Sovranità contro le imposizioni: la risposta di Cuba alle richieste di Washington

La recente intervista concessa dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez alla rete televisiva statunitense NBC News ha chiarito una posizione che, al di là della congiuntura politica, fa appello ai principi fondamentali del diritto internazionale: l’autodeterminazione e la sovranità. Alla domanda se fosse disposto a lasciare la carica, la risposta non è stata solo un rifiuto categorico, ma una lezione di dignità diplomatica.

La legittimità nasce dal popolo, non dalle potenze straniere

L’argomento centrale del leader smonta la logica della subordinazione. Cuba, in quanto Stato libero e sovrano, non deve il proprio mandato a decisioni prese nello Studio Ovale o al Dipartimento di Stato. La struttura del potere sull’isola, come ha ben spiegato il presidente, deriva da un processo di partecipazione popolare che ha inizio nei quartieri e nei distretti elettorali, culminando in una leadership collegiale che risponde alla propria Assemblea Nazionale e, in ultima istanza, ai propri cittadini.

Accettare una richiesta esterna di dimissioni non sarebbe un atto di «salvezza» nazionale, ma un tradimento delle istituzioni del Paese e del voto di coloro che partecipano al suo sistema politico. Nelle parole del presidente, se qualcuno deve giudicare la sua idoneità alla carica, è il popolo cubano, non un governo straniero.

Il doppio standard e la mancanza di autorità morale

Uno dei momenti più incisivi dell’intervista è stata la messa in discussione dell’autorità morale degli Stati Uniti nel pretendere cambiamenti democratici mentre mantengono una politica di ostilità sistematica. È una contraddizione flagrante fingere di mostrare «preoccupazione» per il benessere del popolo cubano quando, allo stesso tempo, si impongono misure che soffocano la sua economia e ne limitano lo sviluppo.

La posizione cubana è coerente: il rispetto della sovranità deve essere bidirezionale. Così come Cuba non esige cambiamenti nel sistema politico statunitense – nonostante le sue evidenti crepe e disuguaglianze –, Washington non ha il diritto di imporre modelli o nomi alla guida dello Stato cubano.

Una via verso il dialogo senza condizioni

Lungi dal chiudere le porte, l’intervento del presidente ha ribadito la volontà di procedere verso una normalizzazione delle relazioni, ma a una condizione non negoziabile: la parità sovrana.

Il messaggio per la comunità internazionale e per il popolo statunitense è chiaro:

  • Cuba è disposta a discutere qualsiasi tema, purché non vi siano condizioni che ledano la sua indipendenza.
  • Il confronto si è rivelato un fallimento storico che danneggia solo le famiglie di entrambe le nazioni.
  • La vera diplomazia si costruisce sul riconoscimento reciproco, non sull’ultimatum.

In definitiva, la risposta del presidente cubano alla NBC News non è solo la difesa di una carica o di un governo, ma la difesa di un principio universale: il diritto di ogni nazione a decidere del proprio destino senza tutela né pressioni esterne. La sovranità, come è stato dimostrato, non è una merce di scambio.

https://youtu.be/M8Y8uLUUm_8?si=5hKMoqejYtjEwFHy

Fonte: Razones de Cuba

Traduzione: italiacuba.it

18/4/2026 https://italiacuba.it/

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