Verso una conferenza NordEst-Asiatica su Pace e Sicurezza
Politici, accademici e attori della società civile hanno chiesto l‘istituzione di una Conferenza Nordest-Asiatica sulla Sicurezza e la Cooperazione – una struttura semi-permanente, multinazionale, inter-governativa di dialogo.
Passi pratici per realizzare la visione
Un’esperienza, organizzare un dialogo di una settimana sulla risoluzione dei conflitti fra partecipanti di Taiwan, della Cina continentale, del Nord-America e del Giappone nel dicembre 2025 a Okinawa, sede di vaste basi militari USA, che mi ha rammentato la paura costante e l’indicibile sofferenza patite dalle comunità locali in condizioni di acuita insicurezza regionale. Con l’incessante successione di aerei da caccia ruggenti sopra di noi durante i lavori, era difficile non connettere la presenza di queste basi ai presunti avversari che dovevano scoraggiare e affrontare. Quanto mai impressionante in proposito era la pubblica dimostrazione di solidarietà sulla scena globale fra il presidente cinese Xi Jinping, quello russo Vladimir Putin, e il nord-coreano Kim Jong Un alla parata militare tenutasi a Pechino a inizio settembre 2025, in commemorazione dell’ottantesimo anniversario della vittoria del 1945 della Cina nella Guerra di Resistenza contro l’Aggressione Giapponese e la Guerra Mondiale Antifascista.
Più di recente, da fine dicembre 2025 a inizio gennaio 2026, l’Esercito di Liberazione del Popolo Cinese ha svolto intense esercitazioni militari con munizioni vere in zone dello spazio aereo e marittimo attorno a Taiwan, in protesta contro l’approvazione di Washington di vendite di armi USA a Taipei per undici miliardi di dollari. Presi nell’insieme, questi sviluppi illustrano una realtà inquietante: sfiducia, polarizzazione e militarizzazione stanno crescendo in modo significativo in tutta l’Asia di nordest.
Tali avvenimenti sottolineano pure i pericoli inerenti alla logica prevalente della deterrenza – approccio che cerca di garantire la propria sicurezza mediante un’esibizione credibile di capacità minacciosa intesa a dissuadere un presunto avversario ad intraprendere azioni nocive. Il problema fondamentale con la deterrenza sta nel dilemma di sicurezza che inevitabilmente produce: le potenze in contesa cercano continuamente di superarsi mentre mancano di qualunque effettivo meccanismo per arrestare l’escalation delle reciproche minacce, sospetti e paure.
In risposta a tali sfide, politici, accademici e attori della società civile hanno chiesto l‘istituzione di una Conferenza Nordest-Asiatica sulla Sicurezza e la Cooperazione – una struttura semi-permanente, multinazionale, inter-governativa di dialogo su preoccupazioni condivise di sicurezza regionale, mirante a costruire fiducia, ridurre i rischi e prevenire conflitti.
A maggio 2025, per esempio, il partito giapponese Komeito ha pubblicato la Visione PacificantedelKomeito, che identifica tre priorità a lungo termine di politica estera: l’abolizione degli armamenti nucleari, la regolamentazione dell’IA, e la creazione di una conferenza per la sicurezza regionale dell’Asia di nordest. La proposta del Komeito s’ispira esplicitamente alla Conferenza su Sicurezza e Cooperazione in Europa (CSCE), iniziata dalla Finlandia nel 1972; processo che culminò nella firma dell’Atto Finale di Helsinki del 1975 – una ponderosa serie di accordi su misure di promozione della fiducia europea – e poi s’evolse nella Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) nel 1995. Oggi l’OSCE raduna cinquantasette stati partecipanti in un dialogo continuativo, misure promotrici di fiducia e pratiche cooperative di sicurezza, pur con sfide non da poco.
Questa visione trova sostegno da Izumi Nakamitsu, UN Sotto-Segretario Generale OU e Alto Rappresentante per gli Affari di Disarmo, che ha avallato sforzi coordinati per realizzare una Conferenza Nordest-Asiatica sulla Sicurezza e la Cooperazione (link al video).
Nel sottolineare il bisogno di riflettere le distinte realtà storiche, culturali e geopolitiche regionali – anziché replicare l’esperienza europea della CSCE/OSCE – l’Alto Rappresentante Nakamitsu pone in risalto l’utilità di un approccio graduale: iniziare e collegare dialoghi securitari multilaterali fra parti disposte e mediante canali di Track2 [modalità diplomatica non-governativa professionale riconosciuta di conflictresolution -ndt], spianando così col tempo la strada a un processo più stabile, ampio e conclusivamente istituzionalizzato di dialogo securitario regionale.
