Olocausto tecnologico: come la Microsoft supporta il genocidio a Gaza
di Alan Macleod
Il genocidio che Israele sta commettendo è sostenuto dalla Microsoft. Dalla creazione di un’enorme rete digitale e dal supporto alla produzione di liste di persone da uccidere generate dall’intelligenza artificiale, all’assunzione di centinaia di spie israeliane per gestire gli affari interni e alla repressione di personaggi che si oppongono alla carneficina, la multinazionale tecnologica con sede a Seattle ha svolto un ruolo chiave nella violenza.
MintPress ha descritto in dettaglio la profonda collaborazione dell’esercito israeliano con Amazon, Google, TikTok, Apple, Palantir e Oracle, ma il rapporto della Microsoft con il governo e le forze armate israeliane è potenzialmente il più stretto, tanto da portare l’allora CEO Steve Ballmer a dichiarare che “Microsoft è tanto un’azienda israeliana quanto un’azienda americana”. MintPress esplora questa unione tra Microsoft e Israele e come i suoi dipendenti stiano cercando di rompere questo matrimonio dall’interno.
Trasformare il codice in macelleria
L’Associated Press ha scritto che “tra le imprese tecnologiche statunitensi, la Microsoft ha mantenuto una relazione particolarmente stretta con l’esercito israeliano”. Questa relazione si è allargata in modo massiccio dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.
Nei mesi successivi al 7 ottobre, le forze armate israeliane hanno moltiplicato per più di 200 l’uso del servizio del cloud Azure della Microsoft. La quantità di dati personali palestinesi intercettati da videocamere di sorveglianza, droni, posti di controllo, scanner biometrici, e chiamate telefoniche -dati immagazzinati dalle forze armate israeliane nei server della Microsoft- è raddoppiata nei nove mesi successivi, raggiungendo i 13,6 petabytes nel luglio 2024, cosa che equivale a 23.000 anni di audio, o 7.000 miliardi di pagine di testo.
L’obiettivo era creare una rete digitale, dove ogni movimento, parola e pressione di tasti da parte dei palestinesi rimanesse registrato, dando vita alla rete digitale più grande e distopica mai creata. Secondo le parole di Yossi Sariel, capo dell’Unità 8200, la divisione di sorveglianza delle forze armate israeliane, il piano era “seguire tutti in ogni momento”.
Sariel ha sostenuto che i big data fossero la soluzione ai problemi di Israele, immaginando un futuro in cui Israele avrebbe intercettato e archiviato “un milione di chiamate all’ora” dalla Palestina e avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per cercare parole chiave e identificare le minacce.
Tuttavia non c’era modo che Israele potesse fare tutto questo da solo, dato che non possiede né l’esperienza né la capacità di archiviazione necessaria per tale progetto. A questo scopo, Sariel si è recato a Seattle nel 2021 per riunirsi con il CEO della Microsoft, Satya Nadella, per presentargli un progetto di sorveglianza nel cui ambito la Microsoft avrebbe creato l’Unità 8200, un’area personalizzata e chiusa della sua piattaforma Azure.
L’esercito israeliano utilizza Microsoft Azure per trascrivere, tradurre e processare l’informazione ottenuta tramite la sorveglianza di massa, che poi si lega ai sistemi di armamenti di Israele basati sulla AI.
L’Unità 8200 è l’organizzazione più grande e controversa all’interno dell’esercito israeliano, è stata per molto tempo l’ingranaggio centrale dell’operazione di spionaggio ad alta tecnologia di Israele. Questa unità si dedica a operazioni di sorveglianza, guerra cibernetica e manipolazione on line. L’anno scorso ha messo in atto l’attacco con dispositivi cercapersone e walkie-talkies, che ha ferito migliaia di civili libanesi. Gli agenti dell’Unità 8200 sono stati anche dietro molti dei casi internazionali più famigerati di spyware e pirateria, compreso il software Pegasus, utilizzato per sorvegliare decine di leader politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani più importanti del mondo.
La politica di sorveglianza di massa di Sariel ha cambiato l’atteggiamento interno all’Unità 8200. “Improvvisamente, tutto il pubblico era nostro nemico”, ha detto un agente. Il gigantesco tesoro di informazioni elaborato su Microsoft Azure equivaleva a un vasto archivio su tutta la popolazione palestinese: un database gigante di materiale compromettente che viene utilizzato per sottoporre a estorsioni e ricattare i popoli indigeni della regione. Se una persona era segretamente gay o tradiva il coniuge, per esempio, questa informazione era a disposizione degli agenti dell’Unità 8200, che poi l’avrebbero usata per trasformare i loro bersagli in informatori. Un ex membro de la Unidad 8200 ha rivelato che, come parte del suo addestramento, gli furono fatte memorizzare diverse parole del gergo arabo per «gay», perché potessero individuarle nelle conversazioni.
