorata.
Una settimana dopo, una nuova ricerca condotta da due istituzioni accademiche di alto livello e molto rispettate ha dimostrato che il numero di palestinesi uccisi a seguito del genocidio israeliano è sostanzialmente superiore alle cifre fornite dal Ministero della Salute di Gaza. Peggio ancora, l’aspettativa di vita a Gaza è crollata di quasi la metà a causa della guerra israeliana.
Delle due istituzioni, il Max Planck Institute for Demographic Research (MPIDR) è tedesco. Questa organizzazione di ricerca leader a livello mondiale è finanziata in gran parte con fondi pubblici provenienti direttamente dal governo federale, lo stesso ente che spedisce le armi che, insieme al sostegno degli Stati Uniti, hanno alimentato l’escalation del numero di vittime a Gaza.
In tutti questi scenari, l’Occidente funge contemporaneamente da giudice e carnefice, da ricercatore onesto e produttore di armi, da violatore e difensore autoproclamato dei diritti umani.
Ma noi del Sud del mondo non dobbiamo semplicemente arrenderci al ruolo di vittime, le cui vite vengono tolte ma contate con precisione. Per rivendicare la nostra agenzia collettiva, tuttavia, dobbiamo iniziare con la consapevolezza unitaria che le contraddizioni calcolate dell’Occidente sono specificamente progettate per perpetuare il più a lungo possibile il rapporto iniquo tra le potenze occidentali e il resto di noi.
Solo denunciando con rigore e respingendo con forza questa ipocrisia potremo finalmente liberarci dall’illusione storica che la soluzione al nostro problema sia occidentale.
Fonte: Common Dreams, 6 dicembre 2025
https://www.commondreams.org/opinion/western-hypocrisy-gaza
Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis
11/12/2025 https://serenoregis.org










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