CPR, la cura sotto accusa. Il dottor Nicola Cocco: «La detenzione amministrativa è un dispositivo patogeno»

PH: Mai più lager – NO ai CPR

L’inchiesta che ha coinvolto oltre venti medici impegnati nei CPR ha riportato al centro del dibattito il ruolo della medicina nei luoghi della detenzione amministrativa. Come abbiamo raccontato, al centro della vicenda non c’è soltanto la contestazione di presunti reati, ma una questione più profonda: quale autonomia può avere la pratica medica quando la certificazione sanitaria diventa un passaggio necessario per rendere possibile il trattenimento?

La campagna promossa dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (S.I.M.M.) 1 e ha sollevato da tempo una questione altrettanto centrale: se la detenzione amministrativa e i CPR sono luoghi che producono sofferenza e hanno effetti sulla salute, che cosa significa dichiarare una persona «idonea» alla permanenza al loro interno? 2

È da qui che parte la conversazione tra l’avvocato Arturo Raffaele Covella e il dottor Nicola Cocco (disponibile anche video), tra i promotori della campagna della SIMM sulle certificazioni di idoneità 3. Dalla campagna all’inchiesta sui medici, il nodo è uno: «Non si può chiedere alla medicina di diventare un bollino per una procedura di polizia».

Una riflessione sulla patogenicità della detenzione amministrativa, sull’autonomia della professione medica e sul significato della cura dentro i CPR. E proprio alla fine della conversazione, Nicola Cocco ha voluto aggiungere una cosa: un ringraziamento per le mobilitazioni e per la rete di solidarietà che si è attivata attorno ai medici coinvolti nell’inchiesta.

Un messaggio che restituisce anche il senso collettivo di una mobilitazione che, in queste giorni, ha attraversato associazioni, professionisti, realtà sociali e singole persone.

PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)

Arturo Raffaele Covella: Buonasera, siamo con il dottor Nicola Cocco, che ringrazio perchè ha accettato questo invito. Non ci accingiamo a fare un’intervista ma una chiacchierata tra due amici e tra due persone che conoscono le vicende dei CPR, i problemi dei CPR e quindi masticano un po’ la materia.

Innanzitutto, Nicola, ti volevo chiedere, anche alla luce di tutto quello che è successo: come stai?

Nicola Cocco: Sì, ti ringrazio. Allora, io sto bene anche se questa situazione è di una pressione veramente significativa, sia per il significato stesso della denuncia, perché, insomma, l’associazione a delinquere è un reato grave, sia per una ragione di carattere culturale, della percezione, proprio da parte mia.

Perché io sono come te, insomma, siamo cresciuti negli anni ’90: per noi l’associazione a delinquere era la criminalità organizzata. Beh, adesso trovarsi accusato di questa cosa chiaramente fa soffrire.

Soprattutto mi fa spaventare per ciò che questo significa nell’atmosfera culturale e politica del nostro Paese. Però sto bene, come puoi vedere: non sono dimagrito, non sono sciupato. E la mia preoccupazione ovviamente è legata alla mia situazione familiare, che ovviamente viene toccata da un’indagine di questo impatto.

Come ho detto dall’inizio, io non ho nulla da nascondere, così come nulla da nascondere ha la nostra campagna, e andremo avanti a fare quello che stavamo facendo.

PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)

Arturo Raffaele Covella: Mi fa piacere vedere che, insomma, anche l’ironia è rimasta intatta. Senti, noi ci siamo visti di persona il 18 agosto, quando abbiamo partecipato a un convegno organizzato dalla diocesi a Melfi sui CPR. In quell’occasione abbiamo avuto modo di scambiare due battute proprio sulle indagini che erano in corso a Ravenna 4.Ti saresti aspettato che da lì a poco sarebbe successo tutto questo trambusto e di trovarti in questa situazione?

Nicola Cocco: Allora, io mi aspettavo la perquisizione. Questa me l’aspettavo già da febbraio. L’avevo detto anche pubblicamente, l’avevo detto in televisione. Lo mettevo in conto proprio perché sapevo che uno degli aspetti cardine di quell’indagine è proprio la campagna che noi abbiamo fatto partire.