Il database nel cloud viene utilizzato anche per giustificare a posteriori gli arresti di persone innocenti. I commenti improvvisati e fuori contesto fatti anni prima si possono usare per dipingere qualsiasi persona come membro di Hamas, della Jihad Islamica Palestinese o di un’altra forza della resistenza armata.
“Queste persone entrano nel sistema e i dati su di loro continuano a crescere”, ha detto un funzionario dell’intelligence israeliana che ha prestato servizio in Cisgiordania.
“Quando hanno bisogno di arrestare qualcuno e non c’è una ragione sufficientemente buona per farlo, è [nell’archivio di sorveglianza di Azure] che trovano la scusa. Ora siamo in una situazione in cui quasi nessuno nei Territori [Occupati] è ‘pulito’, in termini di informazioni che Israele ha su di loro”.
L’Unità 8200 ha anche utilizzato big data per compilare liste prodotte dall’AI con decine di migliaia di persone da uccidere. Un programma assegnava ad ogni abitante di Gaza, comprese donne, bambini e bambine, un punteggio tra 1 e 100, in base ad una serie di fattori. Se vivono nello stesso edificio o stanno in chat di gruppo con membri noti o sospetti di Hamas, per esempio, il loro punteggio aumenta. Una volta che il loro punteggio ha raggiunto una certa soglia, tutti gli abitanti di Gaza vengono collocati automaticamente in una lista di persone da assassinare revisionata solo in misura minima da esseri umani.
Secondo diversi agenti dell’Unità 8200, la piattaforma di archiviazione collocata nel cloud di Microsoft Azure ha permesso a Israele di superare i colli di bottiglia degli obiettivi militari, utilizzando ogni tipo di dati per investigare e individuare le persone per assassinarle, cosa che ha portato all’uccisione di decine di migliaia di palestinesi durante le prime settimane dopo il 7 ottobre.
Naturalmente la grande maggioranza delle morti sono state di civili: circa il 70% erano donne e bambini. Ma i funzionari israeliani possono tornarci sopra dopo il fatto e rovistare nella loro rete digitale per giustificare qualsiasi omicidio, trovare connessioni o qualsiasi altra prova per incriminare. Un alto ufficiale militare israelíano ha descritto la tecnologia nel cloud come “un’arma in tutti i sensi che ha questa parola”. Altri funzionari, però, sono andati più lontano esprimendo la loro preoccupazione sul fatto che l’eccessiva dipendenza di Israele da Microsoft come servizio è una vulnerabilità strategica che si deve correggere.
La Microsoft non vede il male, solo i profitti
Per tutto questo tempo, la Microsoft ha proclamato la sua innocenza -e ignoranza- dei crimini israeliani. «Mai la Microsoft è venuta a conoscenza della sorveglianza di civili o della raccolta delle loro conversazioni telefoniche realizzata utilizzando i servizi della Microsoft, neanche tramite la revisione esterna che ha commissionato”, ha dichiarato un portavoce della compagnia, ed ha aggiunto: “Qualsiasi accusa sulla partecipazione e sul sostegno della leadership della Microsoft a questo progetto… è falsa”.
Ma i documenti trapelati suggeriscono che gli ingegneri Microsoft sapessero esattamente che tipo di dati venivano archiviati in Azure e cosa i loro clienti si aspettavano di ottenere. “Tecnicamente, non è previsto che gli si dica esattamente di cosa si tratta, ma non devi essere un genio per capirlo”, ha detto un ingegnere. “Dici [alla Microsoft] che non abbiamo più spazio sui server, che si tratta di file audio. È abbastanza chiaro di cosa si tratta.” Altri ritenevano che non fosse credibile l’idea che la Microsoft non fosse a conoscenza del fatto che una delle più note organizzazioni di spionaggio al mondo potesse utilizzare i big data per spiare le persone, soprattutto considerando l’ampia collaborazione che le due entità avevano da anni. “La Microsoft afferma di non poter scoprire se i suoi clienti stanno commettendo crimini contro l’umanità o sorveglianza di massa, mentre allo stesso tempo i dipendenti Microsoft lavorano a fianco delle forze armate israeliane. Assurdo!” ha detto a MintPress Paul Biggar, fondatore di Tech For Palestine.
La dichiarazione d’innocenza della multinazionale appare ancora più debole quando si considera che la Microsoft ha assunto centinaia di ex agenti dell’Unità 8200 e recluta direttamente all’interno di questa unità. Un’indagine di MintPress del 2022 ha scoperto almeno 166 ex agenti dell’Unità 8200 che sono passati a lavorare per la Microsoft, compresi molti che hanno contribuito a progettare Azure.
