Pragmatismo chavista in condizioni di assedio e guerra multifattoriale
Momenti di resistenza e unità, il Venezuela ricorda il colpo di stato contro Hugo Chávez, una lezione storica di sovranità e democrazia popolare. Foto: AFP
di Francisco Ameliach
Pragmatismo assoluto o neoliberista
Il pragmatismo assoluto o neoliberista costituisce l’approccio del pragmatismo come motore della depoliticizzazione e della de-ideologizzazione, uno dei fenomeni socio-politici globali più rilevanti degli ultimi decenni.
Quando la politica si muove verso un pragmatismo assoluto, smette di essere una lotta di valori per diventare un’amministrazione delle risorse. Questo porta di conseguenza alla fine delle grandi narrazioni: seguendo la logica di autori come Daniel Bell (La fine delle ideologie), si presume che le grandi dispute storiche siano finite e che tutto ciò che resti sia ottimizzare l’attuale sistema globale predominante.
Hugo Chávez si oppone alla tesi del pragmatismo assoluto e alla “fine delle ideologie.” Nel Blue Book afferma quanto segue: “Viviamo davvero in un’epoca in cui le ideologie sembrano essere estinte. ‘ La fine delle ideologie’, come non pochi studiosi dell’epoca l’hanno chiamata… Ed è proprio in questo quadro deideologico e con lo scopo di trovare risorse valide affinché il nostro popolo possa avanzare lungo la mappa intricata e complessiva del futuro che abbiamo osato invocare un modello ideologico autoctone radicato nelle profondità della nostra origine e nel subconscio storico dell’essere nazionale.”
Autori contemporanei come Slavoj Žižek sostengono che il pragmatismo assoluto sia, di per sé, l'”ideologia invisibile”. Dicendo “Non sono ideologico, non sono politico, sono pratico”, lo status quo (di solito neoliberismo) viene accettato acriticamente come se fosse una legge naturale e non una scelta politica.
Il pericolo del pragmatismo assoluto è che possa trasformare la politica in un semplice “mantenimento del sistema imperialista”, perdendo la capacità di immaginare futuri diversi o profondi cambiamenti strutturali.
Quando il pragmatismo assoluto si scontra con il mistero rivoluzionario, si verifica una rottura che colpisce sia l’identità del movimento sia il suo legame con l’elettorato. Per un movimento basato sulla lotta eroica (Rivoluzione Bolivariana), la memoria storica e ideologica è il suo principale vantaggio; è ciò che legittima la loro esistenza.
La fedeltà degli elettori hard-base nei movimenti epici non è razionale-economica, è per lo più emotiva e morale. Il pragmatismo assoluto rompe questa formula causando la smobilitazione: la lotta eroica richiede militanza attiva. Con la scomparsa della “mystique”, la volontà di difendere il progetto nei momenti di crisi svanisce.
Pragmatismo chavista
Hugo Chávez, senza abbandonare la sua forte carica ideologica, propose il pragmatismo come metodo o tattica di resistenza attiva per raggiungere principi ideologici e obiettivi storici; per questo motivo attaccò il dogmatismo, soprattutto quando sentiva che la teoria distanziava i suoi seguaci dalla realtà o dall’efficienza necessaria per governare.
Chávez era solito criticare coloro che cercavano di governare i libri successivi alla lettera, senza interpretare correttamente i diversi contesti che prefigurano la realtà esistente. In un’occasione espresse:
“Non lasciamoci intrappolare nei dogmi. Il dogmatismo è il peggior nemico della creazione rivoluzionaria.”
Sull’unità rispetto alla “purezza ideologica”, Chávez fu un grande stratega dell’unione. Criticò i gruppi radicali di sinistra frammentati dai “purismi”.
“Unità, unità, unità. Dobbiamo essere in grado di lavorare con chi non pensa esattamente come noi per un obiettivo più alto.”
L’influenza del pensiero antidogmatico di Hugo Chávez sulla Legge Anti-Blocco che ispirò la riforma della Legge sugli Idrocarburi, entrambe proposte dall’attuale Presidente (E). Delcy Rodríguez, è una linea diretta che il governo di Nicolás Maduro ha usato per legittimare una svolta necessaria per affrontare il blocco economico imposto dagli Stati Uniti. La legge non è un tradimento della Rivoluzione Bolivariana, ma un’applicazione del pragmatismo chavista in condizioni di assedio e guerra multifattoriale.
Quando un governo apporta riforme sociali, economiche o politiche per evitare una guerra, sta applicando un calcolo costi-benefici. Il pragmatismo qui risiede nel riconoscere che il costo della riforma è inferiore al costo totale di un’invasione, di una guerra civile, della distruzione delle infrastrutture e di una possibile perdita di energia. Viene ceduto in secondo: una legge, una politica economica, per salvare la cosa principale: l’esistenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Non ho dubbi che il Presidente (E). Delcy Rodríguez sta facendo la cosa giusta secondo la logica del pragmatismo chavista. Se Chávez fosse vivo di fronte a una minaccia di occupazione o di collasso totale, non si aggrapperebbe a una legge che soffocerebbe il popolo, ma “spezzarebbe gli ancoragi” per salvare la Repubblica. Il pragmatismo chavista applicato dal Presidente (E). Delcy Rodríguez permette alla Repubblica Bolivariana del Venezuela di sopravvivere mantenendo la sua identità storico-ideologica. È proprio la sua identità storico-ideologica a costituire il principale deterrente contro le minacce esterne e interne.
(Articolo tratto da RedH)
19/2/2026 https://www.telesurtv.net/opinion/










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