Non mi aspettavo l’accusa di associazione a delinquere, questo non me l’aspettavo. E non me l’aspettavo in questi tempi, nel senso che io, prima dell’estate, mi sono detto: “Vabbè, può essere che non vengano più a fare questa perquisizione“, perché ormai i materiali sono talmente diffusi, talmente, diciamo, condivisi, che hanno quello di cui avevano bisogno. Considera che la stragrande maggioranza delle cose erano già pubbliche. Quindi, figurati, non mi aspettavo questa cosa.

A proposito dell’incontro di Melfi, vorrei ricollegare a quell’incontro e a quella chiacchierata che avevamo fatto, vorrei evidenziare come è paradossale che ciò che porta al grande bailamme mediatico è la questione della criminalizzazione dei medici. Noi eravamo lì a parlare in un incontro che era già organizzato, ma ricordiamoci che pochi giorni prima era morta una persona nel CPR di Palazzo San Gervasio.

Arturo Raffaele Covella: Certo.

Nicola Cocco: E noi ci eravamo incontrati proprio per parlare di come è possibile, ad esempio, che in quello specifico CPR ci sia una mortalità da CPR così alta e di quali sono le caratteristiche che portano a questo problema. Quindi, vedi come tutto si ricollega: il faro mediatico è sulla criminalizzazione dei medici, adesso hanno anche un capo dell’associazione a delinquere, quindi figurati. Però intanto le persone, anche quest’estate, sono morte. E questo, secondo me, è molto grave.

Arturo Raffaele Covella: Allora, stavamo parlando appunto di quell’incontro del 18 agosto e tu, insomma, hai fatto riferimento alla campagna, la famosa campagna che la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni porta avanti ormai da diversi anni, perché non è una cosa di queste settimane o di questi anni.

Nicola Cocco: Da due anni.

Arturo Raffaele Covella: Possiamo cercare di inquadrare meglio questa campagna e di spiegare meglio ai non addetti ai lavori in che cosa consiste?

Nicola Cocco: Sì. Per capire questa campagna bisogna partire dal concetto della patogenicità della detenzione amministrativa e dei CPR.

In questi anni si sono raccolte a livello internazionale numerose evidenze scientifiche, cioè articoli scientifici che sono stati fatti in diversi paesi a livello globale, oltre che europei, che sottolineano che la detenzione amministrativa in generale, quindi la privazione della libertà non in ambito penitenziario per aver commesso un reato, ma nelle procedure di rimpatrio forzato, di espulsione, di deportazione – ecco, per chiarire – questo tipo di privazione della libertà è patogeno.

Nello specifico, in Italia, i luoghi dove tale privazione della libertà viene messa in atto, che sono i centri di permanenza per il rimpatrio, i CPR, hanno delle caratteristiche di patogenicità ulteriormente aggravate dal degrado, dalla violenza e da tutta una serie di elementi che sono emersi, per esempio, grazie a dei report che sono stati scritti sia dal Garante Nazionale, dall’ufficio di Mauro Palma, sia dei report indipendenti del TAI, della CILD, di parlamentari e quant’altro.

Avendo quindi l’evidenza della patogenicità del CPR, si pone un problema quando si tratta di definire idonea, dal punto di vista sanitario, una persona da mandare nel CPR.

Questo nello specifico perché la direttiva del Ministero dell’Interno del 19 maggio 1922, la direttiva Lamorgese 5, che tra l’altro non è una legge, è una direttiva – e questo penso che abbia anche un peso in tutto ciò di cui stiamo parlando – dice chiaramente che le persone, per poter essere condotte nel CPR, devono essere valutate da un medico del sistema sanitario nazionale per escludere tutto un ventaglio di problematiche sanitarie, che vanno dalle malattie infettive alle malattie cronico-degenerative, alle patologie psichiatriche, addirittura alle vulnerabilità sociali, che presuppongono un approccio in ambito sanitario.

