Appello al movimento antiautoritario/antirazzista

Rispondiamo agli iniqui provvedimenti contro i medici di Ravenna
Difendiamo i diritti delle persone migranti e/o autoctone che siano
A seguito di una discussione tenutasi il primo luglio 2026 presso il circolo anarchico Berneri di Bologna si
propone questo appello a tutte le realtà territoriali impegnate contro l’autoritarismo, il razzismo e le
discriminazioni:

  • È possibile “chiudere” in breve tempo i CCPPRR italiani (compresi quelli localizzati in Albania)
  • La strategia è: rendere gli immigrati protagonisti del percorso di liberazione
  • A seguito dell’intervento repressivo avviato dalla Procura di Ravenna si è delineata una situazione
    molto chiara che suggerisce la modalità per azzerare gli internamenti nei CCPPRR;
  • I fatti: la Procura ha ritenuto censurabile una condotta dei medici che invece , a nostro parere,
    hanno agìto correttamente e coerentemente rispetto ai propri doveri professionali e deontologici
    (di questo discuteremo ampiamente, o meglio continueremo a discutere, nel prossimo futuro);
    discuteremo in un “regolare” processo della “idea di medicina” della Procura, della Squadra mobile
    e della idea di medicina che hanno altri (la comunità scientifica, la Simm-società italiana di medicina
    delle migrazioni, e modestamente, noi firmatari di questo appello ); torniamo ai “fatti” : le cronache
    evidenziano che (in un certo lasso di tempo) sono state visitate 76 persone dai medici del reparto
    malattie infettive; una domanda , retorica : perché il “committente” assegna l’incarico al reparto
    malattie infettive ? Ma anche di questo parleremo più avanti; di queste 76 persone 36 sarebbero
    state considerate idonee all’internamento, 30 persone invece non idonee; ne mancano dieci che
    hanno evitato l’internamento in quanto hanno rifiutato di essere visitate
  • Ovviamente non entreremo nel merito del “perché idonei o perché non idonei” ; questo lo faremo
    durante il processo; prestiamo invece attenzione al caso delle persone che, avendo rifiutato la visita
    medica, non sono state internate
  • Focalizzandoci su queste persone la “chiusura” dei CCPPRR è cosa fatta: è sufficiente che il
    soggetto a rischio di internamento rifiuti di essere visitato da un medico per tornare in libertà
  • Ci chiediamo tuttavia: le 66 persone (tra idonei e non idonei) hanno avuto informazioni chiare sul
    loro diritto a rifiutare la visita medica?
  • Se questo non è stato garantito nella sostanza fino ad ora, occorre che prefetture e questure lo
    garantiscano da oggi in poi redigendo un modulo che, col supporto della mediazione culturale,
    informi in maniera compiuta il soggetto a rischio di interanmento che la visita medica non è
    obbligatoria ma facoltativa e che l’effetto del rifiuto è tornare in libertà
  • Chi avesse gestito la visita medica come un obbligo non solo è caduto in errore ma ha compiuto un
    atto illegale
  • Una domanda: per le 66 persone visitate a Ravenna esiste documentazione che certifichi il
    consenso della persona visitata?
  • Riteniamo che le osservazioni di recente fatte dalla Corte costituzionale sulla gestione degli AASSOO
    e dei TTSSOO secondo la legge 180/1978 possa offrire spunti importanti per evidenziare le criticità
    della gestione attuale degli internamenti nei CCPPRR
    Per concludere:
  • Le istituzioni, a cominciare dalla Procura della repubblica di Ravenna, dovrebbero
    dimostrare che le visite mediche siano state consensuali; se non consensuali (come noi
    riteniamo siano state) chi le ha autorizzate: i sindaci con un ASO ad personam? il ministro
    leghista con una intervista agli “organi di informazione”?
  • A prescindere da questi interrogativi, anche perché, francamente, non abbiamo molte
    aspettative di avere risposte dalle istituzioni statali, proponiamo a tutte le persone fermate
    e quindi a rischio di internamento, di rifiutare la visita medica e di rifiutare di riferire a
    chiunque (che non sia di propria libera scelta) la propria anamnesi personale, familiare,
    remota o recente
  • Lo “stato” vuole internare persone e privarle della propria libertà? La risposta è purtroppo
    ed evidentemente positiva
  • Se è “troppo” chiedere allo “stato” di rispettare i diritti umani, ma che si rispettino le leggi e
    la Costituzione

Appello sottoscritto e lanciato da:
Carmine Abate, Damiano Aliprandi, Daniele Barbieri, Patrizia Beneventi, Sandra Berardi, Luna Casarotti,
Frank Cimini, Tonino D’Angelo, Manuela Fabbrici, Maria Gatto, Dario Ghisolfi, Marcello Maria Pesarini,
Davide Pelanda, Franca Pisano, Fabrizio Pomes, Cristiano Scardella, Marco Sommariva, Vito Totire
Associazioni:
Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria “Francesco Lorusso”
Associazione Yairaiha Ets
La redazione del BLOG LA BOTTEGA DEL BARBIERI

19/6/2026

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *