Woke capitalism
di Alba Vastano –
Sul tema del pensiero woke è acceso un dibattito che evidenzia quanto il woke non sia sufficiente per garantire i diritti, in quanto non inclusivo dei diritti sociali che dovrebbero essere garantiti e paritari per ogni persona. Il quesito che se ne evince è: perchè ha maggiore rilevanza nelle agende politiche dei partiti della cosiddetta sinistra progressista la questione dei diritti civili rispetto ai diritti sociali, considerando che i due aspetti, per far funzionare lo stato sociale, il welfare, dovrebbero essere strettamente interconnessi?
‘Stay woke’ – restare svegli. Nel Novecento era il motto delle lotte delle comunità afroamericane contro il sistema e le sue ingiustizie incentrate, in particolare sulle persone di colore a cui venivano negati o ristretti diritti paritari e gli spazi sociali.
Diventa poi, ampliandone i contenuti, la lotta per i diritti di genere, delle comunità LGBTQIA, delle disabilità e per la tutela dell’ambiente. Sul tema del pensiero woke, oggi, è acceso un dibattito che evidenzia quanto il woke non sia sufficiente per garantire i diritti, in quanto non inclusivo dei diritti sociali che dovrebbero essere garantiti e paritari per ogni persona. Il quesito che se ne evince è: perchè ha maggiore rilevanza nelle agende politiche dei partiti della cosiddetta sinistra progressista la questione dei diritti civili rispetto ai diritti sociali, considerando che i due aspetti, per far funzionare lo stato sociale, il welfare, dovrebbero essere strettamente interconnessi?
Sulla questione woke è in atto uno scontro fra vari esponenti della politica italiana, da Conte a Renzi a Valditara, al generalone che, impregnato com’è di cultura fascistoide, riesce a rendere democratica e garantista nella percezione comune persino la Meloni. La scintilla italiana sul tema del woke prende spunto da una dichiarazione (estrapolata da una lunga intervista) di Alexandria Ocasio- Cortez, democratica dem di New York. “Il woke 1 è stata una follia”, che, in realtà, aveva pronunciato un suo consigliere.

Sul woke si scatenano opinioni controverse: Woke sì, woke no? Woke sì senza dubbio, ma anche diritti sociali per garantire una dignitosa esistenza anche agli ultimi della società, ai dimenticati dalle istituzioni, ai disabili che non hanno caregiver(se non familiari h.24, già altamente provati dalla fatica della cura senza sosta e dalla sofferenza) a disposizione né terapie gratuite nei centri assistenziali spesso disfunzionali, dei senzatetto, dei disoccupati senza alcun reddito, di chi non può pagarsi le cure e le medicine …..
Carlo Galli, filosofo e politologo, ha dichiarato in un dibattito che il woke è sovrastruttura ‘ e che le sinistre dovrebbero dare la priorità ai problemi di struttura come lo sono le disuguaglianze sociali. Così Massimo Cacciari sostiene che ‘l’opposizione farebbe bene a mettere in secondo piano il woke e ripassare i fondamentali di Marx’.
Occorrerà chiedersi, su suggerimento di Galli e Cacciari, se il pensiero woke odierno con sfumature di cool culture (non quello originario afro americano) contrasti con la lotta di classe marxiana e quindi allontani l’interesse della politica dalle lotte contro le disuguaglianze sociali.
Non propriamente di questo avviso l’economista Emiliano Brancaccio che così , in un’intervista su Rinascita, commenta la deriva attuale del pensiero woke: “ …è un movimento che ha insistito sul carattere sistemico delle discriminazioni di razza, di genere e di orientamento sessuale. Se un nero innocente viene ammazzato dalle forze dell’ordine, la causa non è un poliziotto bianco ‘cattivo’, ma un intero apparato di repressione sociale. .. Se una donna lavoratrice viene pagata meno dei suoi colleghi uomini, a parità di prestazione, il problema non risiede in un vago maschilismo dei padroni, ma in un sistema strutturato per dividere al suo interno la classe subalterna….. rispetto molto i colleghi Galli e Cacciari, ma non credo che ridurre questi temi cruciali a ‘sovrastruttura’ o a mero vezzo foucaultiano aiuti la discussione…”.
Se ne può dedurre che la lotta alle discriminazioni di ogni genere e la lotta di classe sono sovrapponibili e quindi il pensiero woke ‘può essere pienamente integrato nella moderna critica marxista del capitalismo’. La questione emergente e dirimente su cui oggi si dibatte sul pensiero woke è quanto , perseguendolo solo nella sua connotazione originale, ci si possa allontanare dal problema dei mancati diritti sociali , già in parte relegato nei cassetti, pensandoli di secondaria importanza rispetto ai diritti civili. Secondo Brancaccio se ci siamo persi cammin facendo la storica lotta di classe grazie alla quale abbiamo ottenuto importanti diritti sociali a partire dallo Statuto dei lavoratori (legge 300/1970), è tutta responsabilità del liberalismo, delle politiche neoliberiste predatorie, a cui abbiamo ‘ceduto le armi’ e abbandonato la lotta e la coscienza di classe.
“…Se tu promuovi leggi contro il razzismo, il femminicidio e l’omofobia fai una cosa degna e giusta,- così l’economista-“ma se contestualmente agisci anche per indebolire le tutele del lavoro, contestare un’imposta patrimoniale o proteggere la libera circolazione dei capitali, di fatto stai annacquando il woke nel vecchio e placido mare del radicalismo liberale “
Infine oggi il dibattito sul pensiero woke si sostanzia sul rapporto tra le battaglie per i diritti civili e la lotta contro le disuguaglianze sociali, come i salari non adeguati al carovita sempre più crescente, la sanità disfunzionale e il lavoro sempre più precario e malpagato. Si dà così spazio al fenomeno di radicalizzazione nel tessuto sociale del woke capitalism, ‘ovvero quando le aziende usano i temi dell’inclusione solo a fini di marketing senza migliorare le condizioni materiali dei lavoratori’ e della cancel culture, modalità utilizzata pretestuosamente dalle destre al potere per colpire gli avversari politici.
Sovente gli attacchi, indotti dalla cancel culture, sono reciproci, favoriti da una iper connessione sui social e nei dibattiti fra opinionisti in tv . Sono entrambi tiri mancini di basso livello politico e giochi di potere che nulla hanno a che vedere con la necessità di una politica che sappia mettere in connessione ed attuare tanto il pensiero woke che garantisca i diritti civili, quanto favorire, o meglio ripristinare, i diritti sociali oggi fortemente compromessi. Ed è reale che nessun diritto civile acquisito con le lotte può perdurare e realizzarsi pienamente se non si torna a riappropriarsi della coscienza di classe e della lotta di classe conseguente, alfine di ottenere quello Stato sociale che garantisca alle persone ogni diritto recitato dalla nostra Costituzione antifascista, garantista e democratica.

7/9/2026









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!