Un esempio di questo è Michael Bargury, che dopo una lunga e brillante carriera come leader dell’Unità 8200 è andato direttamente a Microsoft Azure nel 2015, e alla fine è diventato architetto senior della piattaforma. Un altro è l’attuale manager di ingegneria del software partner di Azure, Shlomi Haba. Haba è stato per sei anni uno dell’Unità 8200, salendo fino a diventare funzionario e leader della squadra. Dal 2014 lavora per Microsoft Azure e ora è il manager di ingegneria del software della compagnia, supervisionando decine di ingegneri che progettano la piattaforma. Anche molti di questi ingegneri sono ex operativi dell’Unità 8200. Altre centinaia di ex spie lavorano in posti chiave nella Microsoft. Ayelet Steinitz, per esempio, dopo aver prestato servizio nell’unità, è stata il capo delle alleanze strategiche globali della Microsoft e oggi continua ad ricoprire un posto di alto livello nella compagnia.
In sintesi, la Microsoft è piena di ex operativi dell’Unità 8200 il cui lavoro implica di creare software personalizzato perché venga usato dagli attuali agenti. Secondo i lavoratori della Microsoft che conoscono la situazione, questa relazione intima tra le due entità fa sì che la loro collaborazione sia “molto più facile”, cosa che indebolisce ancora di più i dinieghi della Microsoft.
Inoltre la Microsoft lavora apertamente con l’esercito israeliano reclutando i suoi militari come personale tecnico. Per esempio nell’aprile del 2024 la Microsoft ha collaborato con il Ministero israeliano della Difesa per accogliere un gruppo di militari del programma Combatants to Hi-Tech e realizzare un workshop e una visita su TypeScript. E nel 2022, di nuovo in collaborazione con le forze armate israeliane, la Microsoft ha lanciato un programma gratuito di formazione in cybersicurezza per veterani militari israeliani.
Questa cooperazione continua, nonostante che l’Unità 8200 abbia attaccato la Microsoft; si sospetta che l‘unità produca malware che colpiscono prodotti della Microsoft, come il suo sistema operativo Windows, trovando lacune nella sicurezza per neutralizzare pannelli di controllo, eliminare hard disk e spengere sistemi chiave, come la rete energetica dell’Iran.
Sionismo corporativo: radici nell’economia di guerra di Israele
L’associazione Azure/Forze armate di Israele è il risultato di rapporti di collaborazione che durano da decenni tra la Microsoft e lo Stato di Israele, che ha aiutato entrambi i soggetti. La Microsoft ha dislocato la sua prima succursale in Israele nel 1989 e due anni dopo ha aperto un centro di ricerca e sviluppo nella città di Herzliya, vicino a Tel Aviv. Questo centro, il primo del suo genere fuori dagli Stati Uniti, ha continuato ad espandersi e ora ha 2700 lavoratori alle sue dirette dipendenze.
Nel corso dei decenni 1990 y 2000, la Microsoft ha iniziato a firmare accordi con imprese e agenzie governative israeliane e, nel decennio 2010, era una parte integrale del settore israeliano della sicurezza. Nel 2017 ha firmato un lucrativo contratto con il Servizio Penitenziario di Israele, fornendo servizi in cloud all’ente responsabile della carcerazione senza processo di migliaia di palestinesi. Oggigiorno mantiene più di 600 contratti attivi con l’esercito israeliano.
Inoltre la Microsoft ha acquisito almeno 21 imprese tecnologiche israeliane. Tra queste si trova il gruppo di cybersicurezza Hexadite, comprato per 100 milioni di dollari nel 2017, e Oribi, un’impresa di web analytics fondata da un ex agente dell’intelligence israeliana.
Tutti i direttori esecutivi nella storia della Microsoft sono volati in Israele per riunirsi con il primo ministro Benjamin Netanyahu, compreso Bill Gates, che nel 2016, dichiarò che la sicurezza israeliana ad alta tecnologia stava “migliorando il mondo”.
In sintesi, la Microsoft è una pietra angolare del fiorente settore dell’alta tecnologia di Israele, che rappresenta il 20% del PIL del Paese e più della metà delle sue esportazioni totali. Lo stesso Netanyahu ha elogiato la multinazionale, descrivendo il partenariato Microsoft/Israele come “un matrimonio fatto in cielo”.
Altri si sono mostrati meno entusiasti per questa unione. A giugno, l’Iran ha attaccato deliberatamente con missili un centro della Microsoft a Be’ersheva [nella foto tratta da patrolmedia ndt]. La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha giustificato le sue azioni citando la “stretta cooperazione della Microsoft con l’esercito israeliano e il far parte del sistema che appoggia l’aggressione, e non solo un entità civile”.
“L’area cibernetica che è stata attaccata include anche le residenze di persone interne agli ambiti dello spionaggio e dell’intelligenza artificiale, che operano in cooperazione diretta con l’esercito nemico e il suo apparato di sicurezza”, ha concluso.