Deve ancor emergere consenso sulla precisa composizione di tale conferenza. La ma proposta suppone sette partecipanti base – Cina, Stati Uniti, Russia, Nord-Corea, Sud-Corea, Giappone, e Mongolia – quali stati membri, con disposizioni pratiche per assicurare una significativa partecipazione taiwanese. L’associazione potrebbe espandersi gradualmente, mantenendo la porta aperta per un impegno nordcoreano.
Come qui si definisce, la regione nordest-asiatica contiene parecchie line di faglia politiche e securitarie nonché divisioni a quanto pare esistenziali, segnatamente nei rapporti fra Nord- e Sud-Corea, Stati Uniti e Nord-Corea, Giappone e Nord-Corea, e Taiwan e Cina continentale. Inoltre, le relazioni USA–Cina – insieme a quelle USA-Russia – attualmente mostrano segni premonitori crescenti che una mala gestione potrebbe rapidamente intensificarsi in tensioni sistemiche o addirittura esistenziali, con parecchie globali implicazioni gravi. Una conferenza securitaria semi-stabile per la NordEst-Asia, se realizzata, bisognerebbe che fosse quanto mai pratica, adattativa, e di mutuo beneficio, capace di trattare queste divisioni consolidate adeguatamente e in definitiva costruttivamente. Compito che per ora può sembrare scoraggiante.
Tuttavia tre recenti sforzi regionali indicano fondamenta istituzionali e precedenti diplomatici, suggerendo che un progresso apprezzabile verso la realizzazione di tale visione non sia fuori portata.
- Dal 2003 al 2009, la Cina ha ospitato con un ruolo guida i Colloqui a Sei (Six-Party Talks) sulla denuclearizzazione della penisola coreana, facilitando intensi negoziati fra Nord- e Sud-Corea, USA, Cina, Russia, e Giappone. Questo procedimento diplomatico ad alto livello emerse in risposta all’acuta crisi di sicurezza innescata dall’annuncio formale della Nord-Corea nel gennaio 2003 del proprio ritiro dal NPT-Trattato di Non-Proliferazione Nucleare. Benché le parti emettessero una Dichiarazione Congiunta nel settembre 2005 – in cui Pyongyang dichiarava la propria intenzione di abbandonare tutti gli armamenti nucleari e i programmi nucleari esistenti – successivi test nucleari e missilistici della Nord-Corea, insieme a una profonda sfiducia montante fra le parti stesse, portò infine a terminare i colloqui nel 2009.
- Dal 2014, la Mongolia ospita annualmente l’Ulaanbaatar Dialogue on Northeast Asian Security, che riuniva funzionari governativi, ex-funzionari, e studiosi di Cina, Nord- e Sud-Corea, Giappone, e Russia per discutere temi inerenti alla sicurezza regionale. Si invitano anche regolarmente partecipanti da USA, Canada, Europa e altre regioni, creando così una rara e preziosa sede in cui rappresentanti nord-coreani possano interloquire con un ampio spettro di controparti. Diversamente dai Colloqui a Sei, il Dialogo di Ullaanbaatar non è inteso come negoziato bensì come forum di scambio, apprendimento e promozione di fiducia.
- Dal 2005 l’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) – organizzazione di undici membri ad ottobre 2025 – convoca annualmente il Vertice dell’Est-Asia (EAS), che riunisce i capi ASEAN ed otto stati non-ASEAN: USA, Cina, Russia, Giappone, Sud-Corea, India, Australia, e NuovaZelanda. Benché non vi sia inclusa la Nord-Corea, l’EAS fornisce una estesa piattaforma di alto livello mediante la quale i capi nordest-asiatici incontrano regolarmente le proprie controparti sudest-asiatiche per discutere sfide securitarie regionali ed emettere dichiarazioni pubbliche sugli esiti delle proprie discussioni.
Questi tre esempi di dialogo ad alto livello sono illustrativi ma tuttora istruttivi per la proposta conferenza Nordest- Asiatica sulla sicurezza: nel loro insieme dimostrano sia la fattibilità che la praticità di tenere regolari dialoghi regionali – come l’Ulaanbaatar Dialogue e l’East Asia Summit – che equiparino componenti chiave della proposta conferenza per forma e funzione. Vale pure la pena notare che questi due ultimi stanno in netto contrasto con i ambiziosi negoziati tesi al risultato esemplificati da Colloqui a Sei infine abortiti.
Una veduta comparative di questi tre esempi mette anch’essa in risalto il ruolo durevole del “soft power” – esercitare influenza e leadership mediante il dialogo e la persuasione anziché la coercizione – col non minacciare convocatori come la Mongolia e stati membri dell’ASEAN. Quest’osservazione echeggia i ruoli catalitici avuti attualmente o storicamente da Qatar, Oman, Svizzera, Finlandia, Norvegia, Singapore come convocatori e facilitatori strategici di dialoghi consequenziali fra parti in conflitto. Un’implicazione per la proposta conferenza sulla sicurezza nordest-asiatica è il valore di identificare un anfitrione iniziale reciprocamente accettabile – forse la Mongolia, o potenzialmente il Giappone o la Sud-Corea – cioè distinto dalle potenze più influenti della regione, particolarmente gli Stati Uniti e la Cina.
Se da un lato il bisogno di una proposta conferenza regionale come antidoto a un sovraffidamento sulla deterrenza è sempre più evidente, la probabilità che Washington, Pechino, Mosca, e altri centri di potere adottino prontamente una tale visione a breve termine resta bassa. A breve-medio termine, ciò che possiamo fare – noi attori volonterosi della società civile, di istituzioni governative e dell’accademia – è costruire ed espandere una rete di opinion leader influenti in ogni stato membro proposto, impegnati in, o almeno aperti a, questa visione.
Più specificamente, questo sforzo preparatorio coinvolgerebbe una squadra multinazionale di formatori competenti, d’esperienza e di mutua fiducia, che operino a fianco di personale amministrativo designato all’uopo e sostenuto da finanziamenti regolari – per i quali bisogna identificare le fonti – da convocare regolarmente facilitandone seminari professionali. Che si terrebbero entro i singoli stati membri nelle rispettive lingue, e trasversalmente in altri stati in inglese come lingua di lavoro condivisa. Tali seminari sarebbero progettati per attrezzare professionisti – tratti da istituzioni governative e diplomatiche, dall’apparato militare, dai partiti politici, da think tank, istituti educativi e accademici, organizzazioni mediatiche e associazioni della società civile – con particolari competenza nella risoluzione di problemi per promuovere la sicurezza regionale.
Usando un approccio molto esperienziale e partecipatorio all’apprendimento e alla formazione di relazioni, i seminari introdurrebbero analisi applicata del conflitto e competenze risolutive, competenze di leadership culturalmente sensibile, e competenze in definizione inclusiva di politiche e promozione di politiche, mediante una combinazione di simulazioni basate su specifici scenari e sperimentazioni basate sull’effettivo campo. Le attuali sfide alla sicurezza regionale – come quelle attraverso lo Stretto di Taiwan, sulla penisola coreana, e nel Mar Cinese Meridionale e Mar cinese Orientale – nonché gli ostacoli alla realizzazione della visione proposta, servirebbero come casi di studio attuali.
Seminari ricorrenti per partecipanti sia precedenti che nuovi creerebbero gradualmente una rete crescente di leader e professionisti competenti e connessi – entro e oltre le istituzioni di governo – che coerentemente porrebbero in risalto il bisogno, e la fattibilità, di una conferenza regionale sulla sicurezza semi-permanente, reagendo al contempo a sfide securitarie emergenti entro e fra stati membri.
Avendo funto da formatore per la risoluzione di conflitti per partecipanti governativi, diplomatici, militari e della società civile per oltre venticinque anni nell’Asia-Pacifico e oltre, sono profondamente convinto che, ove adottati su scala appropriata, tali sforzi protratti di formazione delle capacità e di rete sarebbero molto più efficaci nei costi e nel rassicurarsi reciprocamente che le misure di sicurezza tradizionali nell’accrescere la sicurezza regionale.
Consegnato all’Università Ritsumeikandi Kyoto, Giappone, il 18 dicembre 2025
EDITORIAL, 12 Jan 2026
#933 | Tatsushi Arai – TRANSCEND Media Service
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
13/1/2026 https://serenoregis.org/










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