Si dice, olistico: dovresti avere la possibilità di fare una valutazione a 360 gradi della persona. Questo nella realtà non succede praticamente mai, non succedeva e non succede praticamente mai, eppure il 99% di queste valutazioni di idoneità, erano positive e continuano ad essere positive, anche se adesso sembra che di non idonei chissà quanti ne sono. Cioè, il 99% delle richieste di idoneità si traduce in un’idoneità, un po’ come nel discorso della convalida da parte dei giudici di pace.

Dall’altra, questa idoneità è data escludendo molto spesso solo le problematiche infettive e contagiose, quindi senza applicare quell’approccio olistico richiesto.

Rispetto a questa situazione, alcuni medici hanno cominciato a fare emergere un dilemma etico e deontologico e a porsi alcune domande. 

Uno: il tipo di visita che mi viene richiesta è una visita reale che garantisce la tutela e la salute delle persone, anche di quelle che hanno vulnerabilità?

Due: se il CPR è un luogo patogeno, e ce ne sono le evidenze, io come faccio a dichiarare idonea una persona, fosse anche sana, a un luogo patogeno?

Da questo dilemma, insomma, da questo nodo etico, anche politico ovviamente, è nata questa campagna, che era rivolta sia ai medici certificatori, ma anche a studenti di medicina, agli infermieri, ai professionisti non sanitari, dove noi portavamo le evidenze della patogenicità ai vari livelli: ai livelli di pubblicazioni scientifiche, pubblicazioni di letteratura grigia, quindi le reportistiche, e poi quello di cui non ne frega niente a nessuno, ma che per quanto mi riguarda è l’aspetto più pregnante: le testimonianze dirette che noi riceviamo ogni giorno o che abbiamo incontrato all’interno del CPR.

Però questo discorso della testimonianza è stato del tutto cancellato nel nostro panorama. Cioè, vale di più – lo dico sempre – sul Corriere della Sera che la testimonianza di uno che è stato nel CPR. Questa sarebbe una ulteriore riflessione da fare.

E in più con la campagna sono state avanzate anche delle criticità deontologiche, etiche, legali, che avevamo approfondito con bioeticisti, con una professoressa di filosofia del diritto, e che avevamo condensato in una famosa bozza che viene oggi spesso tacciata di essere un prestampato per fare le certificazioni false.

Si trattava, in realtà, di una sorta di esempio, di un facsimile, in cui raccoglievamo – ovviamente uno doveva scrivere le problematiche di salute – e in fondo abbiamo raccolto gli articoli del codice deontologico che, dal nostro punto di vista, sono critici per il CPR, in particolare per la valutazione di idoneità, la legge sul consenso informato, perché ricordiamo che nessuna persona migrante firma un consenso informato per questo tipo di valutazione, e poi altre considerazioni: l’assenza della mediazione culturale, il fatto che non sappiamo come vengano utilizzati i dati sanitari che vengono raccolti.

Ecco, questo è il cuore della campagna: quindi la condivisione delle evidenze della patogenicità, le criticità dell’idoneità e poi, chiaramente, delle considerazioni di tipo politico, che è quello che io sto dicendo anche apertamente.

Nel senso, io non andavo dai medici a dire “dovete dare l’idoneità“, però sicuramente mi sarà capitato di dire: “Guarda, per me, considerate come quelli sono dei posti, quello è un dispositivo patogeno; per me nessuno può essere considerato idoneo a stare in quel luogo, perché non è idoneo il dispositivo“.

È un reato dire queste cose? A me risulta difficile, o meglio, a me spaventa che ci troviamo in una situazione in cui questo può essere tacciato come un reato.

Ovviamente poi, se vuoi, approfondiamo qual è il reato che viene contestato, il falso ideologico, però sui giornali oggi viene criminalizzata questa posizione. Non solo sui giornali viene criminalizzata questa posizione.

PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)

Arturo Raffaele Covella: Io sinceramente preferisco evitare gli aspetti relativi all’indagine, per approfondire più questo aspetto dell’idoneità, non idoneità, che credo sia il grosso discrimine, che è anche più difficile per l’opinione pubblica riuscire ad intendere.

Adesso, proprio in base a quello che tu mi dici, io mi trovo sotto gli occhi una certificazione di idoneità,ed anche le certificazioni di idoneità che vengono fatte sono prestampate, appunto, e mi trovo un prestampato compilato, dove c’è il nome e il cognome del dottore, la dottoressa che l’ha rilasciato, il nome e il cognome con tutti i dati, diciamo, dello straniero che è stato sottoposto a visita.

E qui sostanzialmente c’è una crocetta su una frase già scritta, nella quale c’è scritto: “non presenta evidenza di patologie che rendono incompatibile l’ingresso e la permanenza in comunità ristretta“, data, luogo e firma con il timbro del medico.

Appunto, in base a quello che ci dicevamo prima, questo certificato di idoneità è regolare?

Nicola Cocco: Mi verrebbe da dire che quello è un falso, nel senso che quello è più che un certificato, è un nulla osta, se ci pensi. Quello è un nulla osta della pubblica sicurezza che chiede al medico di escludere che la persona possa avere una problematica specifica pericolosa in quel momento.

Ecco, per dire, in realtà la valutazione di idoneità, così come è sancita dalla direttiva Lamorgese, ma poi come dovrebbe essere dal punto di vista deontologico, dovrebbe essere, in primo luogo, non fatta con un prestampato, dovrebbe indagare tutte le dimensioni di salute previste dall’articolo 3 della direttiva Lamorgese 6, quanto meno, dovrebbe possibilmente essere fatta con la presenza di un mediatore culturale, dovrebbe avere il consenso della persona scritto, perché ricordiamoci che questi possono rifiutare di farsi fare la valutazione.

E quello che aggiungiamo noi con la campagna, e questo è un di più, chiaramente, però che interroga la coscienza del medico che deve agire in scienza e coscienza, è considerare la patogenicità del CPR.

Quello invece, come puoi vedere, è appiattito sul fatto di semplicemente mettere una firma per poter procedere burocraticamente al trattenimento ed eventualmente all’espulsione della persona migrante.

PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)

Arturo Raffaele Covella: Sì, aggiungo, a tutto quello che già hai detto, che poi questa documentazione confluisce nel fascicolo che deve essere valutato del giudice in sede di convalida, e mi chiedo il giudice che cosa può valutare alla luce di questo tipo di prestampato?

Nicola Cocco: Considera che all’inizio della campagna, in molti dei fascicoli che noi trovavamo nei CPR quando facevamo gli accessi, quindi sto parlando del 2022, soprattutto durante il 2022, in molti non c’era la valutazione di idoneità.

Quindi figurati come era sottovalutato questo aspetto della tutela della salute. Cioè, al centro di questo procedimento non c’è mai stata la tutela della salute, ma la necessità, dal punto di vista del governo, di portare le persone nei CPR.

Non si può chiedere ai medici di assolvere passivamente a questo tipo di procedura burocratica, perché dal punto di vista deontologico significherebbe svilire la professione e non curare.

Cioè, quel tipo di valutazione di idoneità che hai letto tu non si configura in un procedimento, in un processo di cura. Non porta, per esempio, a fare emergere delle problematiche di presa in carico.

Serve semplicemente a dare un bollino per una procedura di polizia.

Arturo Raffaele Covella: Sì, a proposito del bollino delle procedure, del fatto che poi sostanzialmente tutto si risolve in un meccanismo perverso che si basa sui numeri. Perché noi sappiamo benissimo che l’esigenza delle questure è quella di produrre dei numeri, perché poi, a fine anno, i numeri che le questure producono finiscono nei report del ministero.

PH: Autrici varie (Presidio a Bari, 21 settembre 2026)

Quindi bisogna dimostrare che i CPR funzionano, che le espulsioni funzionano, che le politiche securitarie funzionano. Però, insomma, un grosso dibattito riguarda il fatto che i certificati di non-idoneità rilasciati, in base a quello schema che voi avete predisposto, o comunque non rilasciati da una serie di medici che sono stati posti sotto la lente di ingrandimento, sarebbero dei falsi.