Misure energiche contro la resistenza interna
Tuttavia per la Microsoft una minaccia più grande dell’Iran sono i suoi stessi dipendenti, centinaia dei quali si sono organizzati per opporsi al suo ruolo nel genocidio. Sotto la bandiera di No Azure for Apartheid, i lavoratori esigono che: (1) Microsoft rescinda tutti i contratti di Azure con Israele; (2) riveli tutti i vincoli con il settore della sicurezza nazionale israeliano; (3) chieda pubblicamente un cessate il fuoco e (4) smetta di perseguitare i dipendenti che parlano del genocidio.
Questa quarta richiesta è particolarmente importante, dato che la multinazionale ha mostrato poca o nessuna tolleranza per la dissidenza. Nell’ottobre 2024 ha licenziato due lavoratori per aver organizzato una veglia per i profughi palestinesi nella sua sede aziendale vicino a Seattle.
Mesi dopo ha licenziato un lavoratore che eveva interrotto il discorso di apertura del CEO Satya Nadella alla conferenza annuale degli sviluppatori della compagnia. Joe Lopez, un ingegnere di firmware che lavorava ad Azure, gridò a Nadella: “Satya, che ne dici di farci vedere come la Microsoft sta uccidendo i palestinesi? Che ne dici di farci vedere come i crimini di guerra israeliani sono supportati da Azure? Come lavoratore della Microsoft, mi rifiuto di essere complice di questo genocidio!” Il video dell’incidente è diventato virale, causando un incubo nelle pubbliche relazioni per l’impresa.
In quel momento, la Microsoft si è resa conto di avere tra le mani una rivolta dei dipendenti piuttosto seria. Appena pochi giorni dopo l’incidente di López, l’impresa mise in atto silenziosamente una politica che bloccava la posta elettronica dei dipendenti che contenevano parole come «Palestina», «Gaza» o «genocidio» nei suoi server interni de interscambio. La politica servì a poco per frenare gli sforzi organizzativi e causò un’altra ondata di titoli di cui vergognarsi, una volta che filtrò alla stampa.
In mezzo a crescenti pressioni, a settembre la Microsoft annunciò che aveva ritirato alcuni dei suoi servizi all’esercito israeliano, una decisione che implica che i rapporti sulla sua complicità con la violenza erano veritieri.
“È del tutto chiaro che quello che dice la Microsoft sulle sue politiche, sulle sue concezioni dei diritti umani e tutto il resto è una stronzata. Così dovranno rispondere alla situazione imbarazzante che si è creata verso l’esterno, e la gente di No Azure for Apartheid ha dimostrato davvero quanto possono essere efficaci”, dijo Biggar a MintPress.
Mettere sotto tiro i nemici
Tuttavia i dipendenti della compagnia non sono l’unico obiettivo dell’ira della Microsoft. A maggio, Karim Khan, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, ha annunciato che la Microsoft gli aveva bloccato il suo account di posta elettronica ufficiale della CPI, proprio quando stava formalizzando le accuse contro Netanyahu e altri leader israeliani di alto profilo. Per molti, il momento non è stata una coincidenza, ma piuttosto un messaggio.
L’avvocato britannico si è aggiunto a una grande quantità di palestinesi che hanno lamentato il fatto che la Microsoft avesse cancellato i loro account senza preavviso. Un’indagine della BBC ha trovato decine di palestinesi che, dopo aver cercato di usare i servizi della Microsoft per contattare i familiari a Gaza, sono stati sospesi a vita. “Ho avuto questo account di Hotmail per 15 anni. Mi hanno interdetto senza ragione, dicendo che ho violato le loro clausole, quali clausole? Ditemelo”, ha detto un utente palestino-statunitense.
L’immagine del brand IBM è sempre stata offuscata dalla sua collaborazione con la Germania nazista, che ha appoggiato il massacro di milioni di persone da parte di Hitler. Allo stesso modo No Azure for Apartheid ritiene che il nome della Microsoft rimarrà legato per sempre alla distruzione a Gaza. La Microsoft si è avvantaggiata di un partenariato di vari decenni con Israele, che le ha permesso di integrarsi lentamente nello Stato, diventando una parte fondamentale del sistema di oppressione. Dal servizio alla macchina da guerra israeliana all’assunzione di centinaia di spie israeliane per gestire i propri affari, passando per la repressione della dissidenza interna ed esterna contro di esso, l’assassinio di massa di palestinesi da parte di Israele è sostenuto dalla Microsoft, la cui competenza tecnologica ha aiutato Israele a mettere in atto il primo genocidio supportato dall’AI del mondo.
Fonte: https://www.mintpressnews.com/microsoft-israel-surveillance-azure-idf-gaza-genocide/290534/
29/10/2025 https://codice-rosso.net/
Traduzione per Codice Rosso di Andrea Grillo










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