Medicina rivoluzionaria per Cuba e il mondo

Era quasi la fine di agosto del 2005 quando la costa meridionale degli Stati Uniti fu colpita dall’uragano Katrina, considerato da molti come la peggiore catastrofe naturale nella storia di quel Paese. Decine di migliaia di morti, sfollati e una situazione davvero allarmante spinsero Cuba – nazione che allora, come oggi, subiva un rigido blocco da parte dell’impero – a creare a metà settembre la brigata “Henry Reeve” dopo aver offerto aiuto agli Stati Uniti.

Durante il discorso pronunciato quel 19 settembre, il Comandante in Capo ha affermato:

“È un dato di fatto che la cooperazione medica di Cuba e delle sue istituzioni di ricerca scientifica con altre parti del mondo si sta rapidamente espandendo a beneficio dell’umanità. Non c’è quindi nulla di strano nel comportamento di Cuba, che non ha esitato a offrire al popolo degli Stati Uniti l’invio immediato di personale medico esperto con le risorse indispensabili per l’assistenza urgente a persone a rischio di morte a causa di una grave catastrofe naturale. A ciò si aggiungeva il fatto che il nostro Paese è il più vicino alla zona colpita dall’uragano ed era in grado di inviare aiuti umani e materiali in poche ore”.

Sebbene gli Stati Uniti non abbiano mai accettato l’aiuto medico cubano, questa brigata, nei suoi vent’anni di esistenza, ha salvato migliaia di vite in tutto il mondo. I suoi membri hanno dimostrato con i fatti – anche a costo della propria vita – che la patria è umanità e che i popoli del mondo troveranno sempre in Cuba un alleato per affrontare situazioni di disastri e crisi epidemiologiche.

Lo sanno bene in Pakistan, dove le basse temperature, la geografia e le migliaia di chilometri di distanza non hanno impedito ai membri della brigata cubana di assistere la popolazione colpita da un potente terremoto. Lo sanno bene anche in Guatemala, Haiti, Bolivia e Indonesia, solo per citarne alcuni.

Una pietra miliare storica di questa brigata medica è stata senza dubbio la lotta contro l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale.

“(…) L’invio della prima brigata medica in Sierra Leone, indicata come uno dei luoghi più colpiti dalla crudele epidemia di Ebola, è un esempio di cui un Paese può andare fiero, poiché al momento non è possibile raggiungere un traguardo più onorevole e glorioso. Se nessuno ha avuto il minimo dubbio che centinaia di migliaia di combattenti che sono andati in Angola e in altri paesi dell’Africa o dell’America hanno dato all’umanità un esempio che non potrà mai essere cancellato dalla storia umana, tanto meno si può dubitare che l’eroica azione dell’esercito in camice bianco occuperà un posto d’onore in quella storia”, ha scritto il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz in un articolo pubblicato sul quotidiano Granma il 4 ottobre 2014.

Non possiamo parlare di questa esperienza senza ricordare il brigadista Félix Báez, che ha contratto la malattia e l’ha combattuta fino a sconfiggerla. E come se ciò non fosse già un’impresa, una volta guarito ha affermato:

“Finirò ciò che ho iniziato. Tornerò in Sierra Leone”.

Quando il mondo è stato minacciato dal COVID-19, una pandemia globale, la brigata Henry Reeve ha dimostrato ancora una volta il valore della solidarietà. Centinaia di migliaia di professionisti sanitari, riuniti in 58 brigate, sono stati dispiegati in 42 paesi in Europa, America Latina e Caraibi, Africa e Medio Oriente.

Oggi, mentre l’ostilità imperiale intensifica i suoi sforzi per piegare il popolo cubano attraverso la scarsità e la miseria, e le campagne di screditamento prendono di mira la cooperazione medica cubana, la storia e il presente della brigata Henry Reeve si ergono come baluardo e dimostrazione delle più genuine aspirazioni ed essenze della medicina rivoluzionaria cubana.

Fonte: Cuba

Traduzione: italiacuba.it

22/9/2025 https://italiacuba.it/

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