Onestà nei soldi & onestà nelle parole

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La disonestà che si materializza in forma di corruzione è sempre stata non solo un grave peccato contro il settimo comandamento (non rubare), ma anche uno dei reati più esecrabili, soprattutto se commesso nei confronti dei beni pubblici e ancor più se riguarda l’ambito sanitario.

Ma la disonestà non consiste solo nel rubare denaro, è anche violare le regole per ottenerne vantaggio e in tal senso comprende anche l’ottavo comandamento (non dir falsa testimonianza) ed in questo caso è chiamata più propriamente disonestà intellettuale.

Accade talvolta che per difendere la disonestà dei fatti si cada nella disonestà delle parole, magari non rendendosene del tutto conto, ma il falso rimane e può produrre anche guai seri. Ci chiediamo se sia il caso di alcune frasi contenute nel “Programma salute” del M5S quali ad esempio queste:

«Il M5S vuole rivoluzionare il paradigma che lega la tutela della salute alla sostenibilità economica del nostro sistema sanitario e ritiene che la chiave di volta sia […] un’efficace lotta alla corruzione…, […] è compito del legislatore creare nel contempo un contesto sfavorevole alla corruzione e liberare le enormi risorse da reinvestire in salute per i cittadini».

E’ sicuramente un fatto positivo che il M5S abbia elaborato delle linee di politica sanitaria mentre quasi tutti gli altri partiti attualmente sembrano aver dimenticato questo settore, però oltre alla onestà nei soldi sarebbe auspicabile aver maggiore onestà nelle parole, per esempio evitando di far passare il concetto che la sostenibilità economica del SSN dipenda principalmente dai livelli di corruzione e non ad esempio dalla scarsa diponibilità di finanziamenti oltre ovviamente alle inefficienze ed alle inappropriatezze.

È vero che la sostenibilità economica del SSN dipende dai livelli di corruzione? E dove si annida la corruzione?

Le voci del bilancio del SSN si dividono in:

  • 30% salario del personale dipendente
  • 42% acquisto di prestazioni e servizi
  • 20% di consumi
  • 8% residuo di voci prevalentemente finanziarie (ammortamenti, imposte, ecc.).

 

Dove può annidarsi maggiormente la corruzione? Di sicuro un po’ dovunque, ma a differenza di altri settori della spesa pubblica, la spesa sanitaria è molto controllata e controllabile.

L’acquisto di prestazioni e servizi, per esempio, o è un pagamento di collaboratori, come i Medici di Medicina Generale, o è un pagamento di tariffe sulla base di documenti controllabili e controllati, del tutto equiparabili ai cosiddetti costi standard.

I consumi sono prevalentemente consumi sanitari e per lo più consistono nei farmaci utilizzati dagli ospedali pubblici o distribuiti dalle farmacie convenzionate, mentre i consumi non sanitari sono residuali anche se il loro totale non è affatto trascurabile.

Sono a rischio corruzione in sanità molte procedure che non costituiscono uno spreco di denaro anche se producono dei danni gravi agli utenti e agli operatori; è il caso per esempio di nomine o concorsi truccati o della manipolazione delle liste di attesa per favorire gli amici.

C’è poi una micro-illegalità come la ricetta di un farmaco intestata ad un utente ma destinata al suo cane, una prescrizione specialistica per un utente con esenzione dal ticket ma eseguita da un suo familiare, ecc. Tutte queste situazioni sono assolutamente da contrastare, soprattutto perché da molti ritenute veniali, ma non sono “il problema” della sanità!

Ci sono poi i problemi definiti come comparaggio in cui ad esempio il medico prescrive un farmaco, magari untile magari no, solo perchè invitato a farlo da parte del produttore o del farmacista.

C’è invece una possibile macro-illegalità che può riguardare praticamente solo gli acquisti, sia nei prezzi che nelle quantità, e che però può essere individuata con relativa facilità.

Ci sono poi delle “illegalità-legali” come ad esempio definire dei criteri non equi per il riparto delle risorse, stabilire dei ticket che creano difficoltà di accesso, e quindi anche la legalità può essere in qualche misura disonesta.

Si consultino il report del progetto co-finanziato dalla Commissione Europea UNHEALTHY HEALTH SYSTEM, oppure il Libro bianco sulla corruzione dell’ISPE e si veda come la stima che viene fatta dell’impatto della corruzione associata agli sprechi non supera il 5% del totale della spesa sanitaria pubblica.

Quanto pesano invece inefficienze e inappropriatezza?

Con il 5% sottratto dai corrotti (circa 6 miliardi di €uro) si può certamente far molto a favore dei malati e quindi è importante contrastare il fenomeno, ma qual è la percentuale della spesa sprecata nelle inefficienze e nelle inappropriatezze? E la sostenibilità del sistema dipende solo da tutto ciò o piuttosto da altre situazioni strutturali più preoccupanti come ad esempio la carenza di risorse economiche e la crescita dei costi delle nuove tecnologie?

Onestà & efficacia

Allora vigiliamo e interveniamo duramente sulla corruzione e sugli spechi, ma non tralasciamo di valutare l’efficacia del sistema perché un sistema che sia incapace di produrre tutela della salute anche se formalmente onesto diventa sostanzialmente disonesto perché ruba risorse sottraendole ad altri utilizzi essenziali. La lotta alla corruzione è importante, ma non deve essere né una ossessione né un facile strumento elettorale che nasconde l’incapacità di garantire un elevato livello di assistenza sanitaria.

E’ importante quindi che i politici si preoccupino di garantirci un sistema sanitario senza disonestà, ma è ancor molto più importante che ci garantiscano un sistema sanitario capace di produrre salute. Evitiamo di affermare e di far credere che l’unico problema o il problema principale sia la corruzione; continuiamo a cercare di contrastarla con energia ed intelligenza, ma non limitiamoci a questo e lavoriamo per rendere realmente efficace, accogliente e sostenibile la sanità.

Cesare Cislaghi

Da Epidemiologia&Prevenzione

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