Reporter senza frontiere: la libertà di stampa nel mondo è al livello più pericoloso degli ultimi venticinque anni
Reporters Senza Frontiere (RSF) ha affermato che la libertà di stampa a livello globale ha raggiunto il punto più basso degli ultimi 25 anni, registrando un declino senza precedenti in un contesto sempre più desolante, caratterizzato da un aumento delle persecuzioni contro i giornalisti e da un inasprimento delle restrizioni legali e politiche nei loro confronti.
Nel suo rapporto annuale, che monitora l’Indice mondiale della libertà di stampa per il 2026, l’organizzazione ha dichiarato che più della metà dei paesi e territori del mondo rientra ora nelle categorie “difficile” o “molto grave” per quanto riguarda la libertà di stampa, per la prima volta in un quarto di secolo dal lancio dell’indice.
La percentuale della popolazione mondiale che vive in paesi con un ambiente stampa “buono” è crollata dal 20% del 2002 a meno dell’1%, con questa categoria ora limitata a soli sette paesi del Nord Europa, guidati dalla Norvegia.
Una stampa in agonia
Reporter senza frontiere ha affermato che non solo la libertà di stampa si sta deteriorando, ma che “il giornalismo stesso sta morendo”, soffocato dalla retorica politica anti-giornalistica e da un ambiente di lavoro sempre più ostile in tutto il mondo. L’organizzazione ha rilevato che i giornalisti continuano a essere uccisi o imprigionati per il loro lavoro, in contesti in cui le politiche di sicurezza nazionale si intrecciano con campagne diffamatorie, minacce e attacchi sistematici.

In questo contesto, l’organizzazione ha sottolineato che più di 220 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dall’esercito israeliano dall’ottobre 2023, di cui almeno 70 uccisi mentre svolgevano il loro lavoro, segnando uno dei periodi più letali nella storia del giornalismo contemporaneo.
Restrizioni legali
L’organizzazione ha spiegato che la manifestazione più evidente del declino globale di quest’anno si è riscontrata nell’ambiente giuridico, dove un numero crescente di paesi sta emanando leggi che limitano il lavoro giornalistico con il pretesto di combattere il terrorismo o proteggere la sicurezza nazionale. Ciò apre la strada alla criminalizzazione della pratica giornalistica e all’imposizione di una rigida censura su contenuti e risorse.
Uno scenario desolante
La Norvegia ha mantenuto il primo posto per il decimo anno consecutivo, seguita da altri paesi europei come i Paesi Bassi e l’Estonia. Tutti i 19 paesi ai primi posti della classifica provenivano dall’Europa. La Francia si è classificata al 25° posto nella categoria “abbastanza buono”, mentre la Germania al 14°, scendendo di tre posizioni rispetto all’anno precedente, ma rimanendo nella categoria “soddisfacente”.
Al contrario, l’Eritrea è rimasta in fondo alla classifica, al 180° posto, insieme ad altri paesi con prestazioni pessime come la Corea del Nord e la Cina.
Un ambiente ostile
Reporter senza frontiere ha evidenziato la crescente ostilità nei confronti dei giornalisti in Germania, nonostante il suo posizionamento tra i paesi “soddisfacenti”. L’organizzazione ha rilevato che i giornalisti tedeschi subiscono abusi online, minacce, campagne diffamatorie e una crescente sfiducia. Ha avvertito che coloro che si occupano di temi delicati, come gli ambienti di estrema destra o la guerra di Gaza, sono soggetti a pressioni crescenti, dibattiti accesi e timori di essere presi di mira pubblicamente.
Ascesa, declino e miglioramento
L’indice ha rivelato notevoli disparità tra i paesi. La Siria ha registrato il miglioramento più significativo nella sua classifica, passando dal 177° al 141° posto dopo la caduta del governo del presidente Bashar al-Assad alla fine del 2014 e i successivi cambiamenti politici.
Al contrario, il Niger ha subito il calo più consistente nella classifica del 2016, scendendo di 37 posizioni fino al 120° posto. L’organizzazione ha interpretato questo dato come un riflesso del deterioramento della libertà di stampa nella regione del Sahel nel corso degli anni. Anne Bocande, funzionaria dell’organizzazione, ha spiegato che alcuni paesi che un tempo erano all’avanguardia in materia di libertà di stampa hanno subito un profondo declino con l’avvento dei regimi militari, come nel caso del Mali (121° posto) e del Burkina Faso (110° posto). Nel frattempo, l’intera regione del Sahel soffre sotto il peso degli attacchi dei gruppi armati e della repressione imposta dalle successive giunte militari.
Stati Uniti: attacchi sistematici
Gli Stati Uniti, la cui posizione in classifica era già scesa nel 2024 da “abbastanza buona” a “problematica” nell’anno della rielezione di Donald Trump, sono ulteriormente calati di sette posizioni, raggiungendo il 64° posto.
Il rapporto afferma che Trump “ha reso sistematica la persecuzione della stampa e gli attacchi ai giornalisti”, citando il caso del giornalista salvadoregno Mario Guevara, che aveva denunciato la detenzione degli immigrati. Il rapporto evidenzia inoltre la “drastica riduzione del personale dell’Agenzia statunitense per i media globali” e le conseguenti chiusure, sospensioni e licenziamenti di organi di informazione, con tutte le ripercussioni negative che ciò ha avuto sui media internazionali.
Metodologia dell’indice
L’Indice della libertà di stampa, elaborato da Reporter Senza Frontiere valuta la situazione in 180 paesi e territori sulla base di una serie di criteri, tra cui la sicurezza, il contesto politico, il quadro giuridico e le condizioni economiche e sociali che influenzano la libertà di stampa. Secondo l’organizzazione, la tendenza generale per il 2026 rivela un mondo in cui la “zona rossa” si sta espandendo, mentre gli spazi sicuri in cui i giornalisti possono svolgere il proprio lavoro senza timore di repressione, violenza o persecuzione legale si stanno riducendo.
2/5/2026 https://www.anbamed.it/










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