RSA E I DANNI AI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI

I DANNI CHE FANNO I COMUNI CHE NON APPLICANO CORRETTAMENTE L’ISEE E LE SALVAGUARDIE DI REDDITO MINIMO PER I CONIUGI DEI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI RICOVERATI SONO DEVASTANTI

Oggi al lavoro sul caso di una malata non autosufficiente ricoverata in convenzione con l’Asl Città di Torino in Rsa. Importo della retta alberghiera: 1.750 euro/mese; sua pensione 660 euro/mese; pensione del marito 1400 euro/mese. No figli. Proprietà: la prima casa. Bruciati i pochi risparmi di una vita, adesso il marito non riesce (strano!) a vivere con 300 euro al mese (somma delle pensioni meno importo retta).

Se il Comune di Torino facesse bene il suo lavoro, ovvero rispettasse le leggi e applicasse correttamente l’Isee (Dpcm 159/2013), cioè la normativa nazionale di Livello essenziale, il marito avrebbe a disposizione una cifra dignitosa per vivere e la malata pagherebbe quello che può.

Invece, l’Amministrazione del Comune di Torino (l’Assessore Jacopo Rosatelli – AVS e la Direttrice dell’Area disabilità e anziani, Agnese Ambrosi) ritengono “equo” – come dichiarato in Commissione pubblica e davanti ai magistrati – che in un caso simile, centinaia di casi simili, il Comune neghi qualsiasi aiuto e lasci da sole le famiglie torinesi.

Se la Regione Piemonte facesse bene il suo lavoro, oltre ad aver scritto (con dieci anni di ritardo) le linee guida sull’applicazione dell’Isee (Dgr 6 giugno 2023, n. 10-6984), ne pretenderebbe – ne imporrebbe con le leve che ha – l’applicazione da parte dei Comuni. In particolare, pretenderebbe che: “Nel caso di nuclei familiari con due o più persone deve essere in ogni caso preservato al nucleo familiare una disponibilità economica mensile residua non inferiore alla ‘soglia di povertà relativa’ (somma aggiornata annualmente su base ISTAT)” [è uno stralcio della Delibera regionale citata] e che “l’assistenza morale e materiale” dei coniugi e il contributo “ai bisogni della famiglia” (articolo 143 del Codice Civile) si traducano concretamente, nella situazione descritta, in un mantenimento dignitoso del coniuge che rimane a casa, prima di pagare la retta del ricovero.

Invece, l’Assessore Maurizio Marrone, FdI, ha prorogato sine die l’obbligo per i Comuni di presentargli i regolamenti di integrazione retta aggiornati in base alle nuove disposizioni, permettendo così un’estesa e impunita disapplicazione della sua stessa delibera.

A rimetterci, i piemontesi (torinesi, in questo caso), stretti tra il NO del Comune e le fatture Rsa che arrivano senza sosta.

Con Renato e Paola, con i volontari di Fondazione promozione sociale, con gli Avvocati e gli (ex) funzionari dei servizi sociali che fanno parte della nostra squadra, si lavora anche oggi come ogni giorno, per garantire giustizia e dignità alla loro condizione (e a quella di migliaia come loro). Non per favore, ma per diritto.

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28/8/2025

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