Petizioni popolari No Autonomia Differenziata

4+1=6. I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NOAD partecipano alla campagna per 5 SÌ ai referendum dell’8-9 giugno (4 sul lavoro, 1 sulla cittadinanza) aggiungendo – dopo la bocciatura da parte della Consulta del quesito referendario contro la legge Calderoli – la raccolta di firme su una petizione che chiede al Consiglio delle diverse Regioni di non iniziare alcuna trattativa con il Governo per accedere a forme di autonomia differenziata.

Il 19 febbraio scorso l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione, proposta dalle forze di maggioranza, con la quale impegna la Giunta a “manifestare formalmente il venir meno del consenso della Regione E-R alla prosecuzione di qualunque procedimento attuativo dell’art.116 c. 3 Cost.” e “a comunicare formalmente al Governo la volontà di revocare il proprio consenso all’accordo preliminare in merito all’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le regioni Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia del 28 febbraio 2018”.È esattamente quello che chiedevano i/le 3000 sottoscrittori/ici in una petizione popolare del 2021 – arbitrariamente mai discussa – e i/le 6000 sottoscrittori/ici di una proposta di legge regionale di iniziativa popolare del 2023, che chiedeva alla regione di recedere dalle preintese firmate dal presidente Bonaccini con il governo Gentiloni nel 2018, che istituzionalizzarono la richiesta dell’E-R di ben 16 delle 23 materie disponibili alla potestà legislativa esclusiva regionale; iniziative promosse entrambe dal Comitato emiliano-romagnolo Per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata. Alla petizione e alla legge di iniziativa popolare (LIP) è stato fatto esplicito riferimento sia nel dibattito che nella risoluzione approvata, sia nelle parole dell’attuale presidente De Pascale.

Da questo incoraggiante risultato muovono per il momento i Comitati e il Tavolo NOAD di Lazio, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e Toscana, che proporranno analoghe petizioni ai presidenti di quelle Regioni.  Nonostante la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, che di fatto richiede di riscrivere interamente la legge Calderoli per rispettare i principi sanciti dagli articoli 2,3, 5 della Costituzione, il governo persegue ancora la strada dell’autonomia differenziata, questa volta con un disegno di legge delega sulla determinazione dei LEP, considerato atto necessario all’avvio della stipula di intese tra le singole regioni e il Governo. La legge delega sui LEP del ministro Calderoli non è assolutamente rispettosa della sentenza 192 della Corte Costituzionale, che richiede di attribuire al Parlamento, all’organo della rappresentanza politica, incisivi poteri decisionali sull’iter e sulle eventuali Intese. Calderoli prosegue invece sulla strada dell’accentramento dei poteri nel governo per imporre i suoi disegni di sovversione delle istituzioni della Repubblica. Lo fa, nonostante il richiamo forte del presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, che, nella sua relazione annuale sull’attività della Corte stessa ha ribadito, a proposito dell’Autonomia Differenziata, la necessità del “rispetto dell’effettiva garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117, secondo comma, lettera m, Cost.) e con contenuti che non pregiudichino la coesione sociale e l’unità nazionale, valori caratterizzanti la forma di Stato, il cui indebolimento può minare i fondamenti della democrazia rappresentativa. In questa prospettiva la Corte (sentenza n. 192) ha dichiarato costituzionalmente illegittime numerose disposizioni della legge n. 86 del 2024, attuativa dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, riguardante l’autonomia differenziata delle regioni ordinarie. Le regioni possono chiedere il trasferimento di specifiche funzioni, non di materie, e debbono fondare la loro richiesta alla luce del principio di sussidiarietà, alla stregua del quale per ogni specifica funzione va individuato il livello territoriale più adeguato, in relazione alla natura della stessa, al contesto locale e anche a quello più generale in cui avviene la sua allocazione”. Ha poi evidenziato che “la centralità del ruolo del Parlamento nel disegnare l’autonomia differenziata, oltre che nella definizione dei LEP per ciascuna materia, è stata sottolineata anche dall’interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione sull’approvazione con legge dell’intesa tra Stato e Regioni, chiarendo che la legge di differenziazione non è di mera approvazione dell’intesa (“prendere o lasciare”), ma implica il potere di emendamento delle Camere, con la possibilità che, in ipotesi siffatte, l’intesa possa essere eventualmente rinegoziata”. Ci pare che la scelta di procedere per disegno di legge delega e il contenuto delle bozze del dispositivo presentato da Calderoli in consiglio dei ministri vadano nella direzione esattamente contraria a quanto rievocato dal presidente Amoroso.

Con le petizioni regionali intendiamo diffidare – lasciando ancora la parola a cittadine e cittadini – i presidenti di regione dall’intraprendere la strada autoreferenziale e autoritaria tracciata dal ministro Calderoli. 

Tavolo No Autonomia differenziata

Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, luguaglianza dei diritti e lunità della Repubblica

Esecutivo nazionale NO AD

24/7/2025

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