Mariam Abu Daqqa, il testamento della giornalista assassinata da Israele a Gaza: “Figlio mio, non piangere, prega e studia”
Maryam Abu Dagga assassinata dall’esvrcito israeliano all’ospedale Nasser di Khan Younis il 25 agosto 2025
“Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena”.
Maryam Abu Dagga non c’è più: il suo corpo è caduto tra le bombe lanciate dall’esercito di occupazione israeliano sull’ospedale Nasser, a Khan Younis, insieme a quelli di almeno altre venti persone, sei dei quali giornalisti.
Il suo ricordo, invece, è affidato alle preghiere di un bambino, il figlio Ghaith, cui la reporter ha affidato le sue ultime frasi, raccolte in una nota: un testamento scritto per lasciare qualcosa in memoria di sé.
Il testo è stato condiviso sui social: lo pubblica tra le sue stories il fotoreporter Wissam Nassar, insieme ai video della giornalista con suo padre, e a una foto con il figlio dodicenne. Il figlio cui la 33enne palestinese, che da freelance documentava la guerra per Associated Press, ha dedicato queste parole, che in Italia sono state tradotte e diffuse da Patrick Zaki.
“Voglio – scrive Maryam al ragazzino, che non vede da quando è stato evacuato – che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te”. Se qualcosa chiede, la madre, è solo memoria. “Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me”.
“Tu – è l’addio di una madre – sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio: colui che mi fa alzare la testa con orgoglio. Sii sempre felice e conserva una buona reputazione. Ti prego, Ghith: la tua preghiera, poi ancora la tua preghiera, e poi ancora la tua preghiera”

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Mariam non era l’unica giornalista a documentare la fame che sta piegando la Striscia. A inizio agosto in un attentato terroristico israeliano altri sei reporter sono morti, sempre davanti a un ospedale, tra loro c’era Anas al Sharif, corrispondente di Al Jazeera. Anche lui aveva lasciato un messaggio, rivolto a tutti: «Non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, sperando che Dio fosse testimone di chi è rimasto in silenzio e di chi ha soffocato il nostro respiro». https://www.anbamed.it/2025/08/11/28095/
Le Nazioni Unite: “I giornalisti non sono un bersaglio, gli ospedali non sono un bersaglio”
Le Nazioni Unite hanno insistito ancora una volta sul fatto che giornalisti e ospedali non dovrebbero mai essere presi di mira. “L’uccisione di giornalisti a Gaza dovrebbe sconvolgere il mondo, non spingendolo a un silenzio attonito, ma ad agire, chiedendo responsabilità e giustizia”, ha dichiarato la portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, Ravina Shamdasani, in una nota, insistendo: “I giornalisti non sono un bersaglio. Gli ospedali non sono un bersaglio”. Ma i criminali generali israeliani prendono di mira giornalisti e ospedali perché vogliono completare il genocidio senza testimoni e chi si salva dalle loro pallottole o cannonate non abbia cure.
25/8/2025 https://www.anbamed.it/










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