Fantasia omicida
di Rosa Miriam Elizalde
Il vizio delle “fonti anonime” nella guerra degli Stati Uniti contro il Venezuela ha trasformato le menzogne in un santuario confortevole e redditizio. Montaigne avvertì bene secoli fa: “Il deterioramento della verità ha migliaia di aspetti e un campo indefinito. I pitagorici affermano che il bene è certo e finito; malvagia, infinita e incerta”.
Leggo con stupore che il problema nel convincere Nicolás Maduro a lasciare il potere è che i suoi “collaboratori cubani potrebbero giustiziarlo se cede alle pressioni statunitensi e si dimette.” La frase è apparsa una settimana fa come fuga di notizie in un rapporto di Axios, attribuita a funzionari statunitensi anonimi e senza volto, e in poche ore già circolava su portali, social network e rubriche come se fosse un fatto provato.
La congettura è già un titolo sonoro: Maduro “potrebbe essere giustiziato da spie cubane se lascia il paese”, “gli Stati Uniti credono che Cuba sarebbe disposta ad assassinare Nicolás Maduro se tentasse di fuggire dal Venezuela”. L’ipotesi, nata nell’ombra di una fuga anonima, è stata presentata all’opinione pubblica come un altro pezzo di “realismo” geopolitico, quando in realtà non aveva nemmeno superato la soglia minima di verifica.
Il comitato editoriale del Wall Street Journal riprende questa narrazione e ripete che il presidente venezuelano “non è del tutto padrone del suo destino”, perché gli alleati dell’Avana influenzerebbero la sua sopravvivenza politica. Nessuno ricorda più che tutto questo deriva dal governo più bugiardo della storia recente degli Stati Uniti (non è stato il giornale Granma, ma il Fact Checker del Washington Post a contare più di 30.000 dichiarazioni false o fuorvianti di Donald Trump).
La fantasia omicida delle “spie cubane” disposte a uccidere Maduro svolge diverse funzioni molto specifiche. Primo, demonizza Cuba e presenta il suo governo non solo come un “regime autoritario”, ma come una struttura criminale capace di eliminare un leader straniero a sangue freddo. Non si tratta più solo della vecchia “troika della tirannia” dell’ex consigliere alla sicurezza John Bolton di riferirsi a Cuba, Venezuela e Nicaragua, ma di presentare i servizi segreti cubani come un apparato di sicari internazionali.
In secondo luogo, cancella lo stato venezuelano: se Maduro è solo un ostaggio dell’Avana, la società venezuelana, le sue forze armate e i suoi attori politici scompaiono dalla scena, ridotti a una compagnia di complotto scritto in un’altra capitale. In terzo luogo, contribuisce a fabbricare un senso di inevitabilità bellica: se L’Avana fosse disposta a impedire qualsiasi dimissione “a sue spese”, la diplomazia sarebbe stata disconosciuta fin dall’inizio e le soluzioni politiche si dimostrerebbero illusioni ingenue.
La menzogna, quindi, non è uno sfogo isolato, ma fa parte di una campagna per consolidare l’impressione che non ci siano più strade politiche e che le opzioni “più difficili” siano inevitabili.
La coda di questa equazione è che, dopo Caracas, il prossimo obiettivo naturale sarebbe L’Avana. L’editoriale del Wall Street Journal si permette persino di fantasticare sulla possibilità che, una volta installato un governo “democratico” in Venezuela, “il popolo cubano si ribellerà contro i suoi dittatori”, come se la regione fosse la scacchiera della stessa offensiva sequenziata.
Accettare questa economia di fughe di notizie anonime significa riprodurre lo stesso quadro che fa sembrare ragionevole discutere del rovesciamento di un governo straniero dal ponte di una portaerei gringo. Chiedere chi tragga beneficio dalla diffusione di storie come quella dei “gestori cubani” e chiedere prove prima di elevarle alla categoria delle notizie non è un gesto automatico di simpatia per nessun governo; dovrebbe essere una difesa minima del diritto delle persone a non vedere il proprio destino deciso tra voci nei corridoi, operazioni psicologiche e editoriali del Wall Street Journal.
È buon senso che di fronte a un male informativo “infinito e incerto”, come suggeriva Montaigne, la difesa di una verità verificabile sia una forma di resistenza. Ma sappiamo già che il buon senso è di solito il bene più scarso.
6/12/2025 https://www.telesurtv.net/










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!