“Pensiero Imprudente”: ma la persona con disabilità smaschera la società?
di Claudio Imprudente*
«Ma la persona con disabilità smaschera la società? – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente” -: Ebbene sì, perché ci mette nelle condizioni di far emergere le fragilità di ognuno, e di accogliere la diversità. Se consapevole del proprio ruolo attivo, la persona con disabilità può giocare questa sua carta vincente, e contribuire con la sua “maschera” alla costruzione di una cultura dell’ironia che scombina i piani del sistema»
Io, signor Coriandolo, mi trovo all’ennesimo party di Carnevale, circondato da tantissime persone con maschere colorate, alcune abbastanza note, altre davvero stravaganti. La domanda frulla nella mia testa già da un po’: perché indossare una maschera in questo periodo dell’anno? Allora, io, Coriandolo, che sono parte di questa bella festa, non potevo non conoscerne la risposta, e mi sono informato. Ho letto un saggio, e ho scoperto che il Carnevale, per voi creature umane, è come se fosse un periodo di distruzione e caos, di sovvertimento delle regole, dell’ordine costituito. È un momento dell’anno molto sentito in vari Paesi del mondo, dove ciascuno/a può esprimersi come vuole, con creatività, mettendo in atto comportamenti – e se vogliamo anche forme di “resistenza” da parte di chi è marginalizzato – che destrutturano ogni forma di potere vigente.
Il concetto di libertà a Carnevale, dove “ogni scherzo vale”, è ben radicato da secoli, e le maschere hanno in un certo senso la funzione di “porre tutte e tutti su uno stesso piano orizzontale”, di liberare le persone dal proprio ruolo e status sociale. Ma siamo sicuri che a Carnevale proprio tutti indossino una maschera? E se invece fosse il contrario? Se ci fosse chi finalmente si sente libero di posare questa maschera?
Così, mentre vago qua e là nell’aria in festa, mi vengono in mente le persone con disabilità. Queste, di per sé, sono dellemaschere che nella quotidianità mettono in crisi il sistema, perché avendo corpi non conformi, provocano imbarazzo e timore.
Se ci pensiamo, in vari contesti le persone con disabilità possono “infrangere” delle regole, anche senza volerlo: a tavola, per esempio, quelle del galateo, quando scappa un rutto, o si sbava sul piatto. Mi riferisco soprattutto a chi ha delle caratteristiche fisiche e biologiche particolari. Immaginate a una festa di Carnevale, come i bambini e le bambine in presenza di coetanei/e con disabilità si lascino andare…
Scherzi a parte, in questo periodo dove ciascuno mette in atto modalità di espressione controcorrente, le persone con disabilità possono mostrare la propria “maschera” liberamente, senza suscitare alcuna paura da parte degli altri e delle altre. E quindi mi chiedo: ma la persona con disabilità smaschera la società? Ebbene sì, perché ci mette nelle condizioni di far emergere le fragilità di ognuno, e di accogliere la diversità. Se consapevole del proprio ruolo attivo, la persona con disabilità può giocare questa sua carta vincente, e contribuire con la sua “maschera” alla costruzione di una cultura dell’ironia che scombina i piani del sistema.
Ma adesso mi taccio perché sento in lontananza una canzone che fa così: «Dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai / L’uomo d’una strada che è la stessa che tu fai / E mi trucco perché la vita mia / Non mi riconosca e vada via / Batte il cuore ed ogni giorno è un’esperienza in più / La mia vita e nella stessa direzione, tu / E mi vesto da re perché tu sia / Tu sia re di una notte di magia».
La favola mia di Renato Zero è lasintesi perfetta di quanto io, signor Coriandolo, avevo piacere di condividere con voi. E voi, quale maschera sfoggerete in questo Carnevale?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.
*Il presente contributo è già apparso nella testata «Messaggero di sant’Antonio», con il titolo “Alla corte del signor Coriandolo” e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.
16/2/2026 https://superando.it










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