«KMQ DELLA CARITÀ» UNESCO A TORINO, LE ISTITUZIONI LOCALI PREMIANO CHI HA FATTO EMARGINAZIONE SOCIALE DELLE PERSONE CON DISABILITÁ
IL COORDINAMENTO SANITÀ E ASSISTENZA: «IGNORATE LE STORIE E LE SOFFERENZE DI MIGLIAIA DI INTERNATI. LA CANDIDATURA VUOLE AFFERMARE IL VALORE UNIVERSALE ECCEZIONALE DI ISTITUTI CHE MAI OPERARONO PER L’EMANCIPAZIONE
DEI DEBOLI, MA SECONDO LA CULTURA EMARGINANTE DIFFUSA»
Torino, 8 ottobre 2026
Le associazioni del Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (Csa) esprimono la loro preoccupazione e assoluta contrarietà alla candidatura del cosiddetto “Kmq della carità” (l’area di Torino sulla quale sorgono l’Istituto Cottolengo e altre istituzioni assistenziali di ispirazione cattolica) a Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
«È inaccettabile che le istituzioni sostengano un iter di candidatura che vuole assegnare un Valore Universale Eccezionale – questo uno dei criteri da soddisfare per il riconoscimento – a istituzioni emarginanti, che provocarono sofferenze attraverso l’istituzionalizzazione di soggetti deboli e indifesi. Specialmente nel Novecento, non si trattò di tutela dei più deboli: questi Istituti restarono refrattari al cambiamento anche quando le istanze rinnovatrici resero percorribili le strade dell’emancipazione sociale, della vita indipendente e dell’integrazione di persone con gravi disabilità nella comunità scolastica, lavorativa, sociale in generale» dicono Andrea Ciattaglia, presidente dell’Unione per la promozione sociale, Giuseppe D’Angelo presidente dell’Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale ULCES e Vincenzo Bozza, Presidente dell’Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva UTIM.
Recentemente è stato ripubblicato da Mimesis Edizioni, con il contributo della Fondazione Time2, il libro “Anni senza vita al Cottolengo – Il racconto e le proposte di due ex-ricoverati” nel quale Roberto Tarditi e Piero Defilippi raccontano la lunga battaglia, con l’aiuto delle organizzazioni del Csa, che li portò a uscire dal Cottolengo e vivere una lunga vita nel normale contesto sociale, impegnandosi in associazioni e realtà di vera promozione sociale. Le associazioni del Csa: «La loro storia dovrebbe ricordare a tutti cosa era la segregazione degli Istituti: non la cura, ma la conferma e la reiterazione della cultura emarginante. Si tratta di pratiche di negazione della dignità umana che sono tutt’altro che scomparse, nonostante le garanzie delle norme vigenti e delle Dichiarazioni internazionali, e sulle quali occorre tenere alta la guardia, non celebrare un inesistente glorioso passato».

Questo uno dei passi del libro: «Bambini seduti in fila, uno a fianco all’altro, su degli alti seggioloni, il vasino sotto, per fare i propri bisogni. Nessuno che ti sorride, nessuno che ti chiama: ognuno chiuso nel suo mondo. Bambini tutti uguali dentro tanti grembiulini a righe. Qualcuno emette un lamento: non è un pianto, è l’espressione di un dolore non riconosciuto. Qualcuno dondola: su e giù, su e giù, un movimento ritmico sempre uguale. Il dondolio tipico dei bambini abbandonati.
Noi eravamo lì coi nostri grembiulini a righe ben stirati per essere mostrati, “esposti” tutti i giorni a gruppi di 40 o 50 visitatori che sfilavano davanti a noi. Tutti presi dalla loro parte, quelle persone interrogavano le suore che davano loro spiegazioni. ‘Poverini’ sentivi mormorare sottovoce. ‘È la volontà del Signore’, veniva loro risposto».
Concludono i rappresentanti del Csa: «Che il sostegno alla candidatura, accompagnato da interventi sulla “tutela dei più deboli”, avvenga da parte del presidente regionale Alberto Cirio (la Regione Piemonte nega la quota sanitaria, un livello essenziale di assistenza, ad almeno 17mila malati cronici non autosufficienti) e del sindaco Stefano Lo Russo (il Comune di Torino penalizza illegittimamente proprio i fragili e malati che chiedono una integrazione economica, con regolamenti che violano l’Isee nazionale) ha dato all’occasione un tono di ipocrisia che registriamo con amaro disappunto».
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