E io mi chiedo: ma invece i certificati di idoneità che sono stati rilasciati e che poi sono stati smentiti da altri medici o dai giudici, con una successiva dichiarazione di inidoneità, sono da considerare falsi o semplicemente ci troviamo davanti a valutazioni mediche di tipo differente?

Nicola Cocco: No, ci troviamo a valutazioni giuridiche e propagandistiche di tipo differente, perché sono due pesi e due misure. È ovvio che le valutazioni di idoneità di persone che dopo pochi giorni o dopo un paio di settimane presentano problemi di salute, si tagliano, fanno tentativi di suicidio, si suicidano, muoiono. Ricordiamoci che per alcune delle persone di cui abbiamo discusso tante volte hanno perso la vita e avevano dei certificati di idoneità.

Ousmane Sylla aveva un certificato di idoneità per cui era considerato idoneo. Ousmane Sylla è un caso molto importante da questo punto di vista perché aveva un primo certificato di idoneità, poi aveva una relazione della stessa psicologa del CPR siciliano in cui si trovava, non mi ricordo qual era, se era Caltanissetta, che diceva che questo ha problemi di salute mentale, sta crollando sostanzialmente, e quando è andato nel CPR di Roma è stato semplicemente ribadito il certificato di idoneità.

Non è stata presa in carico quella segnalazione e Ousmane Syllasi è suicidato poche settimane dopo. Però nessuno è andato a fare delle indagini su quei certificati di idoneità che si configurano come – io non dico che sono dei falsi – si configurano come dei certificati dal punto di vista clinico sbagliati, che non hanno saputo tutelare delle persone vulnerabili, vulnerabilizzati ulteriormente poi dal CPR.

Una delle cose che sta emergendo e che, secondo me, può essere un po’ utile da evidenziare è che il concetto di falso stesso è fortemente inficiato dalla propaganda in questa storia.Perché una cosa è dire – poi su questo tu sei avvocato – una cosa è dire che, ad esempio, in un certificato, invece di parlare di Ahmed, parli Ismael e quindi per favorire Ismael rispetto ad Ahmed con una certificazione. Quello è evidentemente un falso ideologico.

Ma se tu invece scrivi una patologia, poi magari c’è un errore di presa in carico di quella patologia. Tu scrivi scabbia, non dai poi il farmaco per la scabbia: questo è per fare un esempio dei certificati di Ravenna. Ma quello non è un falso, è un errore. È un errore medico, puoi far partire una denuncia per imperizia, per negligenza, per tutto quello che vuoi, ma non è un falso.

E siccome tutta questa storia ruota intorno all’utilizzo strumentale del termine falso, falso ideologico, secondo me è importante sottolineare questo aspetto, perché in questo sì c’è un forte attacco all’autonomia medica.

Perché allora, se io scrivo un certificato in qualsiasi ambito, nell’ambito assicurativo, nell’ambito della medicina penitenziaria, io scrivo un certificato e devo aver paura che ci sia una strumentalizzazione ideologica in base a quel referto che faccio, diventa molto pericolosa questa situazione che si viene a creare.

PH: Autrici varie (Presidio a Bari, 21 settembre 2026)

Arturo Raffaele Covella: Io sono rimasto anche molto colpito dalle tempistiche, perché ragionando un po’ sulla situazione riflettevo su questo.

Da un lato, la campagna che voi avete portato avanti, che ha fatto emergere tutte queste problematiche di tipo sanitario rispetto alle certificazioni di idoneità, unitamente poi a tutte le altre problematiche uscite fuori con i vari report del Garante nazionale, della Commissione contro la tortura, dei vari accessi che ci sono stati da parte di associazioni, quindi, diciamo, sulle condizioni reali dei singoli CPR.

