Marcia per la pace da Brescia alla base atomica di Ghedi il 10 maggio

10 maggio, in mattinata una mobilitazione per il disarmo e contro la guerra

Esiste una “cooperazione nucleare” tra Ghedi e gli F-35 di Amendola. Rappresenta un ingranaggio chiave nella catena di comando nucleare della NATO, che coinvolge l’Italia come Paese “ospitante” di ordigni atomici pur non essendo formalmente una potenza nucleare. Nel pomeriggio convegno a Foggia.

BRESCIA – Venerdì 10 maggio si svolge una marcia per la pace promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, con partenza alle ore 8:45 da Corso Zanardelli, di fronte al Teatro Grande. L’iniziativa, intitolata “In cammino per disarmare le parole, le menti, la terra” (citazione di Papa Francesco), si propone di rilanciare l’attualità dell’articolo 11 della Costituzione e sostenere la campagna R1PUD1A di EMERGENCY.

La marcia è stata organizzata in un contesto segnato da gravi conflitti in corso – dalla Palestina all’Ucraina, dal Sudan ad altri scenari di guerra – e dalla crescente preoccupazione per la corsa agli armamenti e la minaccia nucleare. A tale riguardo è stato ricordato anche l’Orologio dell’Apocalisse, simbolo del rischio di catastrofe globale, oggi fermo a 89 secondi dalla mezzanotte.

Il corteo attraversa varie zone della città di Brescia, fino a Castenedolo e infine arriva all’aeroporto militare di Ghedi, dove si concluderà. Lì è previsto un minuto di silenzio, seguito da alcuni interventi pubblici, tra cui quelli di Luisa Morgantini e Francesco Vignarca.

Alle ore 12:45 è previsto l’arrivo ai cancelli della base atomica di Ghedi

La mobilitazione intende lanciare un messaggio forte contro la logica del riarmo e per una politica estera orientata alla pace.

Perché Ghedi è un luogo simbolico e cruciale

La scelta di concludere la marcia presso la base militare di Ghedi è altamente significativa: si tratta di una delle basi italiane che custodiscono bombe nucleari statunitensi, nell’ambito della strategia NATO della “nuclear sharing”. In caso di esercitazione o di conflitto nucleare, i caccia F-35A dell’Aeronautica Militare, di stanza alla base di Amendola (in Puglia), raggiungerebbero Ghedi per essere armati presso il bunker atomico presente all’interno della base. In caso di esercitazione nucleare, gli F-35 italiani (abilitati all’uso nucleare) non prelevano bombe atomiche reali, ma riproduzioni identiche per forma, peso e comportamento aerodinamico, chiamate “dummy bombs” o “inert training bombs”.

Questa “cooperazione nucleare” tra Ghedi e Amendola rappresenta un ingranaggio chiave nella catena di comando nucleare della NATO, che coinvolge l’Italia come Paese “ospitante” di ordigni atomici pur non essendo formalmente una potenza nucleare. Una situazione che pone gravi interrogativi sulla coerenza con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che “ripudia la guerra come strumento di offesa”, e sull’adesione al Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari (TPAN), che l’Italia non ha ratificato.

Un pomeriggio di approfondimento a Foggia sulla base aerea di Amendola

Proprio nel pomeriggio di oggi 10 maggio, mentre la marcia si concluderà alla base di Ghedi, si svolgerà un convegno pubblico a Foggia, in vista della marcia di domani da Emmaus ad Amendola (FG), presso la base da cui operano gli F-35.
L’incontro di Foggia è oggi dedicato ad approfondire il ruolo strategico della base pugliese nella gestione e nell’eventuale impiego delle testate nucleari presenti a Ghedi, e a riflettere sulle implicazioni costituzionali, politiche e morali della partecipazione italiana alla deterrenza nucleare NATO.

Il convegno vedrà la partecipazione di attivisti, esperti e rappresentanti del movimento per la pace, e si pone in dialogo ideale con la mobilitazione bresciana: due azioni coordinate per una presa di coscienza collettiva sulla minaccia atomica e sulla necessità di un cambiamento di rotta.

Alessandro Marescotti

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