Dall’altro lato, le azioni portate avanti, ad esempio, da ASGI, dal punto di vista giudiziario, che hanno messo in discussione i capitolati di appalto proprio sull’aspetto sanitario, quindi la gestione proprio sanitaria costruita dal ministero rispetto ai singoli CPR.

Quindi, diciamo, l’idea che mi sono fatto è che la “questione sanitaria” rappresenta un po’ il tallone d’Achille appunto di questo sistema della detenzione amministrativa e dei CPR, e quindi, questa indagine, mi viene da dire, può essere un po’ la reazione rispetto a questa forte azione di pressione su questo aspetto, considerando anche che, insomma, in questi mesi il ministero deve adeguare, deve fare un’analisi di tutti i CPR alla luce di quella che è la sentenza del Consiglio di Stato ultima e quindi, diciamo, deve mettere una pezza a quella che è la situazione, diciamo, proprio dal punto di vista sanitario.

Si tratta di una mia interpretazione, diciamo, faziosa e malevola, oppure anche tu ci vedi un qualcosa del genere?

Nicola Cocco: Ma allora, gli anelli deboli del sistema dei CPR sono il discorso della legittimità legale, non della legittimità, come dire, dell’esistenza dei CPR, perché quelle previste dalla legge, ma di come funziona la tutela legale all’interno del CPR e questo, lo sai meglio di me, ha delle forti carenze.

E poi probabilmente l’anello più debole è legato al fatto che, trattandosi di un luogo che nasce, che è strutturato per far soffrire le persone, per dare anche un esempio propagandistico, visto che non funziona come strumento di rimpatrio – perché se funzionasse come strumento di rimpatrio le critiche potrebbero essere altre – ma il problema è che, dal momento che non c’è quell’efficienza di cui si parla tanto, diventano dei luoghi puramente detentivi e quindi anche con un aspetto di deterrenza nei confronti dell’immigrazione. E quello della salute è chiaramente un nodo, perché gestire i corpi è costoso, è dispendioso.

Non per niente bisogna rispondere non solo alla nostra Costituzione, ma anche a carte internazionali, cose che sono state tutte completamente dimenticate. È bastato poi un’analisi del capitolato per far emergere delle grosse carenze.

Quello che a me spaventa, tu lo sai, ho una posizione netta e radicale su questo, è che quelle carenze formalmente possono anche essere sistemate sostanzialmente con un investimento, con una diversa organizzazione, ma ciò non curerà i CPR.

Anche se ci saranno i vari dispositivi per poter dire, appunto, il piano antisuicidario, la presenza di psichiatri o quant’altro, tu lo puoi anche imbellettare il CPR, ma non ne toglierai la patogenicità. Questo, ancora una volta lo ricavo dalla letteratura scientifica.

Gli Immigration Detention Center di altri paesi, in particolare del Nord Europa, che hanno già quelle cose a posto, comunque producono sofferenza, producono autolesionismo, producono morte.

Quindi sì, la tempistica la vedo anch’io, chiaramente, perché questi devono dare una risposta alla richiesta di ASGI per il capitolato, però questo mi porterebbe anche a dare per assodato che questa indagine lavora per il Ministero dell’Interno. Io ne sono convinto, però c’è anche il rispetto nei confronti della magistratura che porta a dire che si stanno muovendo indipendentemente.

È chiaro che si tratta di un qualcosa che mira a intimidire i medici, perché non si potranno fare, almeno per ora spero, non si potranno portare avanti delle procedure burocratiche di polizia nei confronti delle persone migranti, inclusa l’applicazione del patto europeo.

Non le puoi fare senza prendere in considerazione la salute, perché andresti a ledere in maniera talmente evidente la dignità delle persone che veramente ci ritroveremo ai tempi del nazismo. Però questo significa dare un potere decisionale a delle figure esterne al processo burocratico di polizia, che sono i medici.

Delle due l’una: o quei medici devono essere parte del procedimento, e penso, ad esempio, al ruolo che si sta configurando per la Croce Rossa nelle procedure accelerate di frontiera, oppure, se si permettono di far emergere dei bug del sistema o di criticare il sistema stesso, vengono criminalizzati. È chiaro che è un orologio che funziona.

Arturo Raffaele Covella: Un’ultimissima domanda. Penso che siamo stati chiari nel delineare un po’ la situazione, però un’ultima domanda te la voglio fare rispetto a una frase che tu hai detto nel corso di un’intervista, che ha suscitato un po’ di critiche.

Nel rispondere ad una domanda, hai detto: “No, io non rilascerei mai un certificato di idoneità“. Io conosco il tuo pensiero, so che alla base di questa frase c’è un pensiero più articolato, ma vuoi provare a spiegare un attimo a chi ti ascolta il perché di questa affermazione?

Nicola Cocco: Sì, perché è la diretta e coerente conseguenza dell’analisi fatta sulla patogenicità di questi dispositivi.

La detenzione amministrativa è un dispositivo patogeno? Sì o no? Io ho gli elementi per dire di sì. Dall’altro lato, non vedo altri medici o altri esperti con la mole di ricerche che ho io che vengono e mi dicono: “No, guarda, ti stai sbagliando, sono dei luoghi che fanno bene alla salute“, per paradosso.

Quindi, fatta questa considerazione e considerato che l’articolo 32 del codice deontologico dice che il medico deve proteggere le persone, in particolare se vulnerabili, da contesti che ne mettono a repentaglio la salute, la dignità e la vita, ecco, in coerenza con questi due aspetti io non considererei nessuno idoneo al CPR.

Questo è il significato di quella frase ed è il significato profondo della riflessione della campagna. Questo non vuol dire che noi andiamo dai medici a dire: “Dovete fare così, dovete fare cos’altro, dovete usare il nostro modulo“. No, noi sollecitiamo questo tipo di riflessione.

Personalmente, se mi capitasse – e non mi capita per il lavoro che faccio – giustificando con questi aspetti direi che nessuno è idoneo al CPR.

Però, a quel punto, non penso che, anche nell’ottica di un governo fascistissimo che dice “No, questa posizione è inaccettabile, non mi fai fare certificazioni“, ma non che mi accusi o mi criminalizzi dicendo che stai facendo dei reati. A me sembra che sia molto chiara la motivazione.

Arturo Raffaele Covella: No, no, certo, certo, è chiarissimo. Però, insomma, ci tenevo che fossi tu stesso a farla questa precisazione.

Nicola Cocco: Hai fatto bene, anche perché su questa cosa si è scatenato, si sono scatenate proprio – secondo me questa è una di quelle cose che potrebbe portare uno pure a pigliarmi e a darmi un cartone per strada, per dire.

Arturo Raffaele Covella: Senti Nicola, io ti ringrazio per la disponibilità. Sei  stato come sempre gentilissimo, anche perché immagino che il momento non è semplice, quindi trovare il tempo anche per spiegare le tue ragioni è per noi importantissimo. Grazie mille.

Nicola Cocco: Grazie a te.

  1. La campagna è stata promossa anche da Asgi e Mai più lager – No Cpr ↩︎
  2. Inidoneità alla vita nel CPR: appello ai medici. Necessaria la presa di coscienza (1 marzo 2024) ↩︎
  3. Appello per una campagna di presa di coscienza dei medici sulla certificazione di idoneità delle persone migranti alla vita nei CPR (19 gennaio 2024) ↩︎
  4. La cura non è un reato, S.I.M.M. ↩︎
  5. La direttiva del 19 maggio 2022 (nota come direttiva Lamorgese, dal nome dell’allora Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese) stabilisce i criteri per l’organizzazione, la gestione e il funzionamento dei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) ↩︎
  6. L’articolo 3 della Direttiva Lamorgese (Direttiva del Ministro dell’Interno del 19 maggio 2022, recante i criteri per l’organizzazione e la gestione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri – CPR) disciplina i requisiti sanitari e le procedure di screening medico per l’ingresso degli stranieri nelle strutture di trattenimento. ↩︎

22/9/2026 https://www.meltingpot